“Se il fatto di indossare la toga mi deve limitare a esprimere la mia opinione sulla legittimità di atti o di provvedimenti, o peggio ancora a denunciare fatti penalmente rilevanti, anche se riguardano rappresentanti delle istituzioni, allora preferisco lasciare la toga“. Ad annunciarlo in una intervista all’AdnKronos è il giudice Angelo Giorgianni, consigliere della Corte d’Appello di Messina, coautore del libro “Strage di Stato. Le verità nascoste del Covid-19”, con prefazione del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri. Sabato pomeriggio, Giorgianni ha partecipato alla manifestazione no green pass di Roma culminata nell’attacco alla sede della Cgil. C’era anche lui sul palco ad attaccare il Governo, chiedendo “una Norimberga” contro l’esecutivo, ma tiene subito a precisare che condanna “gli atti di violenza”.

“La manifestazione è una cosa – dice – quello che è successo fuori è diverso. In quella piazza c’erano mamme, bambini, lavoratori, ed era una piazza internazionale, senza simboli di partiti, e pacifica. Se poi, fuori da quella piazza, qualche delinquente ha commesso atti criminali, non c’entra niente con la manifestazione dei no green pass. Quelle sono persone ciniche che con il loro comportamento hanno di fatto sporcato una manifestazione di piazza bellissima. Peccato, quegli atti criminali hanno oscurato la manifestazione, perché alla fine si è dato risalto agli atti di pochi delinquenti e non alla presenza di decine migliaia di persone oneste”.

“Io trovo paradossale che un cittadino non possa esercitare un suo dovere”, dice. “Se si ritiene che siano stati commessi dei reati da parte di chiunque, allora si agisca di conseguenza. Il mio datore di lavoro è lo Stato. Ma se il fatto di avere la toga mi limita nell’esprimere la mia opinione, allora è chiaro che la lascio. E lo farò”. E aggiunge: “In ogni caso io non voglio determinare imbarazzi a nessuno. Ma non voglio rinunciare al diritto di esprimere la mia opinione”. Dunque, è già deciso: “Lascio la toga, ho fatto la mia comunicazione“.

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