Il Parlamento rompe l’immobilismo sull’eutanasia legale e dà un piccolo (e ancora timido) segnale. Mentre i promotori del referendum festeggiano il raggiungimento della soglia di 900mila firme per chiedere la consultazione popolare, i partiti hanno deciso di far vedere che qualcosa si muove. La capigruppo di Montecitorio ha infatti deciso di calendarizzare per il prossimo 25 ottobre l’arrivo in Aula della proposta di legge. Difficile che le forze politiche possano trovare un accordo sul tema, ma almeno ora c’è un orizzonte d’azione su cui (se c’è la volontà) si potrà lavorare. La questione da tempo coinvolge una parte del Parlamento, ma mai è arrivata così avanti. A spingere per l’azione del Parlamento era stato il presidente della Camera solo pochi giorni fa Roberto Fico: “Non c’è dubbio che soprattutto se parliamo di eutanasia, sono convinto che il Parlamento debba assolutamente legiferare. D’altro canto, i referendum possono essere uno stimolo alla legislazione del Parlamento“, aveva detto ai microfoni di Rai Radio1 al Gr1.

Chi esulta oggi è l’Associazione Luca Coscioni, tra i principali promotori del referendum: “Bene il testo calendarizzato dalla Camera, mi auguro che vada a buon fine l’iter e che possa essere approvato”, ha dichiarato Rocco Berardo. “In realtà dubito che si riesca ad andare più avanti, ma lo spero vivamente. In più constato che il Parlamento si è svegliato più per le firme del referendum avviato da noi a metà giugno, anziché per la richiesta della Corte costituzione del 2018 fatta alle Camere perché adottasse una legge entro un anno. Ora siamo al 2021 e finora il Parlamento italiano è rimasto inerte“. Berardo ha precisato inoltre che “il nostro referendum e quella proposta di legge sono due binari paralleli ma diversi, sono affini per materia ma il referendum chiede di abrogare parzialmente l’articolo del codice penale che prevede l’omicidio del consenziente, quindi la nostra iniziativa intende introdurre l’autodeterminazione della persona sul fine vita”.

Si dice ottimista sul percorso in Parlamento Mario Perantoni, deputato M5s e presidente della commissione Giustizia della Camera: “Apprendo con soddisfazione che abbiamo una data per l’esame in Aula del testo sul fine vita. Nelle commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali abbiamo già fatto un grande lavoro di sintesi, ora stabiliremo nel primo ufficio di presidenza utile il calendario per l’esame e il voto degli emendamenti, circa 400, e per il mandato al relatore”. Fiducioso sul percorso avviato è il relatore Bazoli: “Ci aspetta un lavoro parecchio serrato, visto il numero di emendamenti proposti. Ma su parecchi penso che si possa lavorare, anche con il centrodestra che è contrario e fare un lavoro positivo e costruttivo”. Contrari Fratelli d’Italia: “Non nego il nostro ‘no’ – premette Maria Carolina Varchi, capogruppo di FdI nella commissione Giustizia della Camera – Ma non è un tema su cui faremo ostruzionismo. Infatti abbiamo presentato emendamenti su più aspetti ad esempio per avere la garanzia delle cure palliative e perché si chiamino davvero le cose con il loro nome”. E sull’avvio della discussione a ottobre osserva: “Credo che non rispetti le priorità del Paese che in questo momento mi sembrano altre”.

Nei giorni scorsi, le persone che hanno firmato per il Referendum Eutanasia Legale hanno raggiunto quota 900mila: 600mila sono cartacee, 300mila sono quelle raccolte online, tramite spid o carta d’identità elettronica. Proprio la firma digitale ha consentito infatti di allargare la platea degli aderenti alla campagna. Nello specifico, dei primi 318.500 firmatari online il 59% è rappresentato da donne (186.435), mentre il 41% da uomini (132.144). In particolare, sono per la maggior parte le giovani donne ad aver firmato online: il 65% ha infatti tra i 18 e i 35 anni. Il 15% ha tra i 36 e i 45 anni, il 10% da 46 a 55 anni, l’8% da 56 a 65 anni e solo il 3% ha più di 65 anni. Per quanto riguarda la provenienza geografica delle firme, il 56% proviene dal Nord (33% da Nord Ovest e 23% da Nord Est), il 28% dal Centro e il 16% dal Sud. Le regioni con più firme rispetto al numero di abitanti sono: Emilia Romagna (83 firme ogni 10.000 abitanti), Sardegna (72) e Lombardia (70).

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