Una Champions League, un terzo posto al Mondiale, trofei vinti in quattro paesi diversi (Olanda, Spagna, Germania, Inghilterra), per poi debuttare, a 70 anni, su una panchina della Serie B olandese, categoria mai frequentata nemmeno da giocatore. Eppure con la palla tra i piedi Louis van Gaal non era propriamente un fenomeno, sicuramente non al livello di quel Johan Cruijff che ambiva a sostituire all’Ajax, salvo lasciare gli ajacidi – per il campionato belga – con nessuna presenza in prima squadra pochi mesi prima che il Numero 14 partisse per Barcellona. Il Telstar è stata la prima squadra olandese nella quale ha giocato ufficialmente Van Gaal (una stagione con un contratto da semi-professionista che gli permetteva di continuare il proprio lavoro come insegnate di educazione fisica), e proprio sulla panchina del club di Velsen, cittadina nei pressi delle famose chiuse del Canale del Mare del Nord, si è seduto ieri sera l’attuale c.t. della nazionale olandese per guidare la squadra nella partita di campionato contro lo Jong Az. Ovvero la squadra Primavera dell’Azkmaar, perché da qualche anno la B olandese ha accolto le squadre giovanili di alcune società di Eredivisie, tra cui Ajax e Psv Eindhoven.

Una partita sola, poi Van Gaal tornerà ad occuparsi a tempo pieno della nazionale olandese. Ma non si è trattato di un’iniziativa pubblicitaria, quanto di beneficenza, architettata quando l’allenatore era in pensione (la sua ultima panchina, prima dell’Olanda, era stata quella del Manchester United, con il quale aveva chiuso nel 2016) e il tempo libero abbondava. Van Gaal aveva accettato di diventare testimonial e “premio” di una lotteria di beneficenza organizzata dal Telstar a favore di due associazioni: la “Durf te Dromen” (Osare Sognare), fondata dal calciatore Redouan El Yaakoubi e che si occupa di ragazzini nati e cresciuti in condizioni (sociali, geografiche, economiche) di svantaggio; e la “Spieren voor Spieren” (Muscoli per Muscoli), che raccoglie fondi per la lotta contro le gravi malattie muscolari pediatriche. In mezzo ai premi più tradizionali, come una PS5 o un biglietto per il Gran Premio di Formula 1 di Zandvoort, la lotteria proponeva un’inedita esperienza come assistente di Louis van Gaal nel corso di una partita di campionato del Telstar. Ma anche se nel frattempo l’agenda di Van Gaal è tornata a riempirsi di impegni dopo il flop di Frank de Boer a Euro 2020 che lo ha riportato, per la terza volta, alla guida degli oranje, il tecnico non ha voluto venir meno alla parola data, e a metà settimana ha guidato il primo allenamento con il piglio di sempre. “Il livello è molto basso e non potevo non rimarcarlo”, ha dichiarato, “tuttavia ho anche detto ai giocatori di continuare a lavorare duramente, perché giocare oggi nella Keuken Divisie (la B olandese, nda) non significa non poter diventare domani un calciatore migliore”. E sul vincitore della lotteria: “Ha portato energia con sé e ne sono felice, perché nel calcio ci sono molte persone che l’energia te la tolgono”.

Van Gaal ha sostituito per un giorno Andries Jonker, suo vice sia nella seconda esperienza sulla panchina del Barcellona che in quella al Bayern Monaco, e in seguito responsabile per tre anni dell’Academy dell’Arsenal. Se il risultato economico dell’iniziativa è stato soddisfacente (sono stati aperti al pubblico anche gli allenamenti, al costo di 5 euro a biglietto), in campo le cose sono andate altrettanto bene, con il Telstar (terzultimo) che ha battuto 1-0 la capolista Jong Az centrando la sua seconda vittoria stagionale in 8 partite disputate. Due le curiosità: tra i pali del Telstar c’era Ronald Koeman jr., ovvero la terza generazione della famiglia Koeman su un campo di calcio dopo nonno Martin, Papà Ronald e zio Erwin; l’autore del gol, l’olandese Glynor Plet, si è affiancato a una schiera di colleghi ben più illustri che hanno segnato la prima rete nella partita di debutto di Van Gaal in un campionato, ovvero Wayne Rooney (Manchester United), Ivica Olic (Bayern Monaco), Shota Aveladze (Az Alkmaar), Rivaldo (Barcellona) e Stefan Petterson (Ajax).

Tuttavia l’elemento più significativo di una sfida dal valore circoscritto ai tifosi delle rispettive squadre è stato l’incontro tra Van Gaal e Maarten Martens, allenatore dello Jong Az nonché uno dei suoi pupilli ai tempi dell’incredibile titolo vinto dall’Az Alkmaar proprio con Van Gaal in panchina. Martens giocava da numero 10 e rappresentava l’archetipo del giocatore “vangaaliano”: disciplinato, versatile, tatticamente intelligente, infaticabile. Il perfetto giocatore per un calcio di sistema dove tutti conoscono compiti e movimenti dei compagni, permettendo alla squadra di agire come un’unica entità, muovendosi sul campo come le pedine sulla scacchiera. Un Az pieno di buoni giocatori (Demy de Zeeuw, Mounir El Hamdaoui, Moussa Dembele, Ari, Sergio Romero) ma privo di campioni, capace di passare dall’undicesimo posto nella stagione 2007-08 alla vittoria del campionato in quella successiva. Giocava con un 4-4-1-1 lontano anni luce dall’Ajax e dal Barcellona targati Van Gaal, e fu una dimostrazione di come la filosofia dell’olandese fosse più versatile e aderente allo specifico contesto calcistico-ambientale di quanto detrattori e frequentatori di luoghi comuni erano (e sono) soliti raccontare.

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