Si è chiuso con un nulla di fatto l’incontro tra i sindacati e la Gkn, la multinazionale britannica che produce componenti del settore automobilistico in 30 Paesi e che il 9 luglio aveva licenziato tutti i 422 dipendenti dello stabilimento fiorentino di Campi Bisenzio comunicando loro la decisione con una semplice mail. Al tavolo convocato dal ministero del Lavoro, il ministero dello Sviluppo economico e la Regione toscana, le associazioni sindacaliste hanno rivolto alla Gkn la richiesta di ritirare la procedura di licenziamento collettivo avviata il mese scorso. Ma l’azienda ha risposto invece che sarebbe stata disponibile solo a ricorrere alla cassa integrazione per qualche mese, ribadendo di fatto la decisione di chiudere il sito e posticipando solamente di qualche mese i licenziamenti. Una proposta “inaccettabile” secondo Vincenzo Renda, segretario della Uil Toscana, che, insieme agli altri sindacati, chiede “che le istituzioni si attivino con forza per dare un futuro dignitoso ai lavoratori di Gkn”.

“Solo un’azione istituzionale forte può a questo punto dare una svolta alla vertenza” aggiungono Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm, e Davide Materazzi, segretario della Uilm di Firenze. Sono due gli interventi delle istituzioni che, secondo loro, possono influire sulla chiusura totale da parte della Gkn: “Innanzitutto l’annunciata legge che dovrebbe scoraggiare le chiusure aziendali“, spiegano, insieme alle “politiche di settore per l’automotive, anche esse più volte annunciate”. All’appello di Uil Toscana e Uilm si uniscono anche Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive e Daniele Calosi, segretario generale Fiom-Cgil Firenze e Prato: “Chiediamo alle istituzioni nazionali e territoriali di continuare nel sostegno della vertenza e nel supporto dei lavoratori” dicono in una nota congiunta, comunicando di aver presentato “un articolo 28 per condotta antisindacale” dato che la Gkn “non ha tolto dal tavolo i licenziamenti come pregiudiziali a qualsiasi negoziato”. “Fiom non accetterà nessuna soluzione che ruota intorno alla cessazione di attività”, concludono De Palma e Calosi, per i quali rimane necessario aprire un confronto urgente e libero eliminando il ricatto occupazionale“.

“Quella fabbrica non deve chiudere”, commenta la segretaria generale della Fim-Cisl Firenze-Prato, Flavia Capilli. “Abbiamo ribadito la proposta fatta il 4 agosto, nell’ultimo incontro al Mise con la richiesta di ritirare i licenziamenti e aprire la Cigo di 13 settimane per crisi. Oggi, dopo 26 giorni, l’azienda ha ribadito invece di voler andare avanti con i licenziamenti e l’utilizzo di ammortizzatori diversi, che abbiano la specificità della cessazione di attività”. Il ministero del Lavoro insieme al ministero dello Sviluppo economico e alla Regione Toscana, a seguito della richiesta dei sindacati, ha aggiornato il tavolo a breve. “Non ci arrendiamo – ha aggiunto Capilli – e continueremo a portare avanti questa vertenza con l’unico scopo di salvaguardare il futuro di 500 persone e delle loro famiglie. Insieme alle istituzioni, da sempre al nostro fianco, continueremo a sostenere la tesi che quella fabbrica non deve chiudere”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Morti sul lavoro, Inail: “In sette mesi 677 vittime”. Meno rispetto all’anno del lockdown, ma 78 in più in confronto con il 2019

next
Articolo Successivo

Manca la manodopera? In tutto l’Occidente: dalla sanità in Germania all’edilizia in Francia. Così il virus cambia il mercato del lavoro

next