Il lavoro che non si trova perché “troppo vecchi“. O perché il curriculum è troppo brillante e “nessuno vuole un cameriere con il dottorato“. Le offerte in nero, 10 ore al giorno per poche centinaia di euro al mese. I lavoretti accettati comunque, anche se a 60 anni il facchinaggio e la raccolta delle olive o dei pomodori sono pesanti. Il desiderio di sostituire il sussidio con uno stipendio – e il disagio provato nel sentirsi definire “fannulloni” – è una costante nelle decine di testimonianze di percettori di reddito di cittadinanza raccolte da ilfattoquotidiano.it (ne aspettiamo altre a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it). Se servisse una nuova smentita alla narrazione del divano, queste storie dicono che chi è in grado di lavorare fa di tutto per farlo. Ma i centri per l’impiego quasi mai aiutano. E molti beneficiari, a partire da quelli con esperienza e competenze che sulla carta li renderebbero facilmente ricollocabili, sottolineano la necessità di rendere efficienti le politiche attive i meccanismi di incrocio tra domanda e offerta.

“Non si può neanche immaginare quanto sia umanamente frustrante“, racconta Teresa, due figli piccoli, che un posto ce l’aveva ma l’ha perso con il Covid e ora non trova nulla. Danilo è stato licenziato quando il datore ha scoperto che aveva chiesto il reddito: temeva controlli, visto che il contratto era “di quattro ore settimanali a fronte delle dieci giornaliere lavorate”. Ora lui e la moglie si sono abituati a sentirsi bollare come sfaticati perché – è l’unico paletto – i lavori in nero non li accettano più. Tiziano un lavoro nel suo campo ora l’ha trovato: ha vinto un bando internazionale, tra poco si trasferirà in Belgio. Negli ultimi mesi ha vissuto grazie al reddito, chiesto con “vergogna” perché “uno che ha potuto arrivare a fare il dottorato è stato certamente più fortunato degli altri”. Non per questo non voleva sporcarsi le mani: ha cercato lavoro come cameriere, l’esperienza ce l’aveva perché da studente si era mantenuto così. Ma davanti al curriculum con i suoi titoli accademici “scoppiavano letteralmente a ridere”. Poi c’è Laura, che il lavoro ce l’ha: in mensa. Dalle 11 alle 16, per 290 euro al mese. Senza il reddito, con due figli di cui uno disabile, non vivrebbe. Come Raffaele, che fa i turni in una società di security e prende 800 euro al mese. Ne ha 500 di affitto, ha anche lui due figli. “Solo grazie al reddito (che accetto con mortificazione) posso fare la spesa”, scrive. “Vorrei dire ai Renzi e ai Salvini di farsi un giro tra la gente come me che non sta sul “divano” ma lavora per un misero stipendio. Se venisse abolito il reddito qui al sud le alternative sono rubare o suicidarsi”.

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Siamo una coppia della provincia di Bari, io 39 anni, mia moglie 43 anni, una figlia di quasi tre. Siamo entrambi laureati, parliamo fluentemente più di una lingua. Dal 2019 percepiamo il Reddito, 943 euro: è stata una boccata d’ossigeno legati come eravamo al lavoro agricolo stagionale con i caporali o altri lavori in nero da cui tra tutti e due non abbiamo mai ottenuto più di 900 euro al mese. Gli affitti nella nostra zona non sono mai inferiori a 400 euro. Il mio ultimo lavoro con un contratto di quattro ore settimanali a fronte delle dieci giornaliere lavorate per 850 euro al mese l’ho perso quando il mio datore di lavoro ha scoperto che avevamo fatto domanda per Rdc, spaventato da eventuali controlli. Stessa sorte per mia moglie che per di più era rimasta incinta. Ad oggi NASCONDIAMO di percepire Rdc nella ricerca di un eventuale lavoro anche se ormai siamo bollati come “infami’ e “sfaticati” in quanto non accettiamo lavori in nero o irregolari. Nessuno dei quali fra l’altro retribuito con più di 700 euro. Anche trovare casa è impossibile e la nostra attuale padrona di casa cerca di mandarci via perché noi “infami con il Reddito” paghiamo con bonifico, non in contanti e vogliamo un contratto regolare.
Danilo G, Triggiano

