Mentre nel Paese continuano le proteste antigovernative legate alla carenza di farmaci e alla crisi economica dovuta anche all’embargo imposto dagli Stati Uniti e acuita dopo quasi due anni di pandemia, le forze di sicurezza dell’Avana hanno arrestato, insieme a una ventina di altri colleghi presenti a Cuba, la corrispondente del quotidiano spagnolo Abc, Camila Acosta, che sarà perseguita per “crimini contro la sicurezza dello Stato” dopo aver raccontato le manifestazioni iniziate domenica sull’isola. Ue: “Liberare tutte le persone incarcerate”.

La giornalista è stata fermata da diversi agenti della polizia alle 16 di lunedì, mentre stava uscendo di casa in compagnia del padre che aveva bisogno di un test anti-Covid. Secondo quanto riferito, gli agenti sono poi entrati nella sua abitazione per una perquisizione e hanno preso tutta la sua attrezzatura da lavoro, compreso il computer. Secondo quanto si apprende, la donna è ora detenuta in una stazione di polizia del comune di Cerro. Solo poche ore prima del suo arresto, Acosta aveva seguito le proteste per il quotidiano, in particolare quelle avvenute all’Avana domenica. Alla fine della giornata, Internet e i suoi messaggi WhatsApp erano stati bloccati.

Sul comportamento del governo e delle forze di sicurezza cubane è intervenuta anche l’Unione europea, con il portavoce della Commissione Ue per gli Affari Esteri, Peter Stano, che ha dichiarato: “Siamo al corrente delle notizie di arresti”, si tratta di misure “inaccettabili”. L’Ue chiede di “liberare immediatamente le persone arrestate sulla base delle loro convinzioni politiche o a causa del loro lavoro di giornalisti” e si augura che il popolo cubano abbia “maggiore libertà”, visto che sta protestando a causa della “carenza di farmaci” e per la situazione generale nell’isola.

Intanto l’ufficio politico del comitato centrale del Partito comunista di Cuba (Pcc) ha tenuto una riunione presieduta dal presidente Miguel Díaz-Canel “alla quale ha partecipato il generale dell’esercito Raúl Castro Ruz“. “Durante l’incontro – si dice poi – sono state analizzate le provocazioni orchestrate da elementi controrivoluzionari, organizzati e finanziati dagli Stati Uniti con finalità destabilizzanti”. I membri del più alto organo del partito, si sostiene infine, “hanno anche esaminato la risposta esemplare del popolo all’appello del compagno Díaz-Canel a difendere la Rivoluzione nelle strade che ha permesso di sconfiggere le azioni sovversive”.

Aumentano, comunque, i Paesi latinoamericani che hanno manifestato sostegno nei confronti del governo di Cuba. Dopo il Messico, anche l’Argentina per bocca del suo presidente Alberto Fernández ha chiesto la fine dell’embargo e delle sanzioni imposte a L’Avana, tra le principali cause della crisi economica nel Paese. Fernández ha dichiarato in un’intervista a Radio 10 di “non conoscere esattamente la dimensione del problema a Cuba”, aggiungendo tuttavia che “se siamo davvero preoccupati per ciò che sta accadendo, come ha anche detto (il presidente messicano) Andrés Manuel López Obrador, mettiamo fine alle misure restrittive che stanno facendo danni incalcolabili a L’Avana e al Venezuela. Non c’è niente di più disumano in una pandemia che bloccare economicamente un Paese. Non è né l’Argentina né alcun Paese al mondo che può dire cosa si deve fare. Dobbiamo promuovere la pace tra i popoli e far sì che le persone trovino il modo di dialogare. Questo è quello che ho sempre sostenuto nel caso del Venezuela”.

Il presidente della Bolivia, Luis Arce, ha invece denunciato le “azioni destabilizzanti”, la “disinformazione” e un “attacco straniero” nei confronti dell’isola caraibica, riprendendo la tesi dell’esecutivo cubano. “Esprimiamo il nostro pieno sostegno al popolo cubano nella sua lotta contro le azioni destabilizzanti”, ha sottolineato Arce indicando che “più il governo di Cuba avanza nel campo della salute e della scienza, più deve affrontare la disinformazione e gli attacchi stranieri”.

Come era facile ipotizzare, anche da Caracas arriva pieno sostegno a L’Avana che con il Venezuela condivide il problema dell’embargo Usa: il rpesidente Nicolas Maduro ha dato tutto il suo sostegno al “popolo di Cuba” e al “governo rivoluzionario di Cuba” dopo le inedite proteste sull’isola. “Cuba ne uscirà – ha detto – ci è stato inflitto lo stesso metodo di soffocamento e persecuzione, a Cuba è stato applicato per per 60 anni. Se gli Stati Uniti e gli oppositori estremisti vogliono davvero aiutare il popolo cubano, revochino immediatamente le sanzioni e il blocco contro il popolo di Cuba”.

Anche la Cina si schiera dalla parte del governo chiedendo agli Usa la revoca dell’embargo. Il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian, nel primo commento ufficiale di Pechino sulle proteste anti-governative nel Paese comunista, ha detto che “la Cina sostiene con forza il lavoro di Cuba contro la pandemia, nel miglioramento della vita delle persone e nella stabilità sociale. Il blocco Usa è la causa principale della carenza di medicinali ed energia”. Washington, quindi, “deve revocare del tutto l’embargo e svolgere un ruolo positivo perché il popolo cubano superi la pandemia”.

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