Se non ci saranno “miglioramenti” sulla riforma della giustizia, l‘ipotesi di dimissioni dei ministri M5s dal governo Draghi “è una cosa da valutare insieme a Giuseppe Conte”. A dirlo è la ministra 5 stelle alle Politiche giovanili Fabiana Dadone intervenendo durante la trasmissione Agorà Estate. “Se è a rischio l’appoggio dei Cinque stelle al governo? Dipende quale sarà l’apertura sulle modifiche tecniche”, ha dichiarato, “l’obiettivo di tutti non è certo garantire le impunità in certi casi, ma velocizzare i processi”. Secondo la ministra, la tematica della prescrizione così come impostata non raggiunge l’obiettivo. “Ci aspettiamo una discussione costruttiva, vedremo le decisioni da prendere” ha concluso. Frasi che hanno fatto molto rumore e che nel pomeriggio la stessa Dadone ha voluto precisare: “Non è nel mio stile minacciare quindi respingo al mittente i titoli apparsi in tal senso ma è nel nostro stile dialogare e confrontarci. Lo stanno facendo Draghi e Conte che sono due persone di alto profilo e sono certa troveranno punti di incontro. Ho fiducia nella politica e meno nel gossip”.

Le parole della ministra Dadone arrivano dopo l’ammissione del presidente del Consiglio Mario Draghi e della ministra della Giustizia Marta Cartabia che la riforma si può migliorare. L’apertura a modifiche, però, non ha allontanato lo spettro della fiducia autorizzata dal Cdm all’unanimità, che però “può avere delle conseguenze diverse prima del semestre bianco o durante il semestre bianco“, ha precisato Draghi.

Più cauto sembra il ministro per le Politiche agricole Stefano Patuanelli, figura di riferimento della delegazione M5s dentro il governo: “Siamo nel pieno di una discussione che vuole portare dei miglioramenti sul solco dell’impianto complessivo che la ministra ha dato alla riforma”, ha detto a RaiNews24. “Miglioramenti che sembrano necessari anche ascoltando la magistratura, il Csm e alcuni magistrati importanti. Anche il procuratore generale antimafia, Cafiero De Raho, ha espresso molte perplessità. Si sta aprendo un dibattito su come mettere dei correttivi tecnici agli emendamenti che sono usciti dal Consiglio dei ministri e arrivare a una discussione serena, per migliorare il testo”. Per Patuanelli, peraltro, “questo non c’entra nulla con la questione fiducia: questo è un provvedimento così importante, con tanti emendamenti e con il voto segreto, se non c’è la fiducia rischia di fare uscire un testo scoordinato. E può essere un problema molto importante su temi di giustizia penale. Quindi l’autorizzazione alla fiducia è a protezione del percorso di coinvolgimento delle forze politiche di oggi per migliorare il testo. Percorso in cui noi del M5s siamo centrali perché non ci siamo sottratti nel Consiglio dei ministri in cui sono stati approvati gli emendamenti. Se ci fossimo sfilati in quel momento oggi a questa discussione nemmeno parteciperemmo. E probabilmente il percorso di modifica sarebbe un percorso peggiorativo per noi e non di miglioramento. Stiamo andando nella direzione di trovare un accordo per migliorare il testo e credo sia possibile farlo”. Insomma, per Patuanelli l’eventuale ricorso alla fiducia non è vissuto come un pressing da parte di Palazzo Chigi.

La questione insomma rimane aperta. “Ieri il consiglio dei ministri ha posto la fiducia sulle norme che riformano la giustizia”, ha dichiarato il senatore di Leu Pietro Grasso. “Non è un buon segnale: abbiamo una settimana circa per migliorare quei testi e cercare soluzioni migliori per evitare che troppi processi vengano dichiarati improcedibili in futuro. Non sprechiamo questo tempo in polemiche, impieghiamolo per intervenire dove necessario”.

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