Ho 61 anni e dopo un periodo tra i 40 e i 50 in cui ho trovato solo lavori mal pagati, con agenzie interinali, nessuno mi ha voluto più. Parlo tre lingue, sono interprete parlamentare, ma sono vecchia. Quando ho avuto il reddito di cittadinanza ho almeno eliminato l’angoscia del frigo vuoto. Ma adesso, nemmeno Inps sa perché, scaduti i primi 18 mesi risulto percepire il reddito ma non è così. Ho trovato, dopo tre mesi, un Caf che se ne occuperà, sperando che la falla digitale per cui sono bloccata si possa risolvere. Non mangio se non grazie agli amici e da tre mesi sono tornata a chiedere la carità a chiunque conosco.
Federica R.

Ho 56 anni e faccio il procacciatore d’affari per un’agenzia immobiliare che negli ultimi anni ha visto calare enormemente il suo già esiguo fatturato. E’ l’unico posto che sono riuscito a trovare dopo essermi distrutto fisicamente facendo vari lavori, non ultimo il cameriere presso hotel dove si facevano anche 14 ore senza giorno libero. Con un reddito bassissimo e una famiglia mi sono visto concedere poco più di 500 euro di reddito (non ho l’aiuto per l’affitto perché il proprietario non mi ha mai voluto fare il contratto) che ho utilizzato quasi esclusivamente per le sedute di cura di mio figlio che ha il disturbo dello spettro autistico: è stato messo in lista per i centri convenzionati ma per scalare la graduatoria passano 2-3 anni. Se non vuoi che si aggravi devi andare a pagamento, quattro volte a settimana. Tanti dicono che a causa del reddito nessuno vuole lavorare. La realtà è che già a 35 anni sei considerato vecchio per fare il cameriere e se proprio trovassi qualche opportunità dovresti andare al nord dove non ti forniscono più neanche vitto e alloggio. Qui in Sicilia per accedere anche al lavoro più umile ci vuole il Santo in paradiso. Per parecchi anni ho provato ad entrare alla forestale ma tra sbagli, graduatorie da rifare e qualche minaccia pseudomafiosa non ci sono riuscito. E ho vari attestati ma non riconosciuti da nessuno: perché lo Stato dà finanziamenti per realizzare corsi che non ti danno nessuna qualifica valida?
Fabio G., Palermo

Ho lavorato per quasi 20 anni nel settore della ristorazione per pagarmi gli studi. Dopo due lauree, un dottorato ed essere stato direttore di un progetto di ricerca finanziato da un prestigioso istituto statunitense, mi sono ritrovato completamente disoccupato in Italia. Per quasi 3 anni ho continuato a partecipare a bandi e progetti senza arrivare mai ad avere una minima speranza di uno stipendio. A febbraio, con un po’ di vergogna, mi sono deciso a chiedere il reddito di cittadinanza. Con quei circa 500 euro al mese ho potuto sopravvivere continuando a lavorare ai miei progetti, riuscendo a sottoporli a un bando di mobilità internazionale in Belgio che ho stravinto (inquietante il confronto tra i giudizi finali nelle “bocciature” italiane e i toni entusiasti della valutazione internazionale dello stesso progetto) e che inizierò a fine estate con uno stipendio che in Italia non mi sarei potuto sognare nemmeno tra vent’anni. Senza i sussidi non mi sarebbe proprio stato possibile nemmeno sopravvivere qua in Italia: ho continuato a cercare lavoro come cameriere, ma tutti i datori a cui ho mostrato il mio curriculum alla lettura di “Dottorato di Ricerca” e “Principal Investigator” scoppiavano letteralmente a ridere e mi comunicavano che “nessuno assume un cameriere col dottorato”.
Tiziano F.

