L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato Maggiore della Marina, potrà essere il nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa. Non “avrebbe più l’età”, per dirla con la parafrasi di una canzone, perché finora la legge prevedeva che il ruolo di ufficiale generale delle forze armate della Repubblica e vertice operativo della Difesa potesse essere ricoperto solo fino ai 63 anni. Cavo Dragone ne ha già superati 64 e anzi va per i 65, ma l’ostacolo è stato superato da una norma approvata nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri e appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale che modifica il Codice dell’ordinamento militare. In sostanza è stato aggiunto un passaggio che prevede che il capo di Stato Maggiore della Difesa è scelto tra gli ufficiali “in servizio permanente ovvero richiamati ai sensi dell’articolo 1094, comma 4”. Nel comma in questione si legge che gli ufficiali nominati capo di Stato Maggiore, “se raggiunti dai limiti di età, sono richiamati d’autorità fino al termine del mandato”. Una modifica, dunque, che sembra “tagliata” proprio per la promozione dell’ammiraglio Cavo Dragone che rientra in gioco “richiamato d’autorità” come successore del generale (dell’Aeronautica) Enzo Vecciarelli, il cui mandato è in scadenza a novembre.

Il governo, come hanno raccontato Sole 24 Ore e Repubblica, ha nominato nei giorni scorsi il generale Luciano Portolano segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti al posto di Nicolò Falsaperna, anche lui a fine incarico. Tra gli altri in scadenza c’è il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Alberto Rosso, ma anche la guida del Comando operativo di vertice interforze (il Covi), finora affidato a Portolano. Tra le possibilità, in questo ultimo caso, quella di far ricadere la scelta sul commissario per l’emergenza Covid, generale Francesco Paolo Figliuolo. Infine, se sarà confermata l’ipotesi di Cavo Dragone al vertice più alto, si aprirà anche la successione all’incarico di Capo di Stato Maggiore della Marina Militare: in questo caso tra i nomi che circolano quelli del vice segretario generale della Difesa, ammiraglio di squadra Dario Giacomin, del comandante in Capo della Squadra Navale, ammiraglio di squadra Enrico Credendino, dell’ammiraglio Carlo Massagli o dell’ammiraglio Aurelio De Carolis.

Uno degli snodi per le nomine, però, è proprio quello del posto dell’ufficiale più alto in grado nella gerarchia – quello di capo di Stato Maggiore della Difesa – che per un periodo di tempo ha sotto di lui i vertici delle diverse forze armate. Da quanto racconta il Sole il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, al quale compete la proposta di nomina, si è trovato con poche opzioni a disposizione proprio per i limiti d’età imposti dalla norma. In più resta sempre la volontà di rispettare la prassi della rotazione tra i rappresentanti delle forze armate (saltato eccezionalmente solo sotto il governo Renzi).

Tra chi ha commentato la decisione del governo anche l’ex ministra della Difesa del governo Conte 1, Elisabetta Trenta. “Sembra – scrive – proprio una di quelle modifiche normative ad personam e, mi viene il sospetto che essendo inserita in un decreto d’urgenza, possa alla fine non essere convertita, in modo da agire solo sul caso specifico”. Trenta racconta tra l’altro che durante il suo ministero aveva proposto la stessa modifica alla norma “proprio perché anche allora esisteva un ventaglio di scelte limitato”. “Eppure – aggiunge – in quel caso, a parità di condizioni, non si era potuto fare. Ho condiviso alla fine la premura di chi mi diceva ‘la Difesa è un’organizzazione che va toccata con delicatezza…’. Perché oggi, mi chiedo, questa delicatezza non sia più necessaria per maneggiare la Difesa? Come mai, avendo avuto tanto tempo (da set 2019), non si è pensato di procedere con una legge ordinaria che avrebbe consentito di coinvolgere nella scelta il Parlamento, e di avviare la fase di concertazione interistituzionale che è necessaria per modificare un codice complesso come quello dell’ordinamento militare?”. “Non sarebbe meglio sostituire l’arbitrarietà delle scelte mascherata da legge e prassi con una norma fatta bene e che consideri ogni possibile fattispecie? – si chiede l’ex ministra – E, infine, come si manifesta la tanto dichiarata volontà di andare verso delle Forze armate interforze se non si supera la necessità della prassi dell’alternanza?”.

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