“Qualcuno dice che abbiamo accettato un compromesso al ribasso: questa è una rappresentazione assolutamente falsa. Abbiamo ottenuto molto ma non tutti i risultati che abbiamo richiesto. Noi stiamo approvando la riforma Bonafede, la ministra Cartabia ha fatto solo alcune modifiche. Per tre quarti l’impianto normativo complessivo è targato Bonafede-Cinquestelle“. Giuseppe Conte, durante l’assemblea con i parlamentari M5s per parlare della dura trattativa sulla riforma della giustizia sfociata nell’accordo di giovedì scorso, riconosce che si è trattato di un “passaggio durissimo fino alla fine del confronto”, ma rivendica il risultato. “Siamo usciti da una situazione difficile in cui non si mostrava alcuna via d’uscita. La nostra compattezza è stata la chiave”, dice il leader in pectore. E il risultato è una riforma che “rimane la Bonafede, quindi non tradiamo nessun valore e nessun principio“. L’ex Guardasigilli, dal canto suo, annuncia che voterà la fiducia: “Darò il mio voto favorevole orgoglioso di far parte di un gruppo che ha deciso di contare su una questione importante come la giustizia”.

L’ex premier, dunque, rifiuta la lettura data da altri partiti che compongono la maggioranza, secondo la quale l’accordo sulla riforma Cartabia manda definitivamente in pensione la Bonafede. “C’erano punti su cui non avremmo potuto transigere. Ci siamo accorti subito di alcune criticità della riforma Cartabia. Erano insuperabili. Il testo così com’era non poteva essere approvato, ho fatto io stesso una grande interlocuzione con il presidente Draghi e gli altri”. E non nasconde l’amarezza per l’assenza non giustificata di un quarto dei deputati pentastellati (41) in aula alla Camera durante il voto che ha portato alla bocciatura delle pregiudiziali: “Oggi c’è stato un episodio che non mi è piaciuto. È vero che era domenica, che la nostra presenza non era fondamentale, ma noi la nostra forza politica la dimostriamo con la compattezza. Chi vuole bene al M5s partecipa alle votazioni e ai processi decisori compattamente, esprimendo la nostra linea”. Ed è stato duro con Alessandro Melicchio che ha votato in dissenso con il gruppo: “Con il tuo voto hai mancato di rispetto a tutti i tuoi colleghi ed è arrogante e presuntuoso pensare che la tua coscienza sia più importante di quella collettiva e dei tuoi colleghi. D’ora in poi queste cose devono cambiare” –

Un punto che ha provocato le critiche da parte dei parlamentari M5s è stata l’assenza dal testo dei reati ambientali tra quelli su cui non ricadrà la ‘tagliola’ della ‘non procedibilità’. E alcuni deputati, tra cui Antonella Papiro, non hanno mancato di esprimere la propria contrarietà: “Confesso che anche io sono in difficoltà. Ci sono stati miglioramenti, ma questo testo resta un abominio. Con questo non voglio mancare di rispetto alle persone che si sono impegnate per migliorare la riforma e a chi ha più competenze ma sono molto in difficoltà anche se non mi sono mai permessa di uscire con dichiarazioni su questo mio disagio”. Lei e altri deputati si sono poi detti “in difficoltà a votare la fiducia”. La relatrice Giulia Sarti ha ricordato che “ci sono le deleghe. Dobbiamo incidere tutti insieme sui decreti delegati che arriveranno e che passeranno dalle commissioni giustizia di Camera e Senato”.

Il leader in pectore del M5s respinge anche le accuse di giustizialismo piovute sul partito, secondo le quali la linea del partito dovrebbe assomigliare a quella del “fine processo mai”: “Vi prego e vi invito con entusiasmo ad abbracciare il nuovo corso. Alcune uscite del passato ci fanno male. Se qualcuno pensa che il ‘fine processo mai‘ sia l’indirizzo che debba essere ingaggiato sappia che è sbagliato perché nella carta dei principi e valori M5s ai primi punti c’è il rispetto della dignità, della libertà e dei diritti della persona e tra questi c’è anche la prospettiva di un accertamento dei fatti entro un orizzonte certo“. Quando “ragioniamo di queste cose, come la giustizia”, è il ragionamento di Conte, “vi dovete fidare di chi ha le competenze. Bisogna partire dalla conoscenza tecnica approfondita delle questioni altrimenti andiamo avanti a slogan come tutti gli altri e smettiamo di fare politica. Noi andiamo avanti a competenza e capacità. E cuore. Io ho l’impressione che molte delle reazioni che ho ascoltato siano frutto di pressioni che arrivano dai social, dalla base. Ma noi dobbiamo agire con la conoscenza, altrimenti smettiamo di fare politica”.

A chi chiede se sia previsto il voto degli iscritti anche sulla riforma della giustizia, dice: “Questo passaggio non merita una votazione sul web. La riforma rimane la riforma Bonafede e quindi non tradiamo nessun valore e non tradiamo nessun principio. Non possiamo presentarci e svolgere l’attività politica, istituzionale e di governo se ogni volta dobbiamo passare per il voto sul web”. Una scelta, questa, che non è piaciuta all’ex ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, che secondo quanto si apprende ha risposto al capo politico M5s: “Credo che il voto degli iscritti sulla giustizia sarebbe stato un elemento di forza e non di debolezza. Io do per scontato che il voto sarebbe favorevole e quindi ricompatterebbe il gruppo che, come sai Giuseppe, scricchiola. Io penso anche che se pure si interpellano gli iscritti, nessuno toglierà il merito del risultato di questa trattativa a chi lo ha portato a termine. Prendo atto che è stato deciso diversamente ma incrocio le dita che questo non porti qualcuno a non votarlo”.

Sarti ha ricordato che nel testo originario “i reati gravi contro la pubblica amministrazione e i reati di mafia se complessi avrebbero avuto al massimo 3 anni di vita in appello prima della improcedibilità. Noi abbiamo portato tutti i processi per qualsiasi reato, se complessi, a 4 anni in appello fino al 31 dicembre 2024”. E “Abbiamo ottenuto proroghe infinite in appello per reati di mafia, voto di scambio politico mafioso, terrorismo, violenza sessuale aggravata. Abbiamo ottenuto che qualsiasi reato aggravato dal metodo mafioso, per agevolare le mafie, come un traffico di rifiuti, una corruzione o un riciclaggio di denaro, arrivi a 6 anni in appello fino al 31 dicembre 2024”.

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