È stata prolungata di altri 45 giorni la custodia cautelare nel carcere di Tora, al Cairo, di Patrick Zaki, il 30enne studente egiziano dell’università di Bologna arrestato il 7 febbraio del 2020 con l’accusa di propaganda sovversiva su Internet. Lo ha riferito all’Ansa Lobna Darwish, portavoce dell’organizzazione non governativa egiziana Eipr (per la quale Patrick era ricercatore in studi di genere), annunciando l’esito dell’udienza tenuta lunedì. Il precedente rinnovo risaliva al 1° giugno. Secondo Amnesty International, Zaki rischia fino a 25 anni di carcere. La legge egiziana prevede che la custodia cautelare possa durare fino a un massimo di due anni, ma anche essere prolungata se emergono nuove contestazioni.

“Mi chiedo se anche dopo il secondo voto del Parlamento in favore di Patrick Zaki il Governo italiano continuerà a invitare alla cautela e al silenzio, oppure prenderà qualche iniziativa. Ad esempio, convocando l’ambasciatore d’Egitto in Italia per esprimere il proprio scontento”, commenta Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Ci sono volute 48 ore per conoscere un esito che purtroppo molti davamo per scontato, una sentenza ancora una volta crudele, che farà aumentare fino a oltre un anno e mezzo la detenzione senza processo e senza possibilità di difendersi”.

Le accuse a carico dello studente sono basate su dieci post su Facebook – considerati falsi dai suoi legali – che secondo l’autorità giudiziaria del Cairo costituiscono diffusione di notizie false, istigazione alla violenza e a crimini terroristici. Martedì l’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera Josep Borrell ha ricevuto il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry trattando “il tema dei diritti umani in Egitto” ed esprimendo “preoccupazione per la pena capitale”. Il caso di Patrick Zaki, riferisce il portavoce di Borrell, “è costantemente sollevato dall’Ue al livello appropriato”.

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