Se il leader di Azione Carlo Calenda ha espresso il suo sostegno al ballottaggio a Roberto Gualtieri, la sindaca uscente del M5s, Virginia Raggi, ha fatto sapere che non darà indicazione di voto e quindi i suoi 211.936 sceglieranno “chi” votare, ma soprattutto “se” votare al secondo turno. L’astensionismo, che già ha visto nella Capitale tutta un calo di quasi 200mila elettori rispetto al 2016, potrebbe ribaltare le sorti della maggior parte delle amministrazioni municipali – dove i candidati di centrodestra e centrosinistra si staccano di pochi punti percentuali – ma potrebbe fare la differenza in particolare in due territori: il Municipio XV e il XIII. In altre zone, invece, lo scenario sembra già delineato e, a quanto pare, il prossimo sindaco – sia che vinca Gualtieri, sia che vinca Enrico Michetti – avrà almeno due, se non più, Municipi all’opposizione. Più alto sarà questo numero, più complessa sarà la sfida della governabilità del territorio.

MUNICIPI BALLERINI – Apparentemente sembra molto favorevole per il centrodestra, ma la strada è complicata – soprattutto se il M5s si asterrà in massa – nei Municipi XV e al XIII. Nel primo caso, il Municipio a nord di Roma, che va da Ponte Milvio a Cesano, il leghista Andrea Signorini, candidato del centrodestra, ha ottenuto oltre il 41 per cento delle preferenze, a fronte del 28 per cento dello sfidante del centrosinistra Daniele Torquati. Signorini è in distacco su Michetti di quasi 5 punti percentuali. Calenda qui però ha fatto bene: 26,61 per cento lui, 18,81 il suo candidato alla presidenza, Tommaso Martelli. Ballano circa otto punti di voto disgiunto: chi ha votato Calenda poi ha scelto altre figure per il consiglio municipale. Così Torquati potrebbe farcela con il sostegno del leader di Azione, ma gli elettori orfani del M5s vanno dal 9,96 per cento della candidata minisindaca, Irene Badaracco, al 13,47 per cento di coloro che hanno votato Raggi con le loro scelte possono ribaltare facilmente il risultato. Scenario simile nel Municipio XIII, che va dal quartiere centrale di Cavalleggeri alle periferie di Casalotti e Montespaccato. Il distacco tra i due candidati alla presidenza – Marco Giovagnorio per il centrodestra, e Sabrina Giuseppetti per il centrosinistra – si assesta su oltre otto punti percentuali. Sia Giovagnorio che Giuseppetti staccano i rispettivi candidati sindaco, Michetti e Gualtieri, di quasi cinque punti percentuali: il primo va poco oltre il 4,7, la seconda poco oltre il 5. Calenda qui, però, ha ottenuto il 19,74 per cento dei consensi sulla sua candidatura, e il 14,37 per cento dei voti in favore dell’aspirante minisindaca Caterina Monticone. Sulla carta il sostegno di Calenda a Gualtieri, che in questo territorio ha sforato di poco il 20 per cento, sarebbe sufficiente ad assicurare una vittoria all’aspirante minisindaca di centrosinistra. Tuttavia ballano tra il 15 e il 18 per cento circa di consensi sul territorio che possono cambiare di molto lo scenario: la grillina uscente, Giuseppina Castagnetta, ha totalizzato il 14,69 per cento e Raggi è andata di poco sotto a Gualtieri con un 18,11 per cento.

