Mastella contro tutti. O magari tutti contro Mastella: versione preferita dall’ex ministro della Giustizia per spiegare la campagna elettorale per le comunali a Benevento. Eletto sindaco nel 2016, contro ogni pronostico e senza avere più nulla in mano, Mastella ora punta alla riconferma, ma ha contro tre sfidanti: “Che hanno come unico argomento il darmi addosso: sono tutti contro di me” dice. E il “tutti” assume anche una consistenza numerica nel vedere che per le comunali di Benevento ci sono quattro coalizioni, venti liste e seicento candidati a consigliere: in un comune di 58mila abitanti fa un candidato ogni 95 abitanti. Praticamente andare al supermercato equivale a partecipare a tre o quattro comizi elettorali. La metà è a sostegno di Mastella: il sindaco schiera un “esercito” di 10 liste con il chiaro obiettivo di spuntarla al primo turno. I ballottaggi per gli uscenti, si sa, sono sempre piuttosto rischiosi.

Ne aveva 4 di liste a sostegno Mastella nel 2016: da allora, conquistando il Comune capoluogo, è riuscito a conquistare prima la Provincia (per 20 anni guidata dal centrosinistra), poi ha eletto un senatore della Repubblica, sua moglie Sandra Lonardo, poi ha fondato il nuovo partito “Noi Campani” che ha eletto un consigliere regionale e conquistato un assessorato nella Giunta di De Luca. E il filo che collega Palazzo Santa Lucia a Benevento oggi è molto saldo: senza più maggioranza a febbraio 2020 Mastella si era dimesso da sindaco, in polemica con parte dei suoi definiti “succhiaruote” e “arraffa arraffa”. Poi il Covid ha messo da parte le beghe politiche, e nel contempo la gestione della pandemia ha fatto crescere il consenso del governatore De Luca: Mastella, all’epoca in Forza Italia e fin lì deciso a chiedere le primarie del centrodestra puntando a sfidare l’ex sindaco di Salerno, ancora una volta ha mostrato l’enorme intuito politico che sempre lo ha accompagnato, abbandonando un centrodestra allo sbando e dando sostegno al Governatore attraverso il suo partito-movimento Noi Campani, una sorta di Udeur 2.0 creato nel frattempo.

Alle accuse di chi lo dipingeva (al solito) ondivago, l’ex Guardasigilli ha opposto il concetto de “la politica del viandante”, spiegato a Enrico Lucci che lo intervistava: “Io sono un uomo di centro e resto al centro. Una chiappa a destra e una a sinistra? Eh no! Se ti vogliono fottere a destra, tu vai a sinistra, se ti vogliono fottere a sinistra, tu vai a destra: è l’etica del viandante…”. E il sostegno a Vincenzo De Luca è diventato un baluardo dell’ex ministro, che così ha spaccato il Pd sannita, suo principale oppositore: oggi una parte dei dem, “i deluchiani”, va con Mastella (tra questi il suo sfidante del 2016, Raffaele Del Vecchio), l’altra, quella vicina al deputato ed ex sottosegretario ai Trasporti, Umberto Del Basso De Caro (decisamente poco deluchiana) punta a scalzare il sindaco uscente. De Luca in campagna elettorale a Benevento non si è fatto vedere, ma il suo factotum e vice Fulvio Bonavitacola sì, dichiarando di stare marcatamente con Mastella.

Il PARTITO DEMOCRATICO – Il Pd col suo simbolo, però, è con Luigi Diego Perifano, avvocato amministrativista ed ex presidente dell’Area di Sviluppo Industriale di Benevento, che già provò la corsa al sindaco nel 1996, perdendo contro la destra dell’ex sottosegretario al Welfare in quota AN, Pasquale Viespoli. Perifano ha a sostegno cinque liste: il Pd, che non vive un gran momento con il segretario provinciale, Carmine Valentino, accusato di tentata concussione per fatti risalenti al 2017, quand’era sindaco di Sant’Agata de’Goti, e posto ai domiciliari sabato 25 settembre, a una settimana dal voto. Valentino si è dimesso e sospeso dal partito, commissariato da Letta che ha nominato il parlamentare Enrico Borghi commissario. A sostegno di Perifano, col Pd, cinque liste dunque: avrebbero dovuto essere sei, ma clamorosamente si sono sfilati i Cinque Stelle. Nei mesi scorsi si era aperta la polemica per una passata appartenenza alla massoneria di Perifano: ex gran maestro della locale loggia del Grande Oriente d’Italia. I Cinque Stelle dapprima avevano garantito l’appoggio, poi, con l’inizio dell’era Conte, si è preferito evitare, con grande imbarazzo a livello locale dove il Movimento nel 2018 aveva fatto bottino pieno arrivando al 50 per cento dei voti ed eleggendo 4 parlamentari. Nessuna lista a 3 anni di distanza da quell’exploit, ma singoli candidati che a titolo personale scendono in campo.

