Svolta nelle indagini sulla morte di Sara Pedri, la ginecologa 31enne scomparsa nel Trentino lo scorso 4 marzo. La Procura di Trento ha iscritto nel registro degli indagati Saverio Tateo, il primario dell’ospedale dove la giovane lavorava, e la sua vice, Liliana Mereu. Dalle testimonianze raccolte dai Nas infatti sono emersi soprusi e maltrattamenti compiuti dai due medici, dal 1 gennaio 2018, ai danni di 14 persone. Gli stessi comportamenti e critiche continue – si sospetta – potrebbero aver esasperato a tal punto Sara, tanto da condurla al suicidio.

La macchina di Sara era stata trovata, abbandonata, il 4 marzo, tra i paesi di Cis e Cles – in provincia di Trento – nelle vicinanze del ponte sopra il torrente Noce, la cui corrente porta al Lago di Santa Giustina. La ginecologa aveva rassegnato il giorno prima le dimissioni, dopo essere rientrata da 15 giorni di malattia: le erano stati prescritti per lo stress accumulato in corsia e li aveva trascorsi – racconta la sorella Emanuela – tutti a letto, nella casa di famiglia a Forlì. “Non aveva il tempo di mangiare, di andare in bagno o di fermarsi un attimo, era un ambiente di lavoro ostile – ha raccontato ancora la donna – Poi per interi turni non le veniva assegnata alcuna mansione”. Questi non sarebbero però stati gli unici atti di mobbing, commessi ai danni della 31enne e di altri colleghi.

Dopo lo scandalo suscitato dal “Caso Pedri” e la battaglia della sorella per far emergere la verità, l’azienda sanitaria trentina aveva aperto un’inchiesta interna, sentendo 110 dipendenti e, il 12 luglio 2021, aveva trasferito Tateo e Mereu in un altra struttura. In contemporanea i Nas erano riusciti a raccogliere alcune testimonianze e, a luglio, altre sei colleghe della donna si erano mostrate intenzionate a sporgere denuncia: “Le condizioni di lavoro erano fonte di sofferenza”. Ad agosto al procuratore Sandro Raimondi, dopo aver analizzato i contenuti del telefono della vittima, aveva ricevuto la richiesta di indagare il primario e la sua vice, poi accolta dalla pm Licia Scagliarini.

“Sei un’incapace, non sai fare niente, dove ti hanno formato non ti hanno insegnato niente”. Queste erano alcune delle aggressioni verbali che Tateo e Mereu rivolgevano a Sara e agli altri dipendenti. Una volta la 31enne era stata addirittura schiaffeggiata su una mano in corsia. Un lento annichilimento che aveva sottratto alla ginecologa la sua vitalità: “Era attaccatissima alla famiglia e alle sue cose: amava mangiare, amava la musica e i film. Era una persona colorata in tutto – spiega Emanuela – Confidiamo nella magistratura come abbiamo sempre fatto”.

I carabinieri che hanno condotto le indagini nella informativa destinata alla procura hanno raccolti elementi sui colloqui al buio nello studio del primario illuminato solo da una lampada da tavolo; annotato le testimonianze di chi ha parlato di “vessazioni e umiliazioni” con allontanamenti “ingiustificati” dalla sala operatoria. E poi una gestione “con scopi mortificanti” del reparto di ginecologia e ostetricia del Santa Chiara di Trento, una delle eccellenze nel panorama nazionale per “l’elevata qualità delle cure”. Gli investigatori hanno ascoltato le testimonianze di 90 medici e ostetriche dell’unità operativa.

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