A due giorni dall’uscita di Roberto Cingolani sull’aumento delle bollette “del 40%” in arrivo a ottobre, tutti i partiti chiedono al governo di intervenire contro la stangata. Mentre l’Autorità per l’energia (Arera) ribadisce la richiesta di spostare gli oneri di sistema – da quelli connessi allo smantellamento delle centrali elettronucleari fino al regime tariffario speciale per le Ferrovie – dalle voci che compongono la bolletta alla fiscalità generale. Un intervento auspicato anche da Bruxelles perché si tratta di costi che aggravano l’esborso per le famiglie pur non avendo nulla a che vedere con i consumi. E, sottolinea Arera, anche “la percezione delle possibilità di risparmio per il cliente finale che cambia fornitore risulta fuorviata, considerato che la parte di prezzo determinata dal mercato è molto contenuta rispetto al totale della spesa sostenuta dal cliente stesso”. Intanto da Strasburgo il commissario all’economia Paolo Gentiloni ha sottolineato che “è giusto che nei diversi Paesi ci si interroghi su come mettere in piedi ombrelli per evitare conseguenze sociali troppo aspre” ma “senza mettere in discussione l’orizzonte di questa transizione che resta necessaria. Il problema è come attenuarne l’impatto, ma questo non deve farci rinunciare agli obiettivi”.

Arera ha ricordato di aver “più volte segnalato al Parlamento e al Governo” come “debbano essere fin da subito eliminati dalla bolletta elettrica gli oneri non direttamente connessi agli obiettivi di sviluppo ambientalmente sostenibile e quelli finalizzati al contrasto della povertà energetica”. Tra le voci che potrebbero essere subito spostate in fiscalità generale “vi sono, in particolare, le componenti relative alla copertura dei costi connessi allo smantellamento delle centrali elettronucleari dismesse e alla chiusura del ciclo del combustibile nucleare (incluso il finanziamento delle misure di compensazione territoriale a favore dei siti che ospitano centrali e impianti nucleari), nonché alla copertura del regime tariffario speciale riconosciuto alla società Rfi (Rete ferroviaria italiana) per i consumi di energia elettrica relativi ai servizi ferroviari su rete tradizionale”. Già a luglio inoltre il presidente dell’Arera, Stefano Besseghini, aveva chiesto al governo di prevedere per il futuro che parte dei proventi dalla vendita dei permessi ad inquinare previsti dal sistema europeo Eu Ets venga automaticamente impiegata a contenimento delle bollette”. Oggi il 50% di quelle risorse va ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo e viene destinato al finanziamento di misure green mentre l’altra metà va al fondo ammortamento titoli di Stato, cioè a ridurre il debito pubblico.

Sul problema dei rincari in arrivo in assenza di interventi del governo si sta posizionando tutta la politica, anche se Cingolani martedì ha garantito che “il governo è fortemente impegnato per la mitigazione dei costi delle bollette dovuti a queste congiunture internazionali e per fare in modo che la transizione verso le energie più sostenibili sia rapida e non penalizzi le famiglie”. “Se dall’oggi al domani luce e gas aumentano del 30-40%, il bilancio familiare salta completamente”, ha sottolineato l’ex premier Giuseppe Conte, presidente del M5s, in un comizio a Grosseto. “Ieri con i ministri M5s abbiamo incontrato il ministro Cingolani, stiamo lavorando anche noi per offrire soluzioni. Occorrono risorse, è una congiuntura internazionale che non riguarda solo l’Italia. Dobbiamo intervenire per evitare che questi costi si scarichino sul ceto medio e sulle fasce più vulnerabili: è compito della politica, ci lavoreremo, abbiamo ottenuto attenzione da Cingolani e del Mef”. D’accordo il Pd, che già eri con Enrico Letta aveva chiesto misure una tantum: oggi Gianluca Benamati, capogruppo Pd in commissione Attività produttive alla Camera, auspica “un intervento eccezionale sulle componenti parafiscali e fiscali del costo dell’energia elettrica”.

Anche per il presidente dei senatori di Italia Viva Davide Faraone “nel breve periodo bisogna metterci i soldi ed evitare l’aumento per cittadini ed imprese ma nel medio bisogna incentivare l’uso delle rinnovabili e sburocratizzare gli investimenti. È necessario creare alternative per evitare l’aumento delle bollette. Il governo deve intervenire per calmierare i costi per famiglie e imprese”. Dal canto suo il leader della Lega Matteo Salvini, ricorda che “c’è un’Iva che sulle bollette pesa per 5 miliardi e quella dipende unicamente dal governo”.

Emilio Miceli, segretario confederale della Cgil, avverte che “con questo tipo di regolazione si rischia di determinare una frattura sociale irreversibile. Il prezzo delle materie prime è sempre cresciuto anche quando il petrolio era a 30 dollari. Parliamo di stangata – spiega Miceli – senza alcuna esagerazione perché sono in arrivo aumenti di tre volte del costo dell’energia elettrica e di cinque volte quelli della bolletta del gas, al netto dell’aumento delle quote ETS. È necessario quindi evitare la stangata e contemporaneamente mettere mano al cambiamento del modello di regolazione. L’energia non è un bene di lusso e non può aumentare del 40%”.

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