SINISTRA – Non tutti con il Pd e Perifano, però: in campo puntando a rappresentare una sinistra “lontana dal sistema”, c’è anche Angelo Moretti. Quarantenne, imprenditore, fin da giovanissimo anima laica della Caritas di Benevento guidata da don Nicola De Blasio, quello che Candido Cannavò avrebbe definito “pretaccio”. Attivissimo in tutta la provincia con centri d’accoglienza, strutture per disabili, ex detenuti e per l’inclusione sociale, Moretti schiera tre liste, tra cui l’area ambientalista con Europa Verde e Per, qualche attivista grillino contrario all’accordo col Pd voluto dalla base e dai vertici pentastellati locali e pezzi della società civile.

DESTRA – Città in cui il centrodestra è stato sempre o quasi sempre maggioritario, Benevento “rischiava” invece di ritrovarsi una competizione tutta di centrosinistra tra deluchiani, ortodossia dem e una sinistra alternativa. Ci ha pensato Rosetta De Stasio ad allargare il campo: avvocato, ex consigliere regionale con Alleanza Nazionale a metà degli anni ’90, con Rastrelli presidente (e da allora uscita dai radar politici), ha messo in campo due liste, una di Fratelli d’Italia, l’altra con dentro la Lega (che ha cambiato due segretari cittadini in pochi mesi con relativi travasi di attivisti e candidati) ma ha perso il sostegno di Forza Italia, che all’ultimo momento e con l’assenso dell’eurodeputato Fulvio Martusciello, ha preferito ritornare con Mastella.

LA CANDIDATURA NATA GIA’ FINITA – E il piatto avrebbe potuto essere ancora più ricco, non foss’altro che la candidatura a sindaco in quota Azione di Antonio Del Mese, avvocato e figlio di un ex primo cittadino di Benevento, annunciata in conferenza stampa il 26 luglio e messa pure su manifesti, aveva gli stessi crismi della storia clandestina della moglie del pescatore di Pierangelo Bertoli: nata già finita, e infatti ritirata già l’11 agosto.

LA CAMPAGNA ELETTORALE – In un quadro da quattro coalizioni, venti liste e seicento candidati la partita è naturalmente infuocata. Mastella con le sue dieci liste lamenta l’assenza di argomenti dei suoi avversari, a suo dire concentrati solo ed esclusivamente ad attaccare lui. Lui che ha trasformato Benevento da “paesone” a “città” (dichiarazione avversatissima in città, proprio per le origini non cittadine di Mastella, ceppalonese e non beneventano), dandogli lustro con manifestazioni di rilievo, arrivi di multinazionali, rapporti stretti con alte personalità (“Se chiamo Draghi, a me risponde – ha dichiarato il sindaco – ai miei competitors penso proprio di no”). L’obiettivo dichiarato è “restituire in questo ultimo miglio di vita politica quel che il Sannio e Benevento mi hanno dato”.

Di contro l’accusa dei competitors: aver amministrato male, guardando più al Comune di Benevento come centro di gestione del potere politico che come ente da guidare. Tra i cavalli di battaglia il dissesto economico: dichiarato pochi mesi dopo l’insediamento, all’inizio del 2017. A unirsi agli avversari ci ha pensato pure l’Organismo Straordinario di Liquidazione che ha accusato l’amministrazione di non collaborare alla definizione della massa debitoria: “Denuncio i liquidatori. Ingerenza scorretta in campagna elettorale”, è stata la reazione del sindaco. In mezzo, come detto, 600 candidati in una città (sia mai dire paesone) da 58mila abitanti: che in fin dei conti un posto in consiglio per cinque anni di questi tempi buttalo via. E Mastella contro tutti. O tutti contro Mastella.

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