Un attacco informatico ai danni dell’Iran si è verificato questa mattina. Ad essere colpiti sono stati i distributori di benzina e la segnaletica autostradale. Inserendo la carta governativa per il rifornimento gli automobilisti hanno visto comparire sul display del distributore la scritta “cyberattack 64411”, le cifre sono il recapito telefonico dell’ufficio della Guida suprema Ali Khamenei ovvero la massima autorità della Repubblica islamica. Sui tabelloni luminosi delle autostrade è apparsa invece la scritta “ Khamenei dov’è il tuo petrolio?”. Il portavoce dell’Ente nazionale del petrolio iraniano, Fatemeh Kahi ha fatto sapere che “E’ in corso un incontro urgente per risolvere il problema che ha fermato il sistema di distribuzione”. Il ministro dell’Interno, Ahmad Vahidi, ha invitato la popolazione a “non preoccuparsi” e stima ciò non causerà un aumento dei prezzi. Nel 2019, nelle proteste contro l’aumento sul carburante vi furono centinaia di morti e migliaia di arresti.

Impossibile al momento stabilire da dove provenga l’attacco ma l’episodio dice molto sulla vulnerabilità informatica di infrastrutture strategiche. Problema che non riguarda certo solo l’Iran e destinato a crescere esponenzialmente man mano che aumentano oggetti e strutture connesse alla rete. In passato il paese fu vittima del virus “Stuxnet”, messo a punto da Stati Uniti e Israele, che causò una serie di piccoli ma continui malfunzionamenti alla centrale nucleare di Natanz. Il virus non arrivò tramite internet (le parti vitali delle centrali non sono collegate) ma in seguito di propagò attraverso la rete causando danni collaterali in tutto il mondo. Rispuntò ad esempio nei sistemi del colosso petrolifero statunitense Chevron. È un segreto di Pulcinella che le agenzie governativi dei paesi tecnologicamente più avanzati abbiano la capacità di infiltrare gran parte delle infrastrutture.

In quest’ottica va segnalato oggi un accordo tra MI6 britannico (in pratica la Cia inglese) e il gruppo statunitense Amazon per la fornitura di servizi l’archiviazione di dati sensibili ad alta sicurezza. In base agli accordi, resi noti dal quotidiano londinese Financial Times la struttura sarà fisicamente costruita su suolo britannico e Amazon non vi avrà accesso. Da sempre le intelligence di Stati Uniti e Gran Bretagna lavorano a stretto contatto e hanno un livello di condivisione di informazioni sconosciuto ad altri paesi. Il valore dell’accordo è stimato dagli esperti del settore tra i 500 milioni e il miliardo di sterline nell’arco di un decennio.

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