La multinazionale Timken di Villa Carcina a Brescia ha comunicato la chiusura immediata dello stabilimento. I 106 lavoratori dell’azienda dell’indotto automotive, che produce cuscinetti a rotolamento, acciai legati e relativi componenti, “sono già in sciopero e presidio permanente”, ha dichiarato la Fiom-Cgil di Brescia. Dopo che il governo ha eliminato il blocco dei licenziamenti, Timken “è la terza multinazionale del settore automotive che decide di chiudere senza neanche l’utilizzo degli ammortizzatori sociali”, sottolinea in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil. Quest’ultimo annuncio, infatti, si aggiunge alle altre procedure aperte solo nelle ultime tre settimane: Gkn di Campi Bisenzio e Giannetti Ruote di Ceriano Laghetto (Monza). Senza dimenticare la vertenza Whirlpool a Napoli. Per questo Re David annuncia che a partire dalla manifestazione di oggi a Firenze “inizia una settimana di mobilitazione dei metalmeccanici contro i licenziamenti“. ”

A Firenze questa mattina si è tenuta la manifestazione e lo sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil a sostegno della vertenza della Gkn, proprio contro la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio e il licenziamento dei 422 dipendenti annunciati via mail dalla proprietà. Centinaia di persone si sono ritrovate in piazza Santa Croce: “Firenze difende il lavoro” è lo slogan della manifestazione, che ha registrato le adesioni di numerose associazioni, delegazioni dalle fabbriche e rappresentanti di partiti. Si chiede “il ritiro di tutti i licenziamenti, per la dignità del lavoro, per la tutela del tessuto industriale, per un sistema economico basato sui diritti, la legalità e il rispetto del lavoro”, spiega una nota.

“In piazza a Firenze erano presenti delegazioni degli stabilimenti Stellantis e Cnhi, della Gkn di Brunico e di altre aziende metalmeccaniche in particolare della Toscana e dell’Emilia Romagna“, sottolinea Re David. Dalla Brianza all’ex Ilva fino alla vertenza Whirlpool, la segretaria Fiom annuncia quindi una settimana di mobilitazioni che si concluderà giovedì 22 luglio con “lo sciopero di 2 ore con assemblee deciso a livello nazionale per tutti i metalmeccanici per una mobilitazione generalizzata della categoria”. “Non si può permettere ai fondi e alle multinazionali di disfare il sistema industriale di questo Paese – spiega Re David – il governo ha sbagliato a sbloccare i licenziamenti dell’industria senza aver messo in campo adeguate politiche industriali, vincoli per le imprese e una riforma degli ammortizzatori sociali in grado di affrontare la transizione ecologica dell’industria nel rispetto dei lavoratori e dei territori.
Vanno bloccati i licenziamenti nell’automotive – settore strategico per l’industria e parte rilevantissima delle nostre esportazioni- che attraversa una fase di profonda di trasformazione e riorganizzazione. Bisogna convocare il tavolo di settore per discutere di un piano quinquennale in grado di affrontare e sostenere la transizione e la rigenerazione con politiche industriali e strumenti a sostegno adeguati”, conclude Re David.

“Dopo la Gianetti Ruote in Brianza e la Gkn di Campi Bisenzio, oggi la Timken. È evidente che stiamo assistendo all’ennesima aggressione al lavoro e al tessuto industriale e sociale di un territorio da parte di una multinazionale, che sceglie il licenziamento all’utilizzo di ammortizzatori sociali. La Fiom ha chiesto al Mise di convocare azienda ed istituzioni locali per affrontare l’ennesima vertenza nel settore ed evitare i licenziamenti”, dichiarano Simone Marinelli, coordinatore nazionale automotive, e Antonio Ghirardi, segretario generale Fiom-Cgil Brescia. “Altra settimana, nuovi licenziamenti“, afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Eppure ho l’impressione – prosegue – che sia la stessa storia della Giannetti Ruote di Monza, della Gkn di Campi Bisenzio , della Whirlpool di Napoli. Si scarica su lavoratori e lavoratrici il peso della crisi. E il ‘governo dei migliori‘? Non pervenuto. Non ci rassegniamo – conclude Fratoianni – e continueremo a sostenere la lotta di lavoratori e lavoratrici per difendere il loro futuro e la loro dignità“.

In Emilia Romagna intanto protestano anche i lavoratori della manifattura Riese, che già a maggio aveva avviato una procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività. Lunedì al tavolo del ministero dello Sviluppo per la vertenza erano presenti solo i sindacati e i rappresentanti di Confindustria Emilia-Romagna ma non l’azienda. “Questa assenza è un fatto gravissimo nei confronti delle istituzioni e soprattutto nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie”, hanno commentato i rappresentanti sindacali intervenendo all’incontro questo pomeriggio. “Abbiamo chiesto al Mise e alla Confindustria regionale di condannare pubblicamente l’atteggiamento dell’azienda Manifattura Riese (marchio Navigare) che, come è noto, ha aperto la procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività mettendo in liquidazione l’azienda solo per fini speculativi, lucrando sulla vendita del marchio e sull’abbattimento dei costi, nonostante i bilanci dell’azienda siano positivi”. E’ stato chiesto il ritiro della procedura perché “sia a livello regionale che nazionale sussistono accordi per l’utilizzo di tutte le misure alternative ai licenziamenti (il patto per il lavoro della regione Emilia-Romagna e l’avviso comune sottoscritto dal Governo con Cgil, Cisl, Uil), a questo si aggiunge la proroga del blocco dei licenziamenti per i lavoratori della Moda fino al 31 ottobre e il tavolo permanente di crisi del settore. Per queste ragioni il comportamento dell’azienda va respinto con forza poiché esempio di comportamento imprenditoriale inqualificabile, e ci impegniamo ad intraprendere tutte le azioni legali necessarie”, concludono i sindacati.

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