Il Tribunale amministrativo del Lazio, con decreto cautelare, ha respinto la richiesta, presentata dal sindaco di Albano Laziale, Massimiliano Borelli, di sospendere l’ordinanza con cui la Città metropolitana di Roma impone la riapertura del settimo invaso della discarica di Roncigliano, sito che insiste sul territorio e confina con numerosi Comuni dei Castelli romani. Lunedì 26 luglio, però la discarica non riaprirà così come previsto dall’ordinanza: mancano le coperture finanziarie che la società proprietaria dell’area, la Ecoambiente, avrebbe dovuto reperire per essere a norma con l’esercizio dell’attività.

Da mesi, con la campagna elettorale in corso, è in atto un braccio di ferro tra la sindaca Virginia Raggi e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti sui rifiuti. Raggi, della situazione in cui versa la Capitale, con cumuli di immondizia lungo le strade, ha accusato il piano rifiuti regionale: “In Lombardia ci sono 13 inceneritori e 21 discariche, nel Lazio abbiamo due discariche” e “anche la Sicilia è messa meglio con 15 discariche in attività. Il Lazio è proprio il fanalino di coda del Paese”, ha detto la sindaca. Zingaretti, a più riprese, ha sbottato, invitato il Campidoglio a individuare uno sbocco nel territorio romano e ha minacciato il commissariamento: “Sono due anni che noi diciamo che Roma si deve dotare di un sito dove conferire i rifiuti, perché i cittadini di Viterbo, di Frosinone, di Albano, dell’Emilia Romagna, dell’Abruzzo e della Puglia si sono rotti i c……i di prendere la monnezza che Roma non riesce a mettere sul proprio territorio”, ha affermato il presidente della Regione.

Tra lunedì e martedì il destino dei sacchi d’immondizia, che campeggiano lungo le strade e attorno ai cassonetti di Roma, dovrebbe definirsi. Martedì scade l’ordinanza regionale che prevede, laddove Roma non abbia individuato un sito per la discarica, il commissariamento del Campidoglio. Quindi: o la Ecoambiente reperirà le fidejussioni bancarie e per i camion dei rifiuti romani si apriranno le porte del Comune di Albano Laziale, oppure la Capitale sarà commissariata. Non è escluso che prima la questione possa tornare al ministero della Transizione ecologica, sul tavolo di Roberto Cingolani.

Intanto il Tar, nella nota con cui respinge la richiesta del sindaco di Albano Laziale, ha spiegato che “nella doverosa comparazione tra tutti gli interessi pubblici in gioco debba al momento prevalere quello a sostegno delle gravate ordinanze”. In breve: ora l’urgenza è portare i rifiuti da qualche parte. “Ha prevalso la pulizia di Roma sulla salute dei nostri concittadini – ha commentato su Facebook il sindaco di Albano –. Ci auguriamo che in Camera di consiglio (l’udienza è fissata per i primi di settembre, ndr), quando si entrerà nel merito del nostro ricorso, si cambi il giudizio che oggi decide che ci sono cittadini di serie A e di serie B”.

Il tribunale amministrativo, nel decreto, non ha però sottovalutato le problematiche evidenziate dal territorio e quindi ha prescritto che la Città metropolitana in 15 giorni assolva a tre compiti: fare delle analisi sui livelli di contaminazione delle falde acquifere sottostanti il settimo invaso e acquisire i relativi pareri ambientali; spiegare per quali motivi è stato scelto il sito di Albano Laziale pur in presenza della disponibilità avanzata dal titolare di un’area in zona Testa di Cane a Malagrotta di Roma; accertarsi della validità dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), volturata nel 2020, sul sito di Albano Laziale.

Se riaprisse la discarica di Albano Laziale, chiusa dal 2016 dopo che un incendio devastò il Tmb al suo interno, potrebbe accogliere fino a 200mila tonnellate di rifiuti, se sottoposti a trattamento in impianto. L’alternativa, trapelata per ora, potrebbe essere quella di Magliano Romano. Tuttavia i sindaci dell’area metropolitana, da nord a sud della Capitale, sono uniti sul fronte del no e dopo aver annunciato “barricate” e “disobbedienza civile” domenica sera torneranno a protestare in attesa del consiglio metropolitano straordinario sul tema convocato per il 9 agosto. “Non resteremo in balia degli eventi – ha chiarito il sindaco Borelli – monitoreremo gli sviluppi insieme ai nostri avvocati e continueremo a manifestare: la provincia non è la pattumiera di Roma”.

Intanto le associazioni ambientaliste e i parlamentari eletti sul territorio sono stati convocati in piazza Mazzini ad Albano Laziale domenica 25 luglio alle 21, insieme ai sindaci di molti Comuni limitrofi. Invitati e attesi Bruno Astorre, senatore del Pd, gli ex del M5s Emanuele Dessì ed Elena Fattori, il deputato di FdI Marco Silvestroni.

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