La corsa all’Eliseo si arricchisce di due nuove contendenti. A poche ore di distanza l’una dall’altra, la sindaca socialista di Parigi Anne Hidalgo e la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, hanno annunciato le rispettive discese in campo per le presidenziali francesi in programma per aprile 2022. Due candidature che ampliano con nomi di peso la rosa degli attuali partecipanti alle elezioni, già formata dal presidente in carica Emmanuel Macron e dall’ex negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier.

“Sotto i nostri occhi, il modello repubblicano si disintegra. Ho deciso di candidarmi per offrire un avvenire ai nostri figli e per costruire una Francia più giusta”, ha detto dal porto di Rouen, in Normandia, Hidalgo, spiegando come tra i punti principali del suo programma rientrino transizione ecologica, aumento dei salari e il taglio alla burocrazia. In quello che è apparso un chiaro attacco a Macron, la prima cittadina parigina dal 2014 ha dichiarato di voler “cominciare col mettere fine al disprezzo, all’arroganza, alla condiscendenza di coloro che conoscono tanto male le nostre vite”. E da lì la spiegazione di quella che è la sua visione della Francia del futuro: “Una Repubblica decentralizzata, più vicina ai cittadini”. Un Paese “a bassa emissione di carbonio“, con salari più alti “soprattutto per gli insegnanti e il personale sanitario”. La scuola resta infatti per lei la priorità assoluta, tanto da indurla a promettere di “moltiplicare almeno per due” lo stipendio degli insegnanti nel prossimo quinquennio. Al momento i sondaggi la accreditano tra il 7 e il 9% dei voti ma la concorrenza a sinistra resta agguerrita considerando Jean-Luc Melenchon di La France Insoumise, l’ex socialista Arnaud Montebourg, il comunista Fabien Roussel e il candidato delle primarie ambientaliste di fine settembre. Senza dimenticare che Hidalgo dovrà ancor prima passare attraverso un voto interno per distinguersi dai suoi potenziali concorrenti nel partito, compreso il sindaco di Le Mans Stephane Le Foll. Anche se il suo successo pare scontato visto il supporto di personalità come Olivier Faure, primo segretario dei socialisti e in corsa per essere rieletto alla guida del partito.

Sul fronte opposto, annuncio anche da parte della leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, che è ufficialmente entrata in campagna elettorale per le presidenziali di aprile. “La logica mi impone oggi di uscire dalle logiche partigiane, ho preso la decisione di lasciare la presidenza del nostro movimento“, ha dichiarato in un comizio a Fréjus, nel sud della Francia. “Siamo diventati un partito di governo in questi 10 anni, in questo momento il Paese è a un incrocio fra l’abisso e la vetta”, ha aggiunto, spiegando che la direzione del Rassemblement National passerà al vicepresidente Jordan Bardella.

Prima di Le Pen era stato il 26 agosto Michel Barnier ad annunciare la sua candidatura per le primarie di destra con i Républicains. L’ex commissario Ue ed ex negoziatore Ue per la Brexit si era così aggiunto come quarto nome alla corsa interna del partito insieme a Valérie Pécresse, Philippe Juvin ed Eric Ciotti. “L’importante è unire la destra e il centro. Si tratta di limitare e controllare l’immigrazione e di mettere il lavoro e il merito al centro della nostra società” oltre che di “de-carbonizzare l’economia”, aveva detto Barnier in occasione dell’annuncio. L’andamento delle primarie sarà chiarito nel corso di un congresso previsto per il prossimo 25 settembre.

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