Anche la nonna di Eitan – Etty Peleg, ex moglie di Shmuel Peleg – è indagata per il sequestro del bambino di sei anni, unico sopravvissuto alla tragedia della funivia Stresa -Mottarone. La Procura di Pavia ha già aperto un’inchiesta per sequestro di persona a carico del nonno materno, Shmuel Peleg, accusato di aver sottratto il minore alla zia, Aya Biran Nirko. A quest’ultima era stato affidato in seguito alla morte dei genitori. Peleg, stando alle ricostruzioni della tv israeliana Kan, ha lasciato Pavia insieme al nipote la mattina del 12 settembre. “Stiamo accertando l’accaduto per poi intervenire”, ha fatto sapere il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. La zia ha presentato al tribunale per la famiglia di Tel Aviv un’istanza per riportare il bambino in Italia, sulla base della Convenzione dell’Aja. Lo riferisce l’israeliana Canale 13. Si tratta in particolare di “una istanza prodromica e preparatice per un’eventuale attivazione della procedura” sulla base della Convenzione dell’Aja sulle sottrazioni internazionali di minori. Lo ha spiegato l’avvocato Cristina Pagni, che assiste in Italia la zia di Eitan.

Il ruolo della donna nella vicenda è da verificare. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa potrebbe essere stata insieme all’ex marito almeno nei giorni precedenti al presunto rapimento: si ipotizza che lo abbia aiutato a portare il minore in Israele, dove Eitan è arrivato con un volo privato partito da Lugano. Stando ad altre indiscrezioni invece la donna sarebbe rientrata prima del giorno del presunto rapimento. Proseguono, perciò, gli accertamenti per chiarire il caso. Intanto Or Nirko, zio paterno del bambino, marito della zia (e tutrice legale) nel corso di un’intervista a N12, ha accusato la famiglia Peleg sostenendo che “Tengono Eitan come vengono tenuti i soldati israeliani nelle prigioni di Hamas”. L’uomo ha poi respinto l’idea che ci sia “una battaglia legale. C’è invece un grave reato criminale secondo la convenzione dell’Aja, cioè un rapimento. Le autorità legali israeliane devono sapere che Eitan è stato rapito”. Nirko ha quindi detto che lui e la moglie Aya “non sono rimasti sorpresi” dagli sviluppi della vicenda. “Temevamo che sarebbe successo. Malgrado i nostri avvertimenti, il Tribunale (in Italia, ndr) ha consentito alla famiglia Peleg di proseguire le visite e questo è quanto è avvenuto. Nel momento in cui si è presentata l’occasione hanno rapito il bambino”. Per Nirko “Shmuel Peleg non ha agito da solo ma ha avuto un grande aiuto altrimenti non avrebbe potuto organizzare un’operazione del genere. Non abbiamo prove ma c’è un’indagine della polizia”. Nirko ha quindi precisato che “Eitan è cresciuto tutta la sua vita in Italia. Non ha mai vissuto in Israele e non ha amici lì”. Per Or Nirko, zio paterno del piccolo Eitan vittima di un presunto rapimento, serve una “soluzione politica” che potrebbe risolvere la situazione “in modo molto più rapido rispetto a quella giudiziaria”. L’uomo ha parlato coi cronisti fuori dalla sua casa dove abita con la moglie. Secondo fonti legali vicine alla famiglia materna del bambino, Eitan “sta bene”. L’avvocato Sara Carsaniga, uno dei legali della famiglia, ha sottolineato che nell’ambito del procedimento sull’affidamento si dovrebbe “chiedere a Eitan dove vuole vivere” attraverso “l’ascolto e la verifica delle reali condizioni del minore” con “una consulenza tecnica d’ufficio e quindi in contraddittorio tra le parti”, che invece è stata “rigettata”. Le autorità israeliane, precisa l’Ambasciata, stanno seguendo il caso e se ne occuperanno in collaborazione con l’Italia, a beneficio del minore e in conformità con la legge e le convenzioni internazionali pertinenti.

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