“I segnali tangibili di giustizia”, tre anni dopo la strage del ponte Morandi a Genova, “sono ancora troppo pochi”. Egle Possetti, presidente del comitato per le vittime, intervenendo alla cerimonia dell’anniversario del crollo, è tornata a chiedere con forza e determinazione l’intervento delle istituzioni perché i responsabili di quella “vergogna” paghino per le loro colpe e perché la tragedia non si ripeta mai più. “Chi ha gestito incautamente le nostre infrastrutture oggi dovrebbe essere con le spalle al muro“, ha detto nel suo durissimo intervento dal palco, “dal 14 agosto di tre anni fa il vaso di Pandora si è aperto su un sistema senza dignità e umanità, ma la sensazione è che chi cerca di richiudere quel vaso, per dimenticare quanto accaduto e creare nuovi vasi di Pandora”. Con la voce rotta da emozione e rabbia, Possetti ha parlato della delusione dei familiari delle vittime per il processo di acquisizione di Autostrade da parte di Cassa depositi e prestiti: “Sono passati tre anni da quel giorno, le urla, la pioggia, le lacrime, la polvere, sono ancora nel nostro cuore, questa vergogna resterà incisa indelebilmente nella nostra anima, stiamo aspettando segnali tangibili di giustizia ma sono ancora troppo pochi“. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, intervenendo poco dopo, ha riconosciuto che “a Genova, lo Stato ha tradito la fiducia che i cittadini ripongono nei confronti delle istituzioni”. “Con il Ponte Morandi sono crollate le fondamenta del vivere civile, che è alla base della nostra comunità”, ha ammesso. Per questo, “la realizzazione del Viadotto San Giorgio è un primo passo verso il ripristino di questo legame”. Sono passati tre anni dalla strage che causò 43 vittime e sollevò importanti questioni sulla sicurezza delle infrastrutture in Italia e le responsabilità di chi dovrebbe garantirla. Dalle 11:36 del 14 agosto 2018 a oggi, la ferita non si è ancora rimarginata: per i genovesi, e per tutto il resto del Paese.

La delusione dei familiari delle vittime e le preoccupazioni per la riforma della giustizia – Per Possetti però, al di là dei tanti proclami e delle promesse sentite in questi anni, serve una svolta netta e determinata. E quindi, dal palco, ha risposto alle rassicurazioni della ministra Marta Cartabia sulla riforma della giustizia . “Siamo preoccupati per le riforme penali, non abbiamo timori solo per il nostro caso ma anche per il futuro, per la possibilità che altre famiglie vedano sfumare il loro bisogno di giustizia, non vogliamo processi eterni ma vogliamo giustizia vera”. Proprio dal palco della commemorazione, la Guardasigilli si è esposta sul processo: “L’ho detto più volte e voglio ripeterlo qui davanti a voi, senza possibilità di equivoci: non c’è mai stato alcun rischio per il processo sul crollo del Ponte Morandi” dalla riforma del processo penale.

Possetti ha fatto però un appello a tutti i rappresentati delle istituzioni: “Come cittadini di uno Stato democratico speriamo di vedere riposare i padri costituenti in pace, che resti una netta separazione dei poteri, che i deboli possano essere protetti dalle prevaricazioni dei forti, perché nulla potrà ridarci ciò che abbiamo perduto ma vorremmo sentire il calore della democrazia, non bastano le medaglie dei nostri atleti per risollevare la dignità della nostra nazione”. E ha poi concluso con una citazione: “‘La speranza è riuscire a vedere che c’è luce nonostante tutta l’oscurità’, questa tragedia non sarà chiusa in un armadio, fino a quando avremo la forza cercheremo di tenerla a galla“.

Draghi: “Impegno del governo perché non si verifichino più eventi così tragici” – Anche il presidente del Consiglio, in occasione dell’anniversario della strage, è intervenuto per “esprimere la più sentita vicinanza del governo ai familiari delle 43 vittime, a tutti i feriti, e a chi ancora oggi soffre le conseguenze di quel trauma. Non voglio entrare nel merito della vicenda giudiziaria, che farà il suo corso. Sono anche consapevole che qualsiasi messaggio non può riportare in vita i vostri cari né cancellare il vostro dolore e quello di tutta la città. Voglio però riaffermare l’impegno del governo affinché non si verifichino mai più eventi così tragici e dolorosi”. Ora urgente è ricostruire soprattutto la fiducia dei cittadini tradita dalle istituzioni: “La realizzazione del Viadotto San Giorgio è un primo passo verso il ripristino del legame” tra Stato e cittadini, ha detto. “Dobbiamo progettare con lungimiranza, costruire con rapidità e attenzione, mantenere con cura“.

Il ministro Giovannini: “Ora altre opere da mettere in sicurezza”. Fico: “Tragedia doveva essere evitata” – Poco prima aveva parlato anche il ministro dei Trasporti Enrico Giovannini, riconoscendo che “la memoria deve essere accompagnata dall’impegno a cambiare”. E soprattuto ricordando che “in Italia ci sono tanti altri ponti come questo, troppe opere costruite molti anni fa da rimettere in sicurezza e da manutenere in alcuni casi da smantellare e da ricostruire”. Per questo, ha promesso, “la nuova stagione di investimenti che si sta aprendo sarà diretta anche all’adeguamento delle infrastrutture esistenti per cui chiedo ai tanti parlamentari che sono presenti qui oggi di sostenere il nostro impegno con le votazioni per le assegnazioni dei fondi” ha detto il ministro. “Il governo ha deciso di impegnarsi ancora di più in questa direzione, oltre che con i fondi rendendo pienamente operativa l’agenzia e per la sicurezza delle ferrovie e delle altre infrastrutture nata dopo il crollo del ponte Morandi”.

Anche il presidente della Camera Roberto Fico ha pubblicato un messaggio per esprimere la sua vicinanza: “Ancora oggi resta molto difficile poter descrivere il sentimento di incredulità e di disperazione di fronte alle immagini del crollo del Ponte Morandi” ha scritto su Facebook, “è una tragedia che poteva e doveva essere evitata”. Per la presidente del Senato Elisabetta Casellati, l’Italia deve “ripartire dal modello Genova e dalla forza dei genovesi”. Ma oltre la ricostruzione è importante anche la memoria, in un anniversario che non sarà come gli altri: oggi, infatti, è iniziata la costruzione del Parco della Memoria proprio nella zona del crollo. Un monumento per ricordare, per fare in modo che “una cosa del genere non possa accadere nuovamente”, come ha detto il presidente della Regione Ligura Giovanni Toti. Che però ancora non ha dato una risposta sul perché la Regione Liguria non si sia costituita parte civile nel processo: “Stiamo valutando con i nostri legali”, ha detto.

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Ponte Morandi, “la mia riforma non mette a rischio il processo”: Cartabia ostenta sicurezza davanti ai parenti delle vittime. Invece l’improcedibilità è dietro l’angolo. Per semplici ragioni giuridiche

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