Ho 54 anni e percepisco il reddito da novembre 2020. Dopo 30 anni di lavoro nel 2018 l’azienda ha dichiarato fallimento e dopo la Naspi se non ci fosse stato il reddito avrei dovuto mettere in vendita la casa (Aler) per cui sto pagando il mutuo. Sono tre anni che sono alla ricerca disperata di un lavoro: ho seguito l’iter per i percettori del reddito, iscrizione al centro dell’impiego, al Comune di residenza e invio quotidiano delle candidature. Vorrei uno stipendio, da utilizzare come voglio. Ma le “politiche attive sul lavoro” sono al contrario passive, specialmente per gli over 50. Chi pensa che l’aiuto non serva, come Renzi, dovrebbe provare quella angoscia che ti sale quando non riesci a pagare il mutuo/l’affitto, le spese condominiali e tutto il resto.
Lucia S.

Siamo in quattro: io, mia moglie e due figli maggiorenni, tutti e due diplomati ma purtroppo ancora senza lavoro. Come mia moglie che lavorava in una ditta di pulizie e a causa della pandemia è stata licenziata. Fino a 10 anni fa lavoravo in una grande società di vigilanza che mi permetteva di vivere dignitosamente, poi purtroppo l’azienda cessò l’attività e da quel momento è iniziato il mio inferno. Adesso lavoro in una società di security a 800 euro al mese, con turni che arrivano fino a 12 ore al giorno. Tolto l’affitto di 500 euro e le utenze non mi rimane niente e solo grazie al reddito (che accetto con mortificazione) posso fare la spesa. Vorrei dire ai Renzi e ai Salvini di farsi un giro tra la gente come me che non sta sul “divano” ma lavora per un misero stipendio. Se venisse abolito il reddito qui al sud le alternative sono rubare o suicidarsi.
Raffaele B., Giugliano

Ho 63 anni e percepisco 580 euro di reddito da qualche mese. E’ stato un sollievo: sono separato e finalmente con quei soldi posso aiutare la mia famiglia. Posso testimoniare la latitanza dell’ufficio per l’impiego. Ho chiamato per fare la dichiarazione di immediata disponibilità e non sono nemmeno riuscito ad avere un appuntamento. Neppure l’ombra di un supporto per la ricerca di un impiego. Ho spedito curriculum attraverso piattaforme come Indeed che non hanno dato nessun feedback. L’età non aiuta, per quanto io sia piuttosto attivo e uscito da una esperienza trentennale di alto livello come consulente nell’area del marketing e della comunicazione offline e digitale. Sarei disponibile sostanzialmente a valutare qualsiasi proposta di lavoro: ho mandato CV per richieste come magazziniere, autista, aiuto giardiniere. Ma l’unica offerta che ho avuto è stata dalla piattaforma di food delivery Just Eat. Ho ricevuto un contratto nel giro di un paio di giorni: 6,75 euro all’ora. Ho preferito non iniziare.
Andrea C., Bologna

Ho due figli e la casa all’asta. Lavoro nelle mense e prendo 290 euro al mese lavorando dalle 11 alle 16. Prendo il reddito per supplire. Fra poco saremo in mezzo ad una strada, anche se ho anche un figlio disabile. I miei genitori sono morti e il mio ex ha due condanne per maltrattamenti in famiglia e stalking. L’Aler e il comune dove abito non ci dà una casa popolare/comunale nonostante ce ne siano tantissime vuote.
Laura R., Treviolo

Ho 63 anni e dal 2019 percepisco il reddito: inizialmente erano 354 euro, poi sono scesi a causa di un errore, ora con il nuovo Isee sono 442. In casa siamo io e mia moglie anche lei disoccupata. Fortunatamente non paghiamo affitto e ogni tanto c’è un aiuto dal suocero. A Renzi e Salvini vorrei dire che non stiamo a poltrire sul divano: da quando prendo il rdc, prima della pandemia ho fatto un tirocinio con un’agenzia per 6 mesi 3 giorni a settimana (facchinaggio) per 300 euro mensili e poi sono andato a raccogliere le olive. E gli ulivi non crescono in salotto.
Renato M., Perugia

