Si è dimesso perché non vuole vedere finire in mezzo a una strada quattro bambini e le loro famiglie. Renato Natale, il sindaco anticamorra di Casal di Principe (Caserta), dismette la fascia tricolore. È il culmine di una protesta contro la decisione della Procura di Santa Maria Capua Vetere di abbattere la casa abusiva dove vivono le due famiglie, senza concedere all’amministrazione comunale la proroga richiesta per consentire di trovare loro un’altra sistemazione. “Non sono in grado di coniugare legalità e giustizia, e in questo caso specifico, legalità non è giustizia”, ha detto Natale stamane in conferenza stampa annunciando le dimissioni. Aveva proposto una proroga di 100 giorni, sollecitata con un appello al procuratore capo anche dal senatore del gruppo misto Sandro Ruotolo, per completare i lavori di risistemazione e completamento di un bene confiscato al clan dei Casalesi. Si trova in via Baracca e qui, secondo le intenzioni di Natale, l’amministrazione comunale avrebbe alloggiato le due famiglie con quattro bambini dai tre ai sette anni. La proroga è stata negata e le ruspe dovrebbero entrare in azione il 2 settembre.

“Le mie dimissioni non sono una resa, ma un atto di lotta, un momento di azione che persiste. Andrò a Roma anche in questi giorni a portare avanti questa battaglia. È un problema che coinvolge tutti”, secondo il primo cittadino che in queste ore sta incassando attestazioni di solidarietà e sostegno. A cominciare da quella del senatore Pd Franco Mirabelli: “Siamo a fianco del sindaco di Casal di Principe Renato Natale. Non è in discussione la necessità di combattere l’abusivismo anche in nome di un principio di legalità per il quale Natale si batte in una terra tanto difficile. Si tratta di evitare che il rispetto delle sentenze penalizzi bambini innocenti. Per questo – prosegue il parlamentare – abbiamo già chiesto alla ministra Cartabia di intervenire per chiedere venga dato il tempo all’amministrazione di Casal di Principe per completare la ricerca di soluzioni per le famiglie interessate e poi procedere all’esecuzione. Resta il problema che abbiamo già sollevato con una precedente interrogazione, di garantire ai comuni come Casal di Principe le risorse necessarie per procedere agli abbattimenti senza svuotare le casse municipali e penalizzare l’intera collettività”.

A Casal di Principe esistono 1700 immobili abusivi da demolire, abitati per lo più da famiglie ufficialmente nullatenenti. Di questi 1700 immobili, 250 sono interessati da sentenze definitive e dalla conclusione di tutto l’iter burocratico e giudiziario che porta alla demolizione. Il comune ha già stanziato 1.650.000 euro di fondi con mutui da restituire in 5 anni. Mutui che gravano sul bilancio comunale (solo per 11 demolizioni eseguite o da eseguire). Per abbattere tutte le 250 di resa sono necessari ben 38 milioni di euro. Bisognerebbe inoltre aggiungere i costi dello smaltimento dei materiali di sedime. Ma anche i vicini comuni di Casapesenna e San Cipriano d’Aversa “vantano” duemila immobili dichiarati illegali. Un territorio, quello formato dai tre comuni, che fino a pochi anni fa è stato il tormentato centro d’azione del clan dei Casalesi, fra le organizzazioni criminali camorristiche più potenti di sempre. Circa 1.600 case abusive si trovano a San Cipriano ed altre 300 a Casapesenna, come hanno sottolineato i sindaci Enzo Caterino e Marcello De Rosa commentando le dimissioni del loro collega. Si parla di circa 10mila persone a rischio, per abitazioni “non frutto di speculazione edilizia, ma costruite in assenza di piani urbanistici. Il legislatore non può negare l’evidenza”. I costi degli abbattimenti ricadono quasi sempre interamente sui comuni, costretti ad accollarsi spese che ricadono su conti già precari e, in definitiva, sulla qualità dei servizi pubblici. Senza dimenticare i costi sociali: secondo Natale, nel 70% dei casi le case abusive sono occupate da famiglie che non hanno alternative, non saprebbero dove andare. A luglio il sindaco Natale aveva incontrato il ministro del Sud Mara Carfagna per esporle la situazione, ricevendone l’impegno ad aprire un tavolo con gli altri ministeri competenti. Poi la situazione è precipitata sino alle dimissioni di oggi.

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