Sensibilizzare le procure e le questure italiane sul tema femminicidi, invitandole a chiedere le misure di prevenzione. Lo ha detto al ministro Lamorgese il presidente della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Milano, vittime di violenze sessuali, Fabio Roia, partecipando al convegno ‘Femminicidi: prospettive normative’, tenutosi alla Camera e organizzato dal Commissario per il Coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti, prefetto Marcello Cardona. “Oggi il mio Tribunale produce il 30% di misure di prevenzione, con una serie di prescrizioni che vengono cucite in relazione alla tipologia di pericolosità del soggetto”, ha precisato. “Un dato di tendenza, che emerge dallo studio dei femminicidi che la Commissione sta facendo, analizzando tre anni di carte processuali di donne che sono state uccise nell’ambito di relazioni domestiche dal compagno o dal proprio ex, ci dice che solo il 12% delle donne uccise aveva denunciato, l’88% non crede nella denuncia o non denuncia”. Secondo Roia il tema va affrontato su tre piani, cioè “la gestione della prevenzione, del reato e il sostegno delle vittime”. Fra questi pone l’accento soprattutto sul primo, che a suo avviso è complesso perché “la vera battaglia è andare a intercettare questi reati che sono terribili”.

“Quello che affrontiamo oggi è un crimine odioso, avvertito come una piaga sociale” ed è “un crimine che possiamo combattere solo se lavoriamo insieme con una comunione di analisi, di intenti e di azioni”, ha commentato la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, che ha preso parte allo stesso convegno. “Episodi delittuosi riconducibili alla violenza sulle donne continuano a verificarsi prepotentemente, nel mese di settembre c’è stato davvero un aumento incredibile”, ha aggiunto. Nel periodo 1 gennaio-19 settembre 2021 – indicano i dati del Dipartimento della Pubblica sicurezza – sono stati registrati 206 omicidi, con 86 vittime donne (+1 rispetto allo stesso periodo del 2020), di cui 73 uccise in ambito familiare/affettivo, di queste, 52 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner. Nel 2020 gli omicidi volontari ai danni di donne sono stati 116, cinque in più rispetto al 2019. La ministra sottolinea, in particolare un’emergenza; “Le vittime – rileva – non sempre denunciano. Tante volte tendono a giustificare i comportamenti aggressivi del partner. Non bisogna minimizzare il fenomeno, il ricorso al componimento dei dissidi è spesso controproducente e fa sì che le forze di polizia non possano intervenire. E sui modi per gestire questa problematica, spiega: “Abbiamo dato indicazioni alle questure per favorire l’emersione degli episodi di violenza. Bisogna convincere le donne che è sempre meglio rivolgersi alle forze di polizia. C’è l’esigenza di ripensare le misure di prevenzione personale, con una estensione mirata dell’arresto obbligatorio in flagranza, l’introduzione di una specifica disciplina del fermo di indiziati di delitto“. La tutela delle vittime “Potrebbe anche avvalersi di un indennizzo da parte dello Stato che sia più sostanzioso, e su cui si può pensare a un intervento migliorativo“, aggiunge. “Si tratta di ipotesi normative che come Ministero dell’Interno abbiamo predisposto e che verranno mandate alla Ministra della Giustizia e a quella delle Pari opportunità. Io considero di molta importanza gli interventi nelle scuole perché poi i giovani d’oggi saranno gli uomini di domani, e se non iniziamo ora in maniera sempre convinta purtroppo credo che è un fenomeno che ci ritroveremo”.

Sul tema si esprime anche il presidente della Camera Raffaele Fico, secondo il quale un “maschilismo tossico”, alimentato da “stereotipi e pregiudizi” è “l’humus che alimenta le discriminazioni e la violenza ai danni delle donne”. E, aggiunge, “Occorre chiedersi se ed in quale misura sia necessario un ulteriore intervento del Legislatore”. Ammette infatti che “sicuramente questo quadro normativo in vigore è suscettibile di ulteriore integrazione e di miglioramenti. E richiede soprattutto che tutte le potenzialità degli strumenti introdotti siano effettivamente utilizzate. Occorre, ad esempio, assicurare un’adeguata formazione di tutti gli operatori competenti. Come occorre valutare l’adeguatezza degli indennizzi previsti per le vittime di violenza”. Però, non basta. “Sarebbe illusorio in questo come in altri ambiti, affidare al solo intervento legislativo, ed in particolare al rafforzamento degli istituti di diritto penale o processuale, il contrasto alla violenza di genere. Sono invece convinto che occorra prioritariamente condurre un’azione volta a rimuovere le condizioni economiche, sociali e culturali che rendono le donne vulnerabili. Nel nostro Paese scontiamo un gravissimo ritardo culturale che investe purtroppo anche le relazioni familiari e sentimentali come quelle in ambito professionale. Per troppi uomini la donna continua a essere un oggetto, una proprietà. Nella nostra società permangono tracce pericolose di maschilismo tossico. Sono questi i germi della violenza“.

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