Dopo discussioni e riflessioni e la lettura dei dati che arrivano dai paesi che già hanno iniziato a somministrare la terza dose del vaccino anti Covid, è arrivato l’ok della Commissione tecnico scientifica (Cts) dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa. Un parere – alla fase finale della discussione – molto atteso visto che, da fine agosto, lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza aveva annunciato che la terza dose sarebbe stata offerta ai pazienti fragili e immunodepressi, per poi passare agli anziani over 80 e gli ospiti delle Rsa.

Secondo quanto riporta l’Adnkronos Salute si partirà a fine settembre con i pazienti immunodepressi (ad esempio i trapiantati, chi è in terapia oncologica o in trattamento per sclerosi multipla), ma il booster riguarderà anche gli anziani in Rsa e gli operatori sanitari più a rischio di esposizione al contagio. Per quanto riguarda il resto della popolazione, l’Aifa attenderà le conclusioni dell’Agenzia europea del farmaco Ema, che ha iniziato nei giorni scorsi una valutazione, sulla questione della terza dose, che potrebbero arrivare tra un mese.

L’ipotesi è che la prima platea di molto fragili sia composta da circa 500mila persone, da immunizzare tra settembre e ottobre. A dicembre potrebbe essere il turno dei 4,2 milioni di over 80 e i 350mila ospiti delle Rsa. A gennaio i 1,85 milioni di operatori sanitari. Guardando oltre i nostri confini in questo momento Israele sta vaccinando anche i 40enni, la Francia ha iniziato con i fragili, in Germania sono pronti per la stessa categoria, negli Usa sono stati già sottoposti a terza dose un milione di immunodepressi e dal 20 settembre dovrebbe partire con gli altri. Il 17 settembre è atteso un parere della Food and drug administration. Anche in Spagna – che tra i paesi europei insieme al Portogallo ha la più alta percentuale di popolazione vaccinata – la commissione tecnica responsabile delle decisioni sulle somministrazioni dei vaccini ha dato l’ok a una terza dose contro il Covid per alcuni soggetti “in situazione di grave immunosoppressione”.

Sul fatto che la terza dose sia più urgente per soggetti immunodepressi e malati oncologici c’è uno studio in via di pubblicazione citato nei giorni scorsi da Francesco Cognetti, presidente di Foce (Federazione Oncologi, Cardiologi e Ematologi): “Abbiamo dati su circa 600 pazienti oncologici confrontati con 250 soggetti sani in cui è stato seguito e monitorato per 4 mesi l’andamento degli anticorpi dopo la vaccinazione anti-Covid. Questi dati dimostrano che c’è una diminuzione del tasso anticorpale in particolari pazienti oncologici con determinate caratteristiche. Lo studio dimostra cioè una diminuzione più precoce della immunoreattività dopo il vaccino in alcune categorie di malati oncologici rispetto ai soggetti sani”. Tra gli scettici sulla generalizzazione della terza dose c’è Massimo Galli, ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano e infettivologo all’Ospedale Sacco, sulla terza dose “abbiamo dati piuttosto limitati. La necessità generalizzata – ha affermato – è francamente discutibile, con questi vaccini“. “Se mi ordinano di fare una cosa la faccio, anche se io gli anticorpi ce li ho e sono gagliardi, ma detta così è una terza dose burocratica. Bisogna avere una strategia verso le componenti più fragili e più esposte”.

Di parere diverso Sergio Abrignani, immunologo all’Università di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts): “La terza dose riguarderà tutti gli italiani, seguendo la solita schedula: prima fragili, operatori sanitari, anziani, e poi gli altri. Chiunque si intenda di vaccini sapeva già dall’inizio che sarebbero servite tre dosi. Il miglior modo è vaccinare con tre dosi perché in chi ha risposto male alle prime 2 dosi aiuta a far partire la risposta, mentre in chi ha risposto bene serve a prolungare la memoria immunologica”. In merito, conclude Abrignani, “è probabile che arrivi a breve l’autorizzazione di Fda e Ema”, aggiungendo che il richiamo verrà effettuato con vaccini a mRna.

In una intervista a La Stampa Anthony Fauci, immunologo, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases e consigliere della Casa Bianca, sulla terza dose non ha dubbi: “È una buona idea. Abbiamo visto negli Usa, e in Israele, dove i programmi sono più avanzati, che dopo alcuni mesi l’efficacia dei vaccini diminuisce, sia nel caso di sintomi leggeri sia nel caso di quelli più gravi che necessitano di un ricovero. E questo soprattutto nel caso della variante Delta. Basandoci sui dati, prevediamo, entro settembre, di iniziare a distribuire negli Usa la terza dose di Pfizer, Moderna o Johnson&Johnson”.

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