VANTAGGIO NETTO CENTROSINISTRA – Numeri alla mano una vittoria del centrosinistra sembra quasi scontata nei Municipi I, VIII e XII. Al Municipio I la dem Lorenza Bonaccorsi ha superato il 40%. Il centrodestra, con Lorenzo Santocito, è al 27,37 per cento. Il candidato di Calenda, Giuseppe Lobefaro, qui ha ottenuto il 21 per cento. Bonaccorsi può quindi puntare a sforare la soglia del 60 per cento, soprattutto dopo l’endorsement del leader di Azione verso Gualtieri. Il 10,19 ottenuto da Raggi e il 7,95 per cento della candidata minisindaca del M5s, Federica Festa, non sembrano destinati a cambiare gli equilibri. Anche perché le percentuali di voto disgiunto più alte riguardano Gualtieri, che è sotto di sette punti rispetto a Bonaccorsi, ma ha appena ottenuto il sostegno di Calenda. Al Municipio VIII stesso scenario con l’uscente Amedeo Ciaccheri che ha sfondato la soglia del 46 per cento. Qui Gualtieri ha preso poco più del 33,8 per cento dei voti: quasi il 13 per cento di chi ha votato Ciaccheri ha fatto una scelta diversa sul candidato sindaco. Ma Calenda al Municipio della Garbatella ha intercettato il 20,94% delle preferenze e Gualtieri può star tranquillo, anche se gli elettori di Raggi non si recassero alle urne. Michetti, nel territorio di provenienza di Giorgia Meloni, ha fatto il 23,41 per cento e il candidato minisindaco, Alessio Scimé, poco di più con il 25,63 per cento. Anche nel Municipio XII il centrosinistra con Elio Tomassetti è quasi al 40 per cento, nettamente avanti al forzista Pietrangelo Massaro (27,42) che stacca di poco Michetti (25,68). Gualtieri anche qui è sotto al suo candidato minisindaco (32,61 per cento), ma Calenda con il suo 22,75 per cento e con il 15,83 della concorrente alla presidenza, Francesca Severi, non può che fargli da volano e aiutarlo a confermare il risultato del primo turno. Raggi, nel territorio della Valle Galeria e della discarica di Monte Carnevale, ha fatto il 15,36 per cento e il suo candidato alla presidenza, Mauro Galletti, si è fermato al 13,08.

VANTAGGIO NETTO CENTRODESTRA – È facile, allo stesso modo, prevedere una vittoria del centrodestra in due Municipi di Roma sud ed est. Il VI, il Municipio delle Torri, uno dei più popolosi e che va da Tor Bella Monaca a Torre Angela, all’indomani del primo turno vede in grande vantaggio il centrodestra, con Nicola Franco che ha ottenuto il 43,18 per cento delle preferenze, quasi 4 punti di più di Michetti. È qui, come a Ostia, che Raggi ha perso la maggior parte dei consensi intercettati nel 2016. Il 4 per cento degli elettori nel Municipio ha scelto un candidato sindaco diverso da quello del centrodestra, pur votando per Franco alla presidenza. Ma al ballottaggio l’endorsement di Calenda a Gualtieri qui è nullo. Al secondo turno per un soffio di voti c’è la grillina Francesca Filipponi. È ben sotto: si è fermata al 21,94 per cento. E il candidato del centrosinistra, Fabrizio Compagnone, tra l’altro ha chiesto un accertamento al seggio centrale e i due sono a distanza di solo uno 0,01 per cento. In ogni caso, visti i numeri, il gap di Franco appare irrecuperabile. A meno che il centrosinistra non appoggi la pentastellata Filipponi: scenario che a oggi non sembra contemplato. Infine, nel caso del Municipio X, che va dal litorale di Ostia ad Acilia, la situazione è ancora più favorevole per la leghista Monica Picca che ha ottenuto il 39,11 per cento dei consensi: 5 punti in più rispetto a quanto raggiunto da Michetti sul territorio. Gualtieri sul litorale si è portato a casa un 22,24 per cento di preferenze, il suo candidato alla presidenza, Mario Falconi un 26,49. Pur considerando quei cinque punti ballerini una vittoria del centrosinistra pare da escludersi. Soprattutto a fronte della mancata indicazione di voto del M5s e di Raggi che con il suo candidato Ieva (fermo al 20,89) non raggiunge il ballottaggio ma fa comunque il 24,75 per cento: ben sopra le percentuali di Calenda. L’aspirante minisindaco di Calenda, Andrea Bozzi, infatti porta in dote al candidato di Gualtieri solo un 10,2 per cento di consensi e il leader di Azione all’aspirante sindaco un 14,24. Falconi per ora, nella migliore delle ipotesi, neanche sulla carta raggiunge il risultato del primo turno di Monica Picca.

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