La stampa tedesca era arrivata a ipotizzarne almeno sei, dalla Kenya alla Deutschland: il voto però ha chiarito che il prossimo governo della Germania, il primo dopo 16 anni senza Angela Merkel cancelliera, potrà essere sorretto da una coalizione semaforo o da una coalizione Giamaica. Il futuro di Berlino e dell’Europa si riduce a queste due strade. La prima porta a un governo guidato da Olaf Scholz, con la sua Spd alleata di Verdi e liberali (Fdp). La seconda invece vedrebbe Armin Laschet cancelliere e la Cdu al governo insieme a Verdi e liberali. Da una parte un esecutivo spostato a sinistra, che per l’Europa significa una maggiore spinta verso una revisione del patto di Stabilità e verso la transizione energetica. Dall’altra un governo in continuità con la rigidità tedesca – soprattutto in termini di conti pubblici – in cui solo i Verdi rappresenterebbero un elemento di novità. Resta una terza opzione, quella che per ora nessuno vuole nominare: un’ennesima riedizione della Grosse Koalition, con Spd e Cdu al governo insieme. I socialdemocratici hanno da tempo respinto questa ipotesi: vogliono vedere finalmente Cdu e Csu all’opposizione.

Sono i colori a determinare i soprannomi delle possibili coalizioni: Spd (rosso), Verdi e Fdp (giallo) danno vinta quindi a un Ampel (semaforo in tedesco), mentre se al rosso si sostituisce il nero dell’Unione Cdu/Csu, ecco che viene fuori la bandiera della Giamaica (nero-giallo-verde). L’esito del voto invece non è bastato a determinare un chiaro vincitore: certo, la Spd di Scholz è davanti e i conservatori con Laschet devono registrare il loro peggior risultato di sempre, ma i seggi conquistati al Bundestag dicono che entrambe le formazioni possono ambire alla cancelleria. Ora finisce la fase della campagna elettorale e comincia quella delle trattative: chi riuscirà prima e meglio a mettere d’accordo Verdi e liberali potrà guidare la Germania per i prossimi 4 anni.

Non è un’impresa facile: nel 2017 il governo si formò molto dopo rispetto alle elezioni (si votò il 24 settembre, ma il Bundestag elesse Merkel per il quarto mandato da cancelliera solo il 14 marzo 2018). Questo perché prima di formare una Grosse Koalition si era tentata la strada della coalizione Giamaica: allora non aveva funzionato proprio per l’incompatibilità tra Verdi e liberali (con quest’ultimi che avevano fatto saltare il tavolo). Sono passati quattro anni ma le distanze restano. I Verdi sono certamente il partito che più spinge per rivedere il patto di Stabilità, tanto da chiedere perfino l’addio allo Schwarze Null (il pareggio di bilancio) in patria. I liberali, invece, considerano la sospensione del patto di Stabilità fino al 2023 come una parentesi: finita la pandemia, deve tornare il tempo del rigore. Un altro tema potenzialmente divisivo è l’ambiente. La Fdp è contro l’introduzione di termini più stringenti e in generale resta fedelmente schierata al fianco delle industrie (come la Cdu). I Verdi hanno ovviamente gli obiettivi più ambiziosi: entro il 2030 riduzione delle emissioni del 70%, uscita dal carbone e stop alle auto con motore a scoppio.

Nel caso di una coalizione semaforo (con dentro Spd, Verdi e Fdp), la posizione di chi vuole rivedere quanto meno i regolamenti Ue che derivano da Maastricht – come le procedure di rientro dal debito – sarebbe quindi maggioritaria. Allo stesso modo, per quando la Spd sia più moderata dei Verdi, anche la spinta verso la transizione energetica sarebbe verosimilmente più decisa. Al contrario, nel caso di una coalizione Giamaica (Cdu, Verdi e Fdp) le posizioni critiche verso l’austerità troverebbero poco spazio (e a festeggiare sarebbero i frugali). Così come sul clima, tema su cui conservatori e liberali non negano la necessità di agire, ma sempre stando attenti alle sensibilità e alle esigenze del mondo dell’industria.

Un altro tema che spacca Verdi e liberali riguarda le politiche fiscali. Il partito ambientalista vuole l’aumento delle tasse sui redditi più alti, l’introduzione di una digital tax e il ritorno di una patrimoniale. I liberali hanno promesso un abbassamento generalizzato delle tasse, con un particolare riguardo alle aziende. Ma anche una revisione dell’imposta sul reddito, che farebbe scattare il primo scaglione non più a 57mila ma a 90mila euro. Due visioni opposte: anche in questo caso, le idee dei Verdi sono condivise per la maggior parte dalla Spd, mentre la Cdu ha una visione molto più in linea con la Fdp. Ora, però, sia Scholz che Laschet dovranno guardare soprattutto alla controparte più distante, per cercare di portarla al tavolo: sulle possibili concessioni dei socialdemocratici ai liberali e dei conservatori ai Verdi si giocherà la partita decisiva.

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