La somministrazione di prime dosi del vaccino contro il Covid-19 è precipitata in un mese del 73%. E con la diffusione della variante Delta sono a rischio 2,2 milioni di over 60 non vaccinati e i circa 2,5 che hanno ricevuto soltanto la prima dose. Sono i dati del monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe sull’andamento del virus e lo stato della campagna vaccinale. Mentre i contagi settimanali sono cresciuti del 61,4% (settimana 7-13 luglio), ma continuano a calare ospedalizzazioni e decessi. E sul tanto dibattuto modello francese di Green pass la Fondazione dichiara: “Inapplicabile nel breve termine”.

Over 60 – In totale il 60,8% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+719.235 rispetto alla settimana precedente), mentre il 41,9% ha completato il ciclo vaccinale (+3.208.392 rispetto alla settimana precedente). A preoccupare, però, è ancora l’alto numero di over 60 non vaccinati (più di 2,2 milioni, leggi il focus) a causa della diffidenza verso i vaccini come AstraZeneca e Johnson&Johnson, oltre alla carenza delle dosi in arrivo che, complice la stagione estiva, ha provocato anche il drastico calo delle prime somministrazioni. La percentuale di over 60 che hanno ricevuto almeno una dose è incrementata in maniera irrisoria rispetto alla settimana scorsa (+0,4%) con nette differenze tra le ragioni: in Puglia, Lazio e Umbria la percentuale di over 60 vaccinati con almeno una dose supera il 90%, fanalino di coda la Sicilia con il 78,1%. “In questo scenario – spiega Marco Mosti, direttore operativo di Gimbe – la percentuale di prime dosi sul totale delle dosi somministrate è in progressiva riduzione da 4 settimane consecutive”. In questo contesto, la variante Delta del virus, che si diffonde più velocemente, è destinata a diventare prevalente anche nel nostro Paese. Particolarmente a rischio i 4,77 milioni di over 60 che hanno ricevuto solo la prima dose o non hanno neanche iniziato il ciclo vaccinale. “Il balzo in avanti rispetto ai 5,75 milioni di over 60 non adeguatamente protetti della scorsa settimana – puntualizza Renata Gili, responsabile ricerca sui servizi sanitari di Gimbe – è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali. In altri termini, non cresce il numero di over 60 che ricevono la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale in questa fascia di età”.

Aumento dei casi e campagna vaccinale – Uno scoglio critico in una settimana in cui si registra netto aumento dei nuovi casi (8.989 contro i 5.571 della scorsa settimana), fa sapere la Fondazione, potrebbe addirittura essere sottostimato dato il calo di tamponi effettuati. Nella settimana 7-13 luglio in tutte le Regioni, ad eccezione di Basilicata e Valle D’Aosta, si rileva infatti un incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente per la progressiva diffusione della variante Delta. La scarsa attività di testing “rende impossibile un tracciamento adeguato dei contagi”, dichiara il presidente Nino Cartabellotta. Dall’inizio di maggio il numero di persone testate settimanalmente si è infatti progressivamente ridotto del 56,3%, passando da 662.549 a 289.869. Nonostante la ripresa della curva, al momento ricoveri e terapie intensive calano, rispettivamente del -11,3% e del -16%. Così come anche i decessi (-35,8%): erano 162 la settimana scorsa, contro i 104 di adesso. Intanto la campagna vaccinale rallenta. Con la ventilata uscita di scena dei farmaci a vettore adenovirus (Johnson&Johnson e AstraZeneca), il quadro potrebbe peggiorare nel terzo trimestre dell’anno in cui si rischia di poter contare solo su 45,5 milioni di dosi di vaccini a Rna messaggero, la metà di quelle preventivate. Secondo i rilievi della Fondazione, le stime di oltre 94 milioni di dosi per il terzo trimestre non sono realistiche in quanto includono 6,64 milioni di dosi del vaccino di CureVac che non ha superato i test clinici e 42 milioni di dosi di vaccini ad adenovirus.

Green pass modello Macron – “Se per limitare la circolazione del virus rimangono fondamentali i comportamenti virtuosi, l’utilizzo del green pass sul modello francese per l’accesso a bar, ristoranti e altre attività, seppur auspicabile è poco applicabile a breve termine – spiega Cartabellotta – per vari ostacoli che dovrebbero essere fronteggiati e rimossi. Innanzitutto l’indisponibilità di vaccini per tutti coloro che vorrebbero riceverli e la non gratuità dei tamponi in tutte le Regioni genera un rischio di discriminazione”. Servirebbero poi anche “controlli serrati e sistematici”, sottolinea il presidente della Fondazione. “Manca poi una legge sull’obbligo vaccinale per chi svolge mansioni a contatto col pubblico”. Inoltre, conclude il presidente della Fondazione, è “indispensabile rimettere al centro dell’agenda politica il tema scuole: in assenza dei mancati adeguamenti strutturali e organizzativi, infatti, per il prossimo anno scolastico c’è il rischio concreto di dovere ricorrere nuovamente alla didattica a distanza, considerato anche che il 75% circa della popolazione 12-19 ed oltre 216 mila persone impiegate nella scuola (14,8%) non hanno ancora ricevuto neppure una dose di vaccino” conclude.

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