Nella giornata di ieri la Commissione Europea ha finalmente svelato il suo pacchetto “fit for 55” ovvero il piano che è stato redatto per tagliare le emissioni di gas serra del 55 per cento entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990) per dirigersi verso la piena neutralità climatica entro il 2050.

Ad oggi il pacchetto comprende una prima serie di proposte riguardanti il cambiamento climatico, l’energia e il trasporto a cui seguirà – a fine anno – un secondo filone inerente il gas.

Giornata tesa quella di ieri, con le due ore di ritardo (rispetto al programma iniziale della conferenza stampa indetta dalla Commissione Europea), che ha fatto montare la tensione tra i giornalisti e gli addetti ai lavori presenti all’interno della press room del Berlaymont fino alle stelle. Secondo i rumors l’attesa è stata dovuta ad un duro dibattito che ha visti contrapposti la Presidente Ursula Von der Leyen, ansiosa di presentare il pacchetto a sua firma, contro diversi Commissari non ancora convinti della proposta green della Presidente. I quali hanno manifestato un chiaro disappunto sia per i modi, che per la velocità di approvazione dell’iter, facendo trapelare il messaggio che più che fit for 55, si trattasse di un fit for Germany.

La preoccupazione più condivisa è stata quella di valutare quale sia realmente l’impatto sociale che le riforme avranno sui gruppi vulnerabili, in particolare per quelli presenti in quegli Stati membri dove famiglie e industrie sono ancora fortemente dipendenti dai combustibili fossili.

A quanto pare si è trattato di un vero e proprio uno contro tutti che ha evidenziato come la Von der Leyen sembri più interessata alla forma – e ad un compromesso al ribasso – piuttosto che alla sostanza, mettendo in risalto una crisi inter-istituzionale confermata dal voto contrario del Commissario austriaco al budget, Johannes Hahn, espresso nel corso di un collegio precedente alla conferenza stampa.

Il momento è cruciale, soprattutto in questo periodo storico dove il cambiamento climatico comincia a fare veramente paura, soprattutto alla luce dei recenti picchi di estremo calore registrati qualche giorno fa in Canada o alle inondazioni che stanno colpendo diversi paesi del mondo, Germania, Francia e Belgio compresi (da dove scrivo, mentre continua a diluviare da giorni e dove i fiumi esondano portandosi dietro tragedie e disastri). Eventi che ci mostrano ancor più dolorosamente come l’emergenza climatica sia infine arrivata drammaticamente ai giorni d’oggi, obbligandoci ad agire senza più alcun rinvio, per evitare impatti ancora più devastanti sull’ecosistema ambientale e, conseguentemente, sulle popolazioni e sul sistema economico.

Energia, Clima e Trasporto

Tra le proposte sottoposte alla lente di ingrandimento dei portatori di interesse del settore industriale ed energetico, insieme alle associazioni ambientaliste e i rappresentanti nelle istituzioni come me, vi sono state: la direttiva sulle energie rinnovabili (RED); la direttiva sull’efficienza energetica (EED); la direttiva sulla tassazione energetica (ETD).

Insieme al gruppo dei Greens/EFA, di cui faccio parte in Parlamento europeo, abbiamo lottato affinché questo primo pacchetto fosse quello più ambizioso, poiché sarà oggetto di una lunga negoziazione tra Parlamento, Commissione e Consiglio. Che potrebbe durare fino a due anni. La proposta avanzata dalla Commissione rappresenta chiaramente un primo passo in avanti, frutto di notevoli pressioni realizzate negli ultimi anni dalla società civile e da noi ambientalisti in parlamento europeo.

Attenzione però! Non è tutto oro quello che luccica: le criticità continuano a persistere, basti pensare che il 75% del Pil mondiale è attualmente coperto da obiettivi di neutralità climatica, ma non esiste ancora alcun progetto su come arrivarci.

Quello che c’è da sapere sulla proposta e gli obiettivi della Commissione

Ecco alcuni obiettivi che aprono a nuove sfide per diversi settori economici: dal 2035 (sarebbe stato meglio 2030, per noi), in Europa, dovranno essere immatricolate unicamente auto a zero emissioni e per le emissioni esistenti si dovrà passare ad almeno il 40% in meno, per i settori del trasporto, riscaldamento degli edifici, agricoltura, piccoli impianti industriali e gestione dei rifiuti.

La PA dovrà dare l’esempio attraverso azioni di efficientamento energetico dei propri edifici ad un ritmo costante del 3% annuo. Nascerà inoltre il Fondo climatico sociale che avrà lo scopo di dare sostegno all’innovazione dei sistemi di riscaldamento, vera piaga dell’inquinamento cittadino.

È previsto anche un sistema di Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) ovvero una vera e propria “tassa sull’inquinamento” rivolta alle aziende internazionali che intendono importare in Europa. I settori più colpiti saranno quello dell’acciaio, cemento, alluminio e fertilizzanti.

Nonostante tutto il pacchetto della Commissione è necessario e presenta una buona offerta anche se alcune importanti pietre miliari per il rispetto del clima sono ormai andate perse. Sebbene le riforme presentate puntino nella giusta direzione, gli obiettivi fissati risultano essere ancora inadeguati.

L’aumento del target UE per le energie rinnovabili pur essendo adeguato, non risulta essere vincolante per gli Stati membri e non condurrà ad un’economia alimentata da fonti rinnovabili al 100% a cui si potrebbe ambire già nel 2040.

Altro aspetto decisamente discutibile è la non abolizione del rilascio di permessi gratuiti per le imprese inquinanti, dove le industrie continueranno a non pagare l’intero prezzo della CO2 per altri 15 anni.

La vera sfida inizia oggi e continuerà nei prossimi due anni tra Parlamento e Consiglio, dove si scontreranno diverse visioni del mondo e della società, nella speranza che prevalga quella che lotta affinché le prossime generazioni abbiano ancora un Pianeta dove poter vivere.

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