Matteo Renzi e Italia viva raccoglieranno le firme per abolire il Reddito di cittadinanza. Come se questa settimana l’ex premier non avesse già mandato abbastanza ammiccamenti alla destra, l’ex presidente del Consiglio si è presentato davanti alla platea dei Giovani imprenditori di Confindustria e ha rivelato la sua prossima battaglia: “Nel 2022 partiremo con una raccolta firme per un referendum abrogativo del Reddito di cittadinanza. Vogliamo che siano gli italiani a dire se il Reddito di cittadinanza è diseducativo e se va mantenuto o no”. Insomma, Renzi si schiera sempre più destra: nella settimana in cui ha cercato di far saltare il ddl Zan boicottando un disegno di legge che i suoi stessi parlamentari hanno contribuito a scrivere e dopo che ha ufficialmente dichiarato che intende dialogare con Salvini, Berlusconi, Meloni per l’elezione del futuro presidente della Repubblica, ecco che prova a salire su uno dei cavalli di battaglia del centrodestra.

Del resto non è la prima volta che tra i suoi serpeggia la tentazione di accanirsi contro la misura introdotta dal M5s, ma una cosa è demolirla nei tanti comizi a uso propaganda e un’altra attivarsi in modo operativo per farla fallire. L’idea ai suoi fedelissimi piace da sempre: nel 2019 la lanciò Sandro Gozi insieme a Maria Elena Boschi (e a dirla tutta anche qualcuno del Partito democratico): la legge non era ancora entrata in vigore e i renziani già si prodigavano nel chiedere un referendum contro i poveri. Ora, mentre la popolarità di Renzi è ai minimi storici e quella del suo partito affonda sotto il 2 per cento, ecco la trovata per riciclarsi nello schieramento avversario: fare quello che neanche a destra avevano osato fare finora e andare nelle piazze a chiedere firme per demolire una misura di aiuto che hanno in quasi tutti i Paesi europei. E come un vero e proprio esponente di Forza Italia o del Carroccio, dimostrando che la metamorfosi è quasi completa, arriva a definire lo strumento “diseducativo”. Non importa che il reddito di cittadinanza sia stato blindato anche da Mario Draghi, il premier di cui Renzi non perde occasione di tessere le lodi: ora l’unica priorità per il senatore di Rignano è farsi benvolere dal centrodestra in vista delle prossime partite politiche. E per farlo è pronto a tutto.

Su questo Renzi è perfettamente in linea con Confindustria, che ora più che mai può contare sull’appoggio dell’ex premier. E proprio questa mattina Riccardo Di Stefano, leader dei Giovani Imprenditori di Confindustria ha ribadito la posizione: “Si è creato il reddito di cittadinanza, che non solo non ha abolito la povertà, ma sta addirittura generando effetti distorsivi”, ha detto. “Il dramma del lavoro senza tutele, che va combattuto e condannato in ogni forma perché penalizza gli imprenditori onesti, che sono la maggior parte”. Quindi ha avverttito: “Bisogna, dunque, riformare il reddito di cittadinanza, a partire da quelle politiche attive che sono rimaste lettera morta, per renderlo ciò che dovrebbe essere: un sostegno a chi è in difficoltà e non una rendita di immobilità”. L’annuncio di Renzi è arrivato nel giorno in cui l’Istat ha comunicato che “le prestazioni sociali sono aumentate di 37,6 miliardi di euro (più 9,6%), tra le misure di sostegno al reddito, 13,7 miliardi sono andati alla copertura della cassa integrazione e 14 miliardi ad altri assegni e sussidi. Oltre 7 miliardi sono stati erogati nel corso del 2020 attraverso reddito e pensione di cittadinanza – afferma l’Istituto – con 1,6 milioni di nuclei familiari percettori, per un totale di 3,7 milioni di persone coinvolte. Il reddito di emergenza ha invece interessato 425mila nuclei familiari”.

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