L’attribuzione del Nobel non garantisce la competenza del premiato in ogni branca dello scibile umano. Conosco diversi Premi Nobel, e tutti, con una sola eccezione, ne sono ben consci. L’umiltà è una caratteristica che li unisce.

Giorgio Parisi, Nobel per la Fisica 2021, parla di Pil in parlamento, criticando questa misura delle prestazioni economiche di un paese. Le reazioni sono state di tipo differente: moltissimi media hanno riportato le sue affermazioni ed è finita lì, alcuni sono arrivati a dire che Parisi sarà un bravissimo fisico (bontà loro) ma che il mondo reale è più complesso di come lo vede lui (dopotutto ha vinto il Nobel per i suoi studi sulla complessità, dalle particelle subatomiche alle galassie con, in mezzo, gli stormi di storni). La crescita economica, misurata con il Pil, non si discute, e nessun politico, che io sappia, ha detto che Parisi ha ragione.

Qualche commentatore ha obiettato che, con l’innovazione tecnologica, si può far aumentare il Pil senza erodere il capitale naturale: la crescita del Pil e la sostenibilità sono compatibili. Il totem della crescita si accompagna con la fede in tecnologie salvifiche. Da fisico, ma non ci vuole un Nobel per capirlo, Parisi sa benissimo che se qualcosa cresce, qualcos’altro decresce. La crescita del Pil si basa sulla crescita di produzioni e consumi e, per quanto efficienti possano essere le tecnologie, non si può fare un lavoro senza consumare risorse, ed è la natura a fornirle. La crescita del capitale economico fa decrescere il capitale naturale. Migliori tecnologie potranno rallentare la decrescita del capitale naturale, ma se continuiamo a crescere di numero e aumentano i consumi, la decrescita è ineluttabile. Uso la parola decrescita perché è una bestemmia se riferita all’economia, ma se decresce il capitale naturale e cresce quello economico… che male c’è?

Un’economia basata sulla crescita è contro le leggi della fisica. In una gara tra l’economia e la natura, l’economia può vincere temporaneamente ma, alla fine, perderà e questo porterà alla sua decrescita: chi vuole la crescita pone le premesse per decrescite traumatiche. La natura senza di noi se la cava benissimo, noi senza la natura siamo morti. Non dovrebbe essere necessario un Nobel per capirlo ma, visto che non si capisce, Parisi si è preso la briga di spiegarlo dopo essere assurto all’onore delle cronache per cinque minuti. Prima di lui lo ha spiegato una schiera di studiosi di scienze dell’ambiente (da non confondere con gli ecologisti), incluso il più grande scienziato di tutti i tempi, Charles Darwin: tutte le specie tendono a crescere, ma non tutte possono farlo, perché le risorse sono limitate.

Riccardo Valentini è un Nobel di mia conoscenza. Ha vinto quello per la pace, che qualcuno dice valga meno, un Nobel collettivo assegnato all’Ipcc, il panel intergovernativo sul cambiamento climatico, composto da centinaia di studiosi. Tra cui spiccano anche Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann che, quest’anno, hanno vinto un Nobel “buono” per i loro studi sul clima, condividendolo proprio con Parisi.

Riccardo Valentini è stato nel consiglio regionale del Lazio e penso di non rivelare fatti sconcertanti se riporto quello che mi ha raccontato: alcuni consiglieri regionali lo prendevano in giro quando prendeva la parola: aò, sta a parlà er Nobbel! A Valentì… facce ride. Aver vinto il Nobel è oggetto di scherno per qualcuno.

Un detto attribuito a diversi autori, da Oscar Wilde a Mark Twain, dice: non discutere mai con gli idioti, ti trascinano al loro livello e poi ti battono con l’esperienza. Ma che devono fare i Nobel, presi in giro dagli idioti quando avvertono delle conseguenze dei nostri folli piani di dominio sulla natura? Scendono dalla torre d’avorio e provano a far ragionare gli idioti. Essendo trattati da idioti.

Parisi è già sparito dagli onori della cronaca. Dopotutto ha 73 anni (uno meno di Draghi, per il quale gli anni non contano) e quindi sarà rimbecillito, no? Vabbè, a Parì, ora te leviamo er Pil…

Nel nostro paese la scienza non gode di buona stampa. Certo, siamo contenti se vinciamo qualche medaglia, ma vuoi mettere un Nobel con gli ori olimpici e paralimpici? O i campionati europei di calcio e pallavolo?

Se ti dicono cose che non vuoi sentire, non presti ascolto. Non ti convince nessuno, neppure il papa. Ah, già, anche il papa ha avvertito che non possiamo andare avanti così, con un’enciclica che parla di biodiversità ed ecosistemi, dicendo che sono più importanti dei soldi. Insomma: anche lui un matto.

Sono il primo ad essersi laureato, nella mia famiglia, e mia nonna Anna mi prendeva in giro: t’ou chi u sciensiatu (la mia famiglia è genovese). Guardando i quadri di Picasso, nonna Anna diceva che avrebbe potuto farli anche lei, che ci vuole? È stata molto importante per me, nonna Anna, nata nell’Ottocento, e la ricordo con tantissimo amore e rispetto. La ritrovo attorno a me ogni volta che la scienza viene presa in giro. Intendiamoci, mi prendeva in giro ma, sotto sotto, era molto orgogliosa che stessi facendo l’università. Per gli idioti, invece, un Nobel non merita attenzione e rispetto.

Chi sta attuando la transizione ecologica si basa sugli avvertimenti di gente come Parisi e il papa? A me pare di no. L’obiettivo finale pare che sia, ancora una volta, la crescita del Pil.

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