“Ridistribuiamo i malati covid da ricovero su tutta la rete sanitaria nazionale”. È questa la proposta di Cristoforo Pomara, membro del Comitato tecnico scientifico della Sicilia e direttore dell’istituto di medicina legale del policlinico di Catania. “Se vogliamo mantenere la libertà delle persone di non vaccinarsi, vorremo allo stesso tempo non cessare di garantire gli standard sanitari adeguati per tutte le altre patologie, mi auguro”.

La Sicilia è ormai la prima Regione ad avere i numeri per un rientro in zona gialla. Il ministero della Salute non si è ancora espresso ma i dati sono chiari: il 10 per cento di ricoverati in terapia intensiva, ovvero un punto in più della soglia consentita per restare in zona bianca, il 17 per cento di posti letto occupati, due punti in più della soglia prevista, mentre l’incidenza – calcolata su base settimanale – viaggia a velocità tre volte sopra la soglia dei 50 casi ogni 100 mila abitanti. Da giorni ormai i contagi quotidiani sono tra i più alti d’Italia: 997 il 18 agosto. Ma se il giallo è alle porte “neanche l’arancione può essere lontano: gli effetti si vedono a distanza di 15-21 giorni, andare in giallo non limiterà l’incidenza”, spiega Pomara.

Quarantesette anni, Pomara è il più giovane professore ordinario di medicina legale in Italia. Con un lungo curriculum puntellato di tappe all’estero e centinaia di pubblicazioni, Pomara spiega come la pensa sul boom di contagi in Sicilia, la regione con meno vaccinati del Paese. “Basta con queste ipocrisie, se si vuole garantire la libertà, non lo si può fare sulla pelle di tutti quei malati che torneranno a non potere usufruire di uno standard di assistenza sanitaria adeguato”.

Perché mette le due cose sullo stesso piano?
Mi scusi, mi sembra piuttosto chiaro. Questo sistema della colorazione cosa comporta? Da lunedì la Sicilia potrebbe andare in giallo, anzi ci andrà, e quindi? Fermiamo il Covid limitando la seduta a 4 persone nei ristoranti o con la mascherina all’aperto?

Non funziona?
Ho sempre detto che sono misure inutili.

Intende dire che dovrebbero esserci restrizioni più rigide?
Ero per la chiusura totale, ma sono misure da prendere in una prospettiva temporanea, su una prospettiva di due anni, bisogna ragionare diversamente. Mi rendo perfettamente conto che bisogna trovare un compromesso tra le esigenze sanitarie e quelle economiche. Sono per quel compromesso. Ma se la pozione magica è riconvertire i reparti e i posti letto non sono assolutamente d’accordo.

La misura giusta è quella di distribuire i pazienti covid su tutto il sistema nazionale, dunque, come fu nella prima ondata quando i due pazienti da Bergamo furono inviati in Sicilia?
Esatto, ragionare in basi ad un sistema unitario. Perché se dobbiamo ragionare in termini di posti letto, riconvertire reparti, sottrarre quei reparti e quelle cure per tutti gli altri malati, allora bisognerà iniziare a computare in morti per o da Covid considerando anche tutte le vittime di un sistema sanitario concentrato solo sul virus.

D’accordo, ma cosa c’entrano le altre regioni?
Stiamo ragionando su base regionale, ma su base nazionale non si vuole obbligare alla vaccinazione. Bene, ci sono regioni che hanno percentuali di vaccinazioni del 95 per cento, in quelle regioni si può prevedere che l’ospedalizzazione non sarà alta. Perché dunque chiedere alla Sicilia, che paga alcuni limiti, di riconvertire i reparti e indebolire l’offerta sanitaria, portando in sofferenza, per esempio, un malato oncologico, al quale ritorneremo a rispondere: mi spiace, ma non potrà più rivolgersi qui perché è tornato ad essere centro Covid, vada da un’altra parte. Oppure: dovrà attendere. Non possiamo continuare ad ignorare i numeri di chi sta pagando di più: i malati tumorali, i cardiopatici, la lista è lunga, il punto è che continuando a ragionare così il costo delle scelte che stiamo prendendo adesso è ben più ampio delle sole vittime di Covid.

E quindi distribuiamo i malati su tutto il Paese?
Sì. Chiediamo una redistribuzione dei migranti su tutta l’Europa, cominciamo con la redistribuzione dei malati su tutto il paese. Perché se dobbiamo garantire libertà, non possono farne le spese tutti gli altri malati.

Intende dire che la libertà di non vaccinarsi pesa su un malato di cancro?
Intendo allargare il concetto del presidente del consiglio: anche riconvertire i posti non covid in covid equivale a programmare delle morti.

Ma perché la situazione siciliana deve pesare sulle altre regioni?
La scelta di non obbligare alla vaccinazione è una scelta siciliana?

No, però sono tanti i siciliani che non si sono vaccinati. Per quale motivo?
Per ignoranza e idiozia, diciamo le cose come stanno, ma anche perché inizialmente la Sicilia non ha avuto l’ondata di ricoverati e morti che hanno avuto altre regioni e la sfortuna ha voluto che i primi casi di decessi post vaccino fossero soprattutto qui, situazione amplificata dalle scelte successive a livello europeo. A questo bisogna aggiungere che è una delle prime mete turistiche estive, vuol dire che se mi arrivano turisti da altre parti d’Italia o del mondo che contraggono il virus li devo curare e questo comporta una contrazione di posti letto. Non si può dare una risposta solo regionale. Non se si continua con l’ipocrisia del volere mantenere la libertà di non vaccinarsi. Avevamo proposto lo scorso anno il passaporto sanitario e fummo tacciati di fascismo. Dovremo aspettare altri 130 mila morti prima di arrivarci?

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