“In questi giorni c’è una cosa che sinceramente appare sconcertante e che si registra qua e là nell’Unione europea: grande solidarietà nei confronti degli afghani, che perdono libertà e diritti, ma che rimangano lì, non vengano qui, perché se venissero non li accoglieremmo. Questo non è all’altezza del ruolo storico, dei valori dell’Europa e della sua unione”. Il capo dello Stato Sergio Mattarella da Ventotene, dove ha celebrato gli 80 anni del Manifesto che ha posto le basi per l’Europa unita, richiama i leader dei 27 Stati membri alle loro responsabilità sull’accoglienza a chi è arrivato e arriverà dal Paese appena abbandonato dall’Occidente. Ma sceglie parole durissime anche sull‘emergenza climatica (“si è perso tempo, fare di più”) e sul futuro dell’Unione. In Ue ci sono “due categorie di Paesi: i paesi piccoli e quelli che non hanno compreso di essere piccoli e lo stanno comprendendo adesso. La sovranità condivisa dell’Unione non è una rinuncia ma l’unico modo per conservarla, per affrontare i problemi globali”.

Serve “un dialogo collaborativo con altre parti del mondo per governare insieme il fenomeno” della migrazione, ha avvertito il presidente della Repubblica rispondendo alle domande dei partecipanti al seminario ‘Per un’Europa libera e unita’, organizzato dall’Istituto Altiero Spinelli, perché “solo una politica di gestione comune dell’immigrazione può evitarci di essere travolti da un fenomeno incontrollabile“. La politica migratoria “non è mai diventata materia comunitaria, come il Covid che ha fatto collaborare e non competere. Non si è agito così in Europa per le migrazioni. Questa carenza, questa omissione e lacuna non è all’altezza del ruolo della Comunità europea, so bene che su questo piano molti sono frenati da preoccupazioni elettorali contingenti, ma così si finisce per affidare la gestione delle migrazioni agli scafisti e ai trafficanti degli esseri umani. Bisogna spiegare che non tra un secolo ma tra venti-trent’anni la differenza demografica sarà tale da dar vita a un fenomeno migratorio che non si limiterà ai paesi di riviera ma giungerà in tutto il continente fino ai paesi scandinavi“. E “ignorare il fenomeno non lo risolve. All’Europa conviene occuparsene, governarlo con regole di accessi legali e ordinati. Sono sorpreso di posizioni di alcuni esponenti politici rigorosi nel chiedere il rispetto dei diritti in altri paesi, ma distratti di fronte alle condizioni dei migranti che scappano per fame e per persecuzione. In questa materia l’unione deve avere finalmente una voce unica”.

L’Europa ha dato del resto pessima prova di sé anche sul fronte strategico e geopolitico, ha rimarcato Mattarella: quanto accaduto in Afghanistan “ha messo in evidenza la scarsa capacità di incidenza dell’Unione europea, totalmente assente negli eventi. E’ indispensabile assicurare subito gli strumenti di politica estera e di difesa comune. La Nato è importante ma oggi è richiesto che l’Unione europea abbia una maggiore capacità di presenza nella politica estera e nella difesa. Questa prospettiva è importante anche per gli Stati Uniti”.

Unica nota positiva, la reazione di Bruxelles al Covid: “Le risposte dell’Unione Europea hanno consentito agli europei di affrontare la situazione post pandemica. Strumenti come il Next Generation non possono essere una tantum. Questi strumenti resteranno, ne sono convinto”. Ma i nemici non mancano. “I gelidi antipatizzanti dell’Unione si diano pace perché questi strumenti resteranno. Non si può tornare indietro”. E bisogna andare avanti anche sull’unione finanziaria: la Ue “non può avere una moneta unica, una banca centrale e non avere una vera unione bancaria e un vero sistema finanziario unitario. Se così non sarà quello che abbiamo costruito fino a oggi rischia di essere compromesso da quello che manca”.

Richiamo alla responsabilità anche per quanto riguarda l’emergenza climatica: “Il rapporto dell’Onu è allarmante e gli obiettivi non vanno disattesi. Qualche passo è stato compiuto ma bisogna fare di più, perché si è perso molto tempo. Quello che abbiamo di fronte è poter sopravvivere o non sopravvivere affatto. E non c’è scelta”.

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