Vaccinarsi è un dovere e non obbedienza a un principio astratto”. Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha aperto il Meeting di Comunione e liberazione a Rimini parlando di libertà individuale e collettiva, un pensiero che ha direttamente collegato alla necessità di vaccinarsi contro il Covid. “E’ un dovere”, ha detto, “perché nasce dalla realtà concreta che dimostra che i vaccini sono lo strumento più efficace per difenderci e tutelare i più deboli: è un atto di amore nei loro confronti”. La libertà “per essere tale deve misurarsi con la libertà degli altri”. Il presidente della Repubblica, collegato in remoto, ha aperto così la 42esima edizione del Meeting di Comunione e liberazione dedicata a “Il coraggio di dire ‘io'”.

Mattarella ha anche parlato della libertà a livello internazionale, usando parole che hanno fatto subito pensare alle difficili ore che sta vivendo l’Afghanistan. “La storia”, ha detto, “ci insegna costantemente quante minacce vi siano alla libertà e quanti sacrifici sono richiesti per conquistarla. Ci indica anche che si tratta di un bene indivisibile tra le donne e gli uomini di ogni Continente. Ci rendiamo conto di quanto la mancanza di libertà o la perdita di essa in altri luoghi del mondo colpisca la nostra coscienza e incida sulla comune convivenza nella sempre più integrata comunità mondiale”.

Proprio la mancanza di libertà per alcuni, ha continuato il capo dello Stato, incide su tutti. E la libertà di ognuno, è stata la sua riflessione, deve rapportarsi con quella degli altri. “Il coraggio dell’io ci rende liberi”, ha detto rievocando il tema della kermesse. “Parliamo della libertà autentica, capace di piantare solide radici, soltanto se coltiva la vocazione all’incontro e al rispetto e che è iscritta nell’animo di ogni persona. La libertà, per essere tale, deve misurarsi con la libertà degli altri. Non perché la libertà degli altri rappresenti un limite alla nostra ma perché – al contrario – la libertà di ciascuno si accresce e si consolida con quella degli altri, si realizza insieme a quella degli altri”. Quindi “la libertà cresce nella coscienza personale di ciascuno e vive insieme a quella di chi ci sta vicino, nella costruzione della coscienza comune. L’io responsabile e solidale, l’io che riconosce il comune destino degli esseri umani, si fa pietra angolare della convivenza. E, nella società civile, della società democratica”.

Il capo dello Stato ha anche parlato dell’Unione europea e delle sfide dei prossimi mesi con l’arrivo dei fondi del Recovery. “L’Unione Europea si fa motore di un nuovo sviluppo dei nostri Paesi, uno sviluppo più equilibrato e sostenibile. E’ un’occasione storica che dobbiamo saper cogliere e trasformare in un nuovo, migliore e stabile equilibrio”. Perché “c’è un io, un tu e un noi anche per l’Europa e per le sue responsabilità, contro ogni grettezza, contro mortificanti ottusità miste a ipocrisia, che si manifestano anche in questi giorni che sono frutto di arroccamenti antistorici e, in realtà, autolesionisti”. Nel mondo globale, sottolinea Mattarella, “si vince insieme, si perde insieme. La crisi del virus lo conferma. Dovremo ancora combattere la pandemia. Ma nostra responsabilità è immaginare il domani. Sentiamo che cresce la voglia di ripartire: il motore è la fiducia che sapremo migliorarci, che riusciremo a condurre in avanti il nostro Paese”.

Come sempre Mattarella ha espresso il suo auspicio perché l’Ue esca rafforzata dai processi in corso: “Le risposte emergenziali, come lo stesso piano Next Generation EU, debbono tradursi in un nuovo cammino di forte responsabilità comune“, ha detto. E questo “lo consente la riflessione in atto sul futuro dell’Europa”. A giudizio del Capo dello Stato, quindi, “la sovranità comunitaria è un atto di responsabilità verso i cittadini e di fronte a un mondo globale che ha bisogno della civiltà dell’Europa e del suo ruolo di cooperazione e di pace. Possiamo farcela, dipende anche da noi“.

Infine, rivolgendosi a una platea soprattutto di giovani, Mattarella ha chiesto responsabilità alle nuove generazioni: “Possiamo farcela. Dipende anche da noi. Ciascuno viene – e deve sentirsi – interpellato: il coraggio dipende dalla capacità di ciascuno di essere responsabilmente se stesso. Del resto, è questa la condizione dell’esercizio della libertà”.

Un lungo applauso ha segnato la conclusione dell’intervento di Mattarella. “Questo applauso”, ha detto il presidente Bernard Scholz, “è il segno della nostra profonda gratitudine per le sue parole di stima e vicinanza e per le sue riflessioni che hanno richiamato la nostra responsabilità. Faremo tesoro delle sue riflessioni in questa nostra settimana”.

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