Nel luglio scorso, in una delibera di giunta, il presidente Maurizio Fugatti ufficializzava le nuove linee guida per la gestione degli orsi; in tale documento si bypassava l’iter procedurale previsto dalle normative vigenti, in caso di presunto “orso problematico”; in pratica, il presidente leghista si arrogava il potere totale di decidere se abbattere direttamente l’eventuale orso che si fosse avvicinato troppo ai centri abitati montani.

Ovviamente, molte associazioni animaliste e ambientaliste presentarono ricorso al Tar di Trento, contro queste nuove linee guida. Da Leal (Lega Antivivisezionista), alla Lega del Cane e dal Wwf (nazionale, non la sezione di Trento), i ricorsi al Tar sono arrivati nel corso dell’estate.

Tali ricorsi sono stati inglobati in un’unica trattazione da parte del Tar di Trento; Leal e Lega del Cane, però, sono stati esclusi dall’ammissibilità al diritto di ricorrere; per Leal a causa della non presenza sul territorio trentino, per Lega del Cane perché non attinente alle attività di tale associazione; già su queste esclusioni personalmente inorridisco, poiché non capisco come si possa escludere dal ricorso due associazioni che si occupano di benessere animale, per giunta selvatici che sono di “proprietà” dello Stato e non del territorio trentino.

Ma tant’è, così è stato determinato; accolto invece il ricorrente Wwf Italia, che nel ricorso chiedeva proprio l’eliminazione di quell’articolo particolare che dava al presidente Fugatti (o a chi in carica, ovviamente) il diritto-potere di decidere arbitrariamente della vita o della morte di un orso definito problematico.

E oggi il Tar ha decretato che tale ricorso venga accolto, quindi verrà rimosso questo potere incondizionato di vita o di morte; si riprenderà con le procedure stabilite dal Pacobace, che prevedono prevenzione in primis, poi dissuasione, poi eventuale cattura e come ultimo stadio l’eventuale abbattimento. Il tutto, però, non in mano ad una sola persona, bensì con un percorso seguito anche da Ispra, che dovrà monitorare che tutte le fasi siano state eseguite.

Parlando proprio delle fasi di prevenzione, vorrei anche ricordare la latitanza della provincia di Trento nel procedere all’installazione di appositi cassonetti anti-orso nelle zone di presenza degli animali; perfino Ispra aveva rilevato tale carenza cronica, che peraltro è pure stata recentemente monitorata e documentata da un reportage eseguito da Oipa Trento.

Insomma, la provincia di Trento e il suo presidente, che ne ha fatto ormai una questione personale, incassano un’altra batosta da parte del Tar sulla gestione degli orsi del Trentino; scarsa prevenzione, ci si ostina a voler perseguire la strada dell’abbattimento, con grandi clamori mediatici, ma con scarsi risultati utili alla convivenza civile uomo-orso.

Eppure proposte ne sono state fatte parecchie al presidente Fugatti e all’assessora Zanotelli: investimenti in strutture adeguate per coltivatori e allevatori, potenziamento della rete di controllo forestale, realizzazione di corridoi faunistici per permettere agli animali di muoversi sul territorio senza passare dai centri abitati e, come già evidenziato, adeguamento della gestione dei rifiuti organici nelle zone di presenza dell’orso.

Ma, a quanto pare, si preferisce la confusione di provvedimenti illegittimi, che poi vengono regolarmente bocciati; e si ritorna da capo, senza risolvere i problemi, ma solo acuendo la distanza tra associazioni ambientaliste-animaliste che tutelano gli animali e coltivatori-allevatori di montagna che non vedono tutelati i loro interessi. Insomma tutti scontenti! Invece che usare la clava per risolvere i problemi, non sarebbe più utile un tavolo di dialogo tecnico con tutti e trovare la via corretta per una sostenibile convivenza?

Si vuole continuare a parlare di abbattimento di specie protette, bypassando le regole; ma di soluzioni utili non se ne vuole proprio parlare. Eppure giacciono dormienti molte proposte mandate alla provincia di Trento, che considerano anche le necessità di chi vive in montagna e ha le proprie attività. Ma non si vuole dialogare, c’è solo la volontà di imporre la violenza barbara della soppressione.

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