Al Senato è ricominciato il dibattito sul ddl Zan. Dopo la bocciatura delle pregiudiziali, Palazzo Madama ha respinto anche la questione sospensiva sull’esame del provvedimento sul contrasto della discriminazione o violenza per sesso, genere e disabilità. Ma lo stop è passato solo per un voto: 136 senatori hanno votato per continuare la discussione, 135 per sospenderla. Secondo quanto emerge dai tabulati erano assenti ‘non giustificati’ 5 senatori del Movimento 5 Stelle, 4 senatori di Forza Italia, 3 della Lega. Numeri al netto, quindi, dei parlamentari in missione. Matteo Renzi ne approfitta per provocare l’asse Pd-M5s: “Immaginate cosa potrà accadere con voto segreto.I numeri sono a rischio, serve un grande accordo perché a scrutinio segreto questa legge non passa”. Identiche le parole pronunciate da Matteo Salvini: “Se Letta e il Pd insistono a non voler ascoltare, dialogare e trovare una soluzione, la legge è morta”. Ripresa la discussione generale, è stata Fratelli d’Italia a intervenire con Claudio Barbaro che ha annunciato “una maratona di interventi” da parte del suo partito: e dunque il partito di Meloni intende puntare sull’ostruzionismo. Nel pomeriggio, dopo l’avvio dell’elezione dei nuovi componenti del Cda della Rai, l’Aula del Senato ha ripreso la discussione generale sul Ddl Zan contro l’omotransfobia. Gli iscritti a parlare sono 59, 14 sono già intervenuti questa mattina.

7 assenti tra il centrodestra. Ciampolillo (ancora) decisivo – Tra gli assenti leghisti figurano i nomi di Roberto Marti, Paolo Saviane e Umberto Bossi, da tempo lontano dal Senato per motivi di salute. Per quanto riguarda gli azzurri non presenti al voto, anche questi ‘non giustificatì da missione o congedo, figurano i nomi di Niccolò Ghedini, Roberto Berardi, Giuseppe Mangialavori e Barbara Masini. Assenti anche i pentastellati Giuseppe Auddino, Gianni Girotto, Pietro Lorefice, Paola Taverna e Sergio Vaccaro. L’assenza dei sette senatori del centrodestra – senza le quali si sarebbe verificato un diverso esito al momento del voto – ha provocato l’irritazione di Fratelli d’Italia. Voto decisivo sarebbe stato, ancora una volta, quello dell’ex M5s Lello Ciampolillo: “Ho salvato il ddl Zan? Pare proprio che sia così”, ha detto all’agenzia Adnkronos. Il senatore barese non è nuovo a blitz dell’ultima ora per un voto in Aula. Alla cronaca del Senato resta il suo voto pro-Conte al moviolone, la sera del 19 gennaio scorso, alle 22.23: sarà suo l’ultimo voto di fiducia al governo Conte II. La presidente Casellati fu persino costretta a far intervenire la Var, validando poi il voto.

L’applauso dei renziani – Per il resto la giornata, a Palazzo Madama, si è fatta segnalare soprattutto per la corrispondenza di amorosi sensi tra i partiti dei due Mattei, Italia viva e Lega. I renziani ieri si sono prodotti in un fragoroso applauso dopo l’intervento di Matteo Salvini. Il video di quel battimano è stato postato da Monica Cirinnà, senatrice del Pd, su twitter. Il capogruppo dei renziani a Palazzo Madama, Davide Faraone, ripreso in primo piano, si è offeso. E ha chiesto alla presidente Elisabetta Casellati di difenderlo: “La senatrice Cirinnà ha pubblicato un video fatto col suo telefonino rendendomi oggetto di una lapidazione social“, ha detto raccogliendo la solidarietà della presidente del Senato. “Io non so se la senatrice Cirinnà ieri ha ripreso – ha detto Casellati- Farò verificare attraverso le immagini che vengono riprese e se è successo ci saranno conseguenze previste dal regolamento. Gli applausi io non li interrompo mai da qualunque parte provengono. Mi spiace che se vengono da una parte allora va bene, se da un’altra no: è un Parlamento libero dove ognuno può esprimere quello che crede”. Evidentemente, verrebbe da aggiungere, è un parlamento libero a patto di non mostrare fuori quello che accade dentro. Ai renziani, comunque, è subito arrivata la solidarietà della Lega, intervenuta con Alberto Bagnai, che ha inviato al collega un affettuoso “benvenuto nel mio mondo“.

L’asse con la destra – Faraone, poi, ci ha tenuto a rivendicare il peso decisivo dei renziani nell’approvazione della norma: “Se ieri è stata bocciata la pregiudiziale di costituzionalità è stato grazie ai 13 voti di Italia Viva. La pregiudiziale non è passata per 12 voti, è stata bocciata grazie ai nostri voti”. Un assist per Ignazio La Russa che ha chiesto ai renziani di votare per lo stop all’iter del provvedimento: “Pensateci oggi per il voto che avremo tra poco. Errare è umano perseverare è diabolico, devi astenerti oggi da votare a favore di chi predica odio”. Poi, l’esponente di Fratelli d’Italia, ne ha approfittato per pronunciare davanti all’aula una fake news: “Faraone, lo sai che se passa la legge il tuo applauso di ieri può essere considerato istigazione? Può farti avere il carcere, fino a un anno e sei mesi”. L’aula, comunque, ha respinto la sospensiva per un voto.

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