Una situazione critica, fatta di turni di lavoro massacranti, terrore e umiliazioni. È questo l’ambiente del reparto di ginecologia del Santa Chiara di Trento che traspare dall’indagine della commissione d’inchiesta, chiamata a fare luce sul caso della scomparsa di Sara Pedri, la dottoressa di cui non si hanno più tracce dal marzo scorso. La sparizione della 34enne forlivese ha scatenato nella sanità trentina un ciclone che ha portato al trasferimento del primario Saverio Tateo e di una delle responsabili di reparto Liliana Mereu insieme alle dimissioni del direttore generale dell’Apss Pier Paolo Benetollo.

Centodieci audizioni del personale, analisi dei turni, verifica di mail e documenti. Gli inquirenti hanno svelato una realtà professionale insostenibile, con vessazioni e comportamenti mortificanti da parte dei medici. “Un clima avvelenato”, secondo le parole dell’avvocato della famiglia di Sara, Nicodemo Gentile, che potrebbe essere stato alla base della conseguente sparizione della giovane dottoressa. E che, stando alle ultime ricostruzioni, era stato denunciato da altre sei dirigenti e ostetriche già prima del caso Pedri.

Nei mesi precedenti, infatti, alcune colleghe di Sara si erano rivolte ai legali Andrea de Bertolini e Andrea Manca per denunciare il comportamento di Tateo e Mereu in corsia, parlando di un clima “insopportabile sotto il profilo umano e professionale” che aveva provocato l’abbandono di 62 dipendenti negli ultimi 6 anni. Turni sfiancanti, scatti d’ira, umiliazioni senza validi motivi: un sistematico utilizzo di veri e propri “metodi autoritari” che potevano anche portare al demansionamento di chi veniva preso di mira.

“Ora l’auspicio”, dice Gentile, “è che la procura della Repubblica trasformi l’attuale fascicolo da notizie non costituenti reato a notizie costituenti reato“. Intanto, continuano le ricerche di Sara, di cui sono state trovate delle tracce vicino al lago Santa Giustina il 6 luglio scorso.

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