La pallavolo si gioca tutta con gli occhi. Per scoprirlo basta spiare un allenamento speciale: quello della nazionale italiana maschile di volley in preparazione al centro Giulio Onesti di Roma prima di partire per Tokyo, dove debutterà all’alba del 24 luglio contro il Canada (Polonia, Giappone, Iran e Venezuela le avversarie dei match successivi). Ivan Zaytsev e compagni quando sono in campo non smettono mai di guardarsi: “Siamo un gruppo che, a parte qualche nuovo innesto, si conosce dai tempi di Rio – racconta l’opposto che serve a 127 km/h – C’è una completa fiducia uno nell’altro: riusciamo a capirci alla perfezione e ad aiutarci in qualsiasi momento di difficoltà. Questa è la forza con cui affrontiamo le Olimpiadi: la consapevolezza che, in ogni momento di crisi, i compagni ti aiuteranno”. Come si alimenta questa fiducia? Lo spiega il centrale Matteo Piano: “È molto importante il tempo trascorso bene fuori dal campo per vivere bene il campo. Soprattutto per via delle restrizioni, siamo stati sempre insieme dall’inizio del ritiro. Ci sono i pokeristi, chi gioca alla play, e chi come me, Gian e Vetto ama passeggiare”.

Insieme a loro, altri due veterani classe ’85: il libero Max “Velcro” Colaci e lo schiacciatore italo-cubano Osmany Juantorena. “Os”, così lo chiamano i compagni, è il più scaramantico del gruppo. Oltre che per tecnica e atletismo, ai precedenti giochi si era fatto notare anche per non sorridere mai nelle foto di rito dopo ogni vittoria: “Mi sa che quest’anno continuerò con questa mia faccia seria che ci ha portato così bene a Rio. Però, ecco, dopo l’ultima partita, se arriviamo dove dico io, allora forse sorriderò” confessa, sorridendo. Sebbene l’assenza di pubblico sugli spalti renderà diversa la competizione, la missione è sempre la stessa: “la medaglia d’oro”, l’unico metallo che manca nella bacheca del nostro palmares. Tre bronzi (Los Angeles ’84, Sydney 2000 e Londra 2012) e tre argenti (Atlanta ’96, Atene 2004 e Rio 2016). Attenzione, però: nessuna ossessione, solo un sogno. A dare il giusto tono all’avventura ci pensa il Ct Gianlorenzo Blengini: è lui la guida, soprattutto per i debuttanti Alessandro Michieletto, Riccardo Sbertoli, Daniele Lavia e Gianluca Galassi (che si sono distinti nei mesi passati al torneo della Volleyball Nations League).

Infine il regista, colui che guida e accentra questo gioco di occhi nei 9 metri per 9 di campo: Simone Giannelli, il palleggiatore, lui che alla fine di ogni punto (guadagnato o subito) chiama i compagni nell’abbraccio in cerchio al centro del campo. Anche la sua azione è un rito, ogni pallone deve passare dalle sue mani, le stesse che muove mentre parla: “Di sicuro ci mancherà il calore del pubblico quando si accende, me lo ricordo ancora quanto ci ha caricato nella semifinale a Rio contro gli Stati Uniti, ma sappiamo tutti perché siamo lì. Io sono pronto a divertirmi e godermi appieno l’atmosfera ma soprattutto a lasciare tutto quello che ho in campo senza risparmiarmi mai”.

Credit Foto: De Sanctis/FIPAV

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