Ormai controllano la quasi totalità dell’Afghanistan e solo oggi altre 4 città si sono arrese alla loro avanzata: l’offensiva militare dei Talebani prosegue senza tregua e le Nazioni Unite avvertono che “siamo sull’orlo di un disastro umanitario“, dove “il peggio deve ancora venire”. Ora i Talebani puntano verso la capitale Kabul. Hanno già preso il controllo di Pul-i-alam, capoluogo della provincia di Logar, distante 80 chilometri dalla capitale. Dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato l’invio di truppe per evacuare i propri cittadini, la Nato ha convocato un incontro urgente per le ore 15: il segretario generale Jens Stoltenberg condurrà le discussioni con gli inviati dei 30 alleati per pianificare l’evacuazione dall’Afghanistan. Anche a Roma c’è preoccupazione per gli italiani che si trovano in Afghanistan: nella tarda serata di giovedì il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha sentito telefonicamente il presidente del consiglio Mario Draghi per fare il punto sulla situazione. Durante il colloquio è stata ribadita la necessità di procedere con la massima attenzione per mettere in sicurezza anche il personale dell’ambasciata italiana a Kabul.

L’offensiva militare in una settimana ha portato alla conquista di oltre 15 capoluoghi di provincia. Giovedì i Talebani hanno preso la seconda e la terza città più grandi dell’Afghanistan, Kandahar e Herat, dove fino a qualche settimana fa erano dispiegati i militati italiani. Questa mattina, senza nemmeno combattere, sono entrati anche a Feruz Koh, nella provincia occidentale di Ghor. La città è stata abbandonata dalle forze di sicurezza e dai funzionari governativi e le forze degli estremisti islamici ora controllano tutti gli edifici governativi della città che ha circa 132mila abitanti. Non solo, sempre nelle scorse ore i Talebani hanno conquistato anche Lashkar Gah, importante città nel sud dell’Afghanistan, capoluogo della provincia più grande del Paese, Helmand. E poi ancora sono arrivati a Qalat, capitale della provincia di Zabul, e anche a Tirin Kot, nella provincia meridionale di Uruzgan.

Donne e bambini pagano il prezzo più alto – “Circa l’80% di quasi 250mila afgani costretti a fuggire dalla fine di maggio sono donne e bambini“, ha detto a Ginevra la portavoce dell’Unhcr Mantoo. Le Nazioni Unite sono allarmate dall’attuale crisi umanitaria nel paese asiatico dove continua l’avanzata dei talebani e per il World Food Programme la situazione ha tutte le caratteristiche di una catastrofe umanitaria. “Il bilancio umano delle ostilità è immenso”, ha detto Mantoo. La missione di assistenza delle Nazioni Unite ha avvertito che senza una significativa riduzione della violenza, l’Afghanistan rischia di registrare il più alto numero di vittime civili documentate in un solo anno da quando sono contati delle Nazioni Unite. “Circa 400mila civili sono stati costretti a lasciare le loro case dall’inizio dell’anno, sommandosi ai 2,9 milioni di afghani già sfollati all’interno del paese alla fine del 2020″. Il World Food Programme ha descritto una situazione della “sicurezza alimentare e della nutrizione disastrosa“, che riguarda “un afghano su tre” e circa 2 milioni di bambini che “hanno bisogno di cure nutrizionali”. “Il paese è stato colpito da un secondo episodio di siccità in quattro anni e si prevede un raccolto inferiore alla media”, ha ammonito il portavoce Phiri.

La presa di Kandahar – Città da 651mila abitanti, Kandahara è stata strategicamente e simbolicamente la conquista più importante, essendo in passato la roccaforte dei Talebani. Tutte le forze governative afghane hanno lasciato la città e si sono rifugiate nelle caserme del 205esimo battaglione, hanno riferito alla dpa i deputati Gul Ahmad Kamin e Arif Noorzai. La ritirata è avvenuta dopo duri combattimenti con le forze talebane intorno e nella città. “Lashkar Gah – ha confermato una fonte della sicurezza – è stata evacuata. I talebani hanno deciso un cessate il fuoco di 48 ore per permettere a uomini dell’esercito e ai funzionari civili di lasciare la città”.

Il ponte aereo Usa – Di fronte “all’evolversi della situazione di sicurezza” gli Stati Uniti intanto stanno riducendo ulteriormente il personale civile a Kabul e “accelerano i tempi” del ponte aereo per portare fuori dall’Afghanistan gli interpreti e gli altri afghani che hanno collaborato con le forze Usa. Il segretario di Stato, Antony J. Blinken, e il segretario alla Difesa, Lloyd J. Austin, in un colloquio telefonico con il presidente afghano Ashraf Ghani hanno sottolineato che “gli Stati Uniti rimangono impegnati per la sicurezza e la stabilità dell’Afghanistan di fronte alla violenza dei Talebani”, si legge in un comunicato. Blinken e Austin hanno poi “ribadito che gli Usa rimangono impegnati a mantenere forti relazioni diplomatiche e di sicurezza con il governo afghano”. E hanno discusso con Ghani gli ultimi sviluppi sul terreno, con le nuove conquiste dei Talebani, “gli sforzi per ridurre la violenza e le iniziative diplomatiche in corso”. Blinken ha affermato che “gli Usa rimangono impegnati a sostegno di una soluzione politica del conflitto”, conclude la nota del portavoce del dipartimento di Stato.

Le trattative – Al di là dell’avanzata sul territorio, di città in città, dietro le quinte è stato avviato il dialogo tra parti più coinvolte nella vicenda. Secondo rivelazioni di tre funzionari americani citati dal New York Times, infatti, i negoziatori degli Stati Uniti starebbero cercando di ottenere garanzie dai Talebani sul fatto che non attaccheranno la rappresentanza diplomatica qualora il movimento dovesse arrivare fino al potere e volesse ricevere aiuti stranieri. In sintesi, gli statunitensi chiederebbero di “risparmiare l’ambasciata Usa a Kabul in cambio della promessa di aiuti al futuro governo afghano, anche se dovesse includere i Talebani“. Il compito, stando a quanto scritto dal quotidiano americano, sarebbe nelle mani dell’inviato Usa per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, che cercherebbe così di evitare che si arrivi ad avere un’ambasciata completamente vuota mentre i Talebani continuano ad avanzare nel Paese. Uno dei tre funzionari ha insistito in particolare sul fatto che il movimento fondato dal mullah Omar perderebbe qualsiasi legittimità, e di conseguenza aiuti, se attaccasse Kabul o prendesse il potere con la forza. D’altra parte i Talebani, in un comunicato ufficiale, hanno promesso una “amnistia generale” per chi ha collaborato con il governo di Kabul e le “forze occupanti”. Nel testo dell’Emirato islamico si assicura che i diplomatici stranieri “non verranno toccati”, così come le proprietà private e imprenditoriali.

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