Ho 41 anni e 2 piccoli. Dopo la separazione dal mio convivente ho lasciato la Germania dove lavoravo. Arrivo in Italia con la speranza di ricostruire la mia vita, trovo lavoro e un appartamentino…e scoppia la pandemia. Al CAF mi comunicano che non mi accettano la domanda di rdc perché dovevo essere residente in Italia da almeno 2 anni. Ottengo il reddito di emergenza e grazie all’aiuto del Comune per l’affitto vado avanti. Mi trasferisco in un paese più grande con la speranza di trovare un lavoro ma tornano le restrizioni. Per fortuna inizio a ricevere il rdc per pagare affitto e luce e dare da mangiare ai miei figli. Non si può neanche immaginare quanto sia umanamente frustrante non lavorare. Vogliono abolire il reddito? Bene, ci diano la possibilità di lavorare. Questo io voglio, un lavoro.
Teresa G.

Sono padre di 4 figli e finalmente grazie al reddito ho potuto comprare loro gli occhiali da vista e tante altre cose utili. Ma adesso è il momento che diano lavoro per avere un po’ di dignità, non un sussidio. Voglio lavorare con tutti i diritti. Il motivo per il quale ho fatto domanda del reddito è per poter avere un lavoro più sicuro per dare un futuro ai miei figli.
Ignazio M.

Sono un operatore sociosanitario, lavoravo in Francia ma mi hanno riscontrato una brutta malattia al fegato e ho dovuto lasciare il lavoro e rientrare in Calabria, dove ci sono mia moglie e mio figlio di 15 anni. L’unico reddito era il mio e adesso sono tre anni che non lavoro. Sono disabile al 75% e prendo 285 euro di pensione. Vista la mia situazione non riesco a lavorare e da maggio mi hanno dato il reddito di cittadinanza. Almeno posso comprare un pantalone a mio figlio e mandarlo a scuola a Catanzaro. Vogliono toglierlo? Vorrei vedere loro ad andare avanti con 285 euro al mese invece che i loro 8-10mila euro.
Giovanni P, Caraffa di Catanzaro

Sono vittima non della pandemia ma della crisi economica del 2009. Ho lavorato per 15 anni in due emittenti televisive locali a Salerno, facevo il cameraman per le riprese dei tg e servizi e produzioni in studio. L’ultima emittente mi aveva fatto prima un co.co.pro e poi un contratto a tempo determinato, che a volte scadeva e lo rinnovavano dopo 5 o 6 mesi durante i quali continuavo a lavorare dalla mattina alla sera e anche il sabato e a volte la domenica per 650 euro. Da febbraio 2010 non ci hanno più pagati per poi dichiarare fallimento. Da allora non ho trovato più nulla, la prima cosa che mi dicevano era “lei ha 47 anni, e quanto le devo dare? No io cerco giovani!”. Grazie al reddito di cittadinanza io e mia moglie, che ha una malattia neuro degenerativa ereditaria per cui è necessaria riabilitazione tre volte alla settimana, prendiamo 700 euro.
Giovanni P., Salerno

Mi sono laureata in Storia a marzo e da quel momento non ho mai smesso di inviare cv, senza ricevere quasi mai risposta. Il silenzio più totale da parte di chi millantava di offrire lavoro. Cerco costantemente di continuare con il mio grande amore, il giornalismo, ma dopo anni passati a scrivere gratis non riesco a trovare qualcuno che paghi e sia disposto a farmi prendere il tesserino. Essendomi pure sposata ho avuto la necessità di richiedere il Reddito, ma ho continuato a cercare un impiego. Idem mio marito, il quale parla quattro lingue, ha una laurea, una specializzazione e vari corsi professionalizzanti conseguiti all’estero. Un giorno mi arriva un’offerta di lavoro di un’azienda di Catania, sollecitata dall’Unict che aveva segnalato il mio profilo. 300 euro al mese, full-time. Con quei soldi, forse, mi pagherei soltanto la benzina per arrivare nel luogo di lavoro. Sto progettando di trasferirmi in Francia tra un mese.
Emanuela L., Sicilia

Ho 59 anni e tre anni fa ho perso il lavoro. Nessuno mi vuole più. Sono andato anche a raccogliere i pomodori. Grazie al reddito di cittadinanza sopravvivo abbastanza bene, se me lo tolgono per me è finita.
Stefano, Spoleto

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