Erano senza Green pass e sono rimasti fuori. Un esito più che scontato per i due consiglieri regionali siciliani a cui oggi non è stato concesso di entrare a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana. Sergio Tancredi e la vicepresidente dell’Assemblea, Angela Foti, entrambi ex M5s, ora passati nel gruppo Attiva Sicilia che sostiene il presidente Nello Musumeci, si sono presentati martedì, intorno alle 11, per fare ingresso all’Ars. E puntualmente sono stati fermati perché privi di certificazione verde.

L’ingresso nelle aule dell’Assemblea senza il certificato è vietato dal 15 ottobre e già prima di questa data Tancredi aveva annunciato che avrebbe chiamato le forze dell’ordine se gli fosse stato impedito di entrare. Si sono presentati stamattina a Palazzo dei Normanni col chiaro intento, dunque, di inscenare una protesta. E a favore di microfoni hanno annunciato che sarebbero andati dalla Polizia. “Siamo andati alla Digos e abbiamo presentato la denuncia”, ha confermato Tancredi.

Una protesta programmata quella dei due ex grillini, ora in Attiva Sicilia assieme a Matteo Mangiacavallo ed Elena Pagana, quest’ultima compagna dell’assessore siciliano alla Salute, Ruggero Razza, indagato per lo scandalo dei dati Covid “contraffatti” e noto per l’intercettazione sui sui da “spalmare un poco”. “Mangiacavallo non era a Palermo e Pagana è in congedo maternità, altrimenti sarebbero stati qui al nostro fianco”, ha spiegato Tancredi. Tutti con un “chiaro obiettivo”: “Non entriamo nel merito del vaccino, la protesta è contro il pass e la questione che vogliamo sollevare è squisitamente giuridica”, hanno spiegato.

Entrambi erano, infatti, in possesso del Green pass, ma non lo hanno voluto esibire per sollevare la questione “del contrasto tra norme della Costituzione che garantiscono, oltre i lavoratori, anche i rappresentanti politici che sono stati legittimamente eletti e devono legiferare: attività che oggi ci è stata impedita”. Una questione solo di carattere costituzionale, secondo il consigliere e la vicepresidente: “La politica non ha intenzione di risolvere il problema e dobbiamo intervenire – hanno sostenuto – Si sta scegliendo di andare in un senso che comprime le garanzie costituzionali. E visto che la politica non ha intenzione di risolvere la questione, sentiamo l’urgenza di sollevarla e vedere come interverrà il potere giudiziario”.

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