Uno presenta il suo libro a Parma, città dove non si vota, ma ne approfitta per rilanciare i suoi soliti slogan contro il reddito di cittadinanza e alla fine non resiste dal fare propaganda alla lista civica della sua candidata a Bologna. L’altra approfitta del fatto che parla dalla Sicilia, dove si va alle urne la prossima settimana, per provare a replicare ancora una volta al caso che ha travolto Fratelli d’Italia: l’inchiesta di Fanpage.it sulla campagna elettorale di Milano, tra “ammiratori di Hitler” e proposte di finanziamento in nero. Se alle ultime due elezioni (le regionali di gennaio 2020 e quelle del settembre dell’anno scorso) era stato Matteo Salvini a violare il silenzio elettorale, a questo giro sono ben due i leader politici che violano la norma inventata per concedere ai cittadini due giorni di riflessione prima del voto. E’ il caso di specificare che si tratta di una legge piuttosto datata: risale al 4 aprile del 1956, quando non esistevano i social, i giornali online e la televisione era praticamente agli albori. Insomma una norma che forse oggi ha perso il suo senso originario: ma essendo ancora in vigore, deve essere rispettata.

Probabilmente, però, Matteo Renzi non ci ha riflettuto. E’ andato a presentare il suo libro a Parma, che non è tra le città chiamate alle urne, e ha fatto scivolare il piede sulla frizione: ha attaccato il reddito di cittadinanza perché – dice lui – la gente “non può stare dalla mattina alla sera ad aspettare”, ha esaltato Mario Draghi per il Quirinale anche se lo preferisce a Palazzo Chigi (“Farebbe bene a fare il presidente della Repubblica, ma potrebbe continuare a fare il premier o a fare il leader europeo”), ha rivendicato di aver portato lui l’ex presidente della Bce a capo del governo, e per questo ha attaccato ancora una volta il presidente di Confindustria: “L’idea di essere messi in crisi da uno come Carlo Bonomi andò in televisione mentre io avevo un mare di melma sulla testa, ero solo come un cane, e disse che le linee politiche di Giuseppe Conte e di Roberto Gualtieri andavano confermate nella continuità e che oggi dice di non toccare Mario Draghi: l’ipocrisia deve avere un limite”. Quindi, dopo essersi riconosciuto altri meriti (“Abbiamo salvato l’Italia da Morisi al Viminale e Casalino a Chigi: in entrambi i casi, il merito prendiamocelo noi”), è scivolato sull’argomento elettorale parlando di Bologna, dove invece domani si va a votare. “Isabella Conti ha fatto una lista civica e c’è la serietà di chi, come noi, ha partecipato alle primarie e dal giorno dopo ha iniziato a collaborare con chi le ha vinte. Questo fa pendant e da contraltare a chi, quando ha perso le primarie, se n’è andato”, è il messaggio a favore della sua candidata alle primarie, sconfitta da Matteo Lepore, candidato sindaco dei dem e dei 5 stelle. Ma non basta. Perché il leader d’Italia viva ha fatto propaganda pure per il suo nemico storico: Enrico Letta, segretario del Pd e candidato alle suppletive di Siena per un seggio alla Camera. “Io penso che vincerà le elezioni“, sostiene Renzi, ricordando di avere sostenuto pure lui la candidatura del suo vecchio rivale. “Abbiamo fatto un’operazione nella quale un senese deve votare per un pisano, che è sostenuto anche da un fiorentino: stiamo andando contro le leggi della fisica. Io sono andato a fare un’iniziativa”. Più in generale, Renzi ha parlato del possibile successo del Pd alle comunali, ovviamente rivendicando un pezzo di merito: “Oggi può giocare la partita grazie a noi”.

Diverso il discorso di Giorgia Meloni, che parla da Vittoria, in provincia di Ragusa. La Sicilia, infatti, essendo regione a statuto speciale, ha fissato come data per le amministrative il 10 e 11 ottobre, una settimana dopo il voto nel resto del Paese. La leader di Fratelli d’Italia, dunque, parla da una regione dove il silenzio elettorale non è ancora scattato. Il problema è che esprime concetti di natura nazionale, riferiti a contesti dove parlare oggi sarebbe vietato. Un esempio? Quando si esprime sul video di Fanpage.it. Un giornalista infiltrato, infatti, ha documentato in che modo i dirigenti di Fdi gestiscono la campagna elettorale a Milano, tra presunti finanziamenti in nero e le pressioni dei gruppi di estrema destra. Dopo l’autosospensione dell’eurodeputato Carlo Fidanza, Meloni ha detto di essere pronta a “a prendere tutte le decisioni necessarie quando ravviso delle responsabilità reali”, ma prima ha chiesto “di avere l’intero girato di 100 ore. Poi farò sapere cosa ne penso”. Oggi è tornata sull’argomento dalla provincia di Ragusa, a quasi 1.500 chilometri da Milano, definendo l’inchiesta “una polpetta avvelenata a pochi giorni dal voto amministrativo”. Cosa intende Meloni? “Tre anni di giornalista infiltratoper mandare in onda 10 minuti di video nell’ultimo giorno di campagna elettorale e sulle pagine dei giornali nel giorno del silenzio, in uno stato di diritto no sarebbe mai accaduto”. Lo stesso giorno, quello del silenzio, scelto da Meloni per volare a fare campagna elettorale in Sicilia. Dove gli altri leader hanno deciso di andare solo la prossima settimana, quando nel resto del Paese si sarà già votato.

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