“L’obiettivo delle aziende che producono vaccini è di passare dalla pandemia all’endemia, avere un virus che si modifichi periodicamente, che quindi periodicamente richieda un nuovo vaccino”. Vittorio Agnoletto, medico e docente all’Università Statale di Milano del corso “globalizzazione e politiche della salute”, da quando è scoppiato il Covid sta guidando in Italia la campagna europea “Nessun profitto sulla pandemia”, che sostiene la sospensione dei brevetti sui vaccini. “Lo showdown sarà dal 30 novembre al 3 dicembre – annuncia -, nella riunione ministeriale all’Organizzazione mondiale del commercio. Li si vedrà se la proposta avanzata un anno fa da India e Sudafrica passera. Poi i giochi sono chiusi”.

Se si passa da pandemia ad endemia, e quindi il Covid diventa come il morbillo o la varicella, cosa succede nel mercato dei vaccini?
I vaccini li produrranno solo le multinazionali con il brevetto perché queste sono le regole attuali. I governi dovranno necessariamente comprarli, anche spinti dall’opinione pubblica che ovviamente li richiederà. Alcune grandi aziende hanno già detto che nel passaggio da pandemia a endemia i prezzi aumenteranno di molto. Lo hanno già dichiarato Pfizer, Moderna e Astrazeneca.

A un anno e mezzo dalla creazione, il programma di donazioni internazionali Covax è riuscito a consegnare solo 143 milioni dosi rispetto al miliardo annunciato. Eppure la produzione di vaccini ormai viaggia alla grande. Perché non arrivano a destinazione?
“Da un lato c’è la corsa all’accaparramento, c’è chi compra molte più dosi di quelle necessarie e se le tiene. Dall’altra parte c’è una questione che si fa fatica a capire. Come mai anche i vaccini vicino a scadenza non vengono donati?

Infatti. Una società di ricerca (Airfinity) di recente ha stimato che oltre 100 milioni di dosi di vaccino rischiano di finire nella spazzatura entro fine anno perché scadute. Come mai?
In alcuni contratti firmati dall’Europa c’è scritto che prima di poter donare vaccini ad altre nazioni l’Ue deve chiedere autorizzazione all’azienda produttrice. Questa condizione è pazzesca. Abbiamo finanziato la ricerca sui vaccini, abbiamo pagato per averli e anche adesso che ne siamo in possesso non possiamo utilizzarli come vogliamo. L’altra condizione che può bloccare Covax è che se un Paese Ue dona vaccini a un’altra nazione, il Paese ricevente deve rispettare tutte le condizioni del contratto a monte, comprese quelle sul risarcimento dei danni. Quindi se, diciamo, il Ruanda riceve donazioni di vaccini dall’Italia, deve accettare che in caso di richieste di danni sarà lo Stato ruandese a pagare.

L’Italia è uno degli ultimi tra Paesi europei nel rapporto tra dosi promesse e dosi consegnate.
Non so perché, questo dovrebbe chiarirlo il governo. So solo che dopo il Patto di Roma hanno fatto una donazione al Vietnam, spiegando nel comunicato che è un Paese strategico per l’Italia dal punto di vista commerciale. Se la donazione è legata a interessi geopolitici, tutta la costruzione di Covax crolla. Se è così, ogni nazione decide a quale nazione donare e a quali condizioni. Diventa una partita a scacchi mondiale.

Il farmaco prodotto da Merck potrebbe cambiare le cose?
Le premesse sono molto promettenti, la Merck dice che dimezzerà le morti da Covid. Però sul farmaco non sappiamo ancora molto, non ci sono pubblicazioni scientifiche, siamo a quello che dice Merck. Eppure, stiamo assistendo a una corsa degli Stati per prenotare quel farmaco quando sarà messo sul mercato. A quel punto se la pillola funzionerà, avremo il primo mondo con tutte le dosi e tutti gli altri senza. Esattamente com’è andata con il Remdesivir quando Trump ha comprato tutta la produzione mondiale fino a dicembre del 2020. Poi si è dimostrato che il Remdesivir non funzionava così tanto, ma la logica è la stessa. È una coazione a ripetere, un errore che continuiamo a fare.

Cosa servirebbe?
Alla luce dell’esperienza fatta con i vaccini, in questa situazione tutti gli Stati dovrebbero mettersi insieme per andare a trattare con la Merck, per negoziare da una posizione di forza, sul prezzo e sulle varie condizioni, mettendo in discussione il brevetto. Dovrebbe essere la governance globale sulla sanità. Onu e Oms servirebbero per questo, in teoria.

Continua a pensare che la soluzione per dare vaccini a tutto il mondo sia la sospensione dei brevetti?
Non c’è altra soluzione. La differenza di risultato è abissale. Tutta questa cosa delle donazioni che non arrivano dipende dalla volontà soggettiva di qualcuno, che siano Stati o aziende. Sono loro che decidono se donare, a chi, quanto e quando. La differenza è che con la moratoria nessuna azienda dovrebbe chiedere il permesso a qualcuno. Si sostituirebbe la carità e l’elemosina, che dipendono sempre dalla soggettività del donatore, con un diritto, che è un atto oggettivo.

Se non si vaccina velocemente tutto il mondo è più probabile che si sviluppi qualche variante resistente e che quindi il virus torni a fare tante vittime anche in Italia?
È quasi sicuro. Tre giorni fa BioNTech ha detto che entro il 2022, forse già a giugno, dovrà modificare il vaccino che stanno producendo, per fare fronte alle varianti che si svilupperanno. Questo mentre Italia, Israle e Uk stanno partendo con la terza dose usando il vaccino attuale. Quelli che hanno fatto la terza dose cosa faranno? Una quarta con un vaccino modificato? È una questione clinica ed economica su cui dovremmo decidere.

Le negoziazioni sulla sospensione dei brevetti sono quasi alla fine, tra un mese al Wto c’è la riunione decisiva. Svizzera, Regno Unito e Unione europea restano contrari alla proposta di India e Sudafrica.
Ovviamente quello dell’Ue è il voto più importante, che pesa anche sugli altri due. Bisogna capire cosa farà il nuovo governo della Germania, sede di BioNTech, finora contrario alla sospensione. E poi c’è l’Italia. Cosa pensa di fare il governo Draghi? Vedremo se questo tema sarà alla riunione conclusiva del G20, a presidenza italiana, che si svolge i primi giorni di novembre. Sarebbe un segnale.

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