“Il diritto dei genitori di educare i loro figli non si discute. Ma la questione è se gli emendamenti introdotti” dall’Ungheria “a leggi già in vigore discriminano le minoranze. Siamo molto chiari: la tutela delle minoranze è uno dei principi fondanti dell’Unione Europea, sancito dall’articolo 2 del Trattato di Lisbona“. Ursula von der Leyen ha così annunciato che la Commissione Europea sta avviando contro Budapest una procedura di infrazione a seguito della legge contro “la promozione dell’omosessualità” approvata dal Parlamento magiaro che impedisce ai minorenni l’accesso a qualsiasi contenuto che descriva comportamenti diversi dall’eterosessualità. Una legge sulla quale la maggior parte dei leader europei ha promesso battaglia. “È questo – ha detto ancora von der Leyen facendo riferimento al trattato di Lisbona – che è in gioco nella legge approvata dall’Ungheria. Quindi la Commissione, come guardiano dei trattati, sta inviando una lettera di messa in mora per discriminazione delle minoranze”.

La vice presidente della Commissione europea, Vera Jourova, ha inoltre ricordato che l’esecutivo europeo ha già inviato “una lettera alle autorità ungheresi” perché “secondo noi la legge discrimina le persone in base al loro orientamento sessuale e viola la libertà di espressione”. Ha quindi aggiunto di aspettarsi “una risposta dal governo ungherese”, “preferibilmente l’annuncio che la legge non entrerà in vigore, ma se la risposta non sarà soddisfacente non esiteremo ad andare avanti nel processo” e questo “potrebbe portare alla Corte europea di giustizia e anche a sanzioni economiche” contro l’Ungheria.

Budapest non è però la sola a trovarsi sotto il pressing Ue. L’esecutivo comunitario a guida von der Leyen ha annunciato di aver messo sotto esame anche le free zone (le zone libere) dagli Lgbt istituite dall’inizio del 2019 da decine di comuni, contee e regioni del sud-est della Polonia. Allo studio di Bruxelles potrebbero esserci possibili azioni contro Varsavia per le presunte violazioni delle norme europee, ma su quest’ipotesi la Commissione ha preferito non rilasciare commenti.

Il dossier Lgbt ha dominato nelle ultime settimane il dibattito politico europeo tanto da divenire centrale al vertice dei 27 della scorsa settimana a Bruxelles, aprendo un vero e proprio terreno di scontro con Viktor Orban. Il premier magiaro si è trovato in parte isolato dopo che 17 leader europei fra cui Merkel, Macron e Draghi hanno redatto una lettera-denuncia in difesa dei diritti di gay, lesbiche bisessuali e transgender. La palla passa ora all’Ungheria che deve rispondere alle richieste di Palazzo Berlaymont. Nel suo pressing sulle autorità di Budapest Bruxelles ha però precisato che il nuovo meccanismo che lega la concessione dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto potrebbe non applicarsi in questo caso. È stata la stessa Jourova a confermarlo ai giornalisti. Questo meccanismo consente all’Unione europea di sospendere o limitare l’accesso di uno Stato membro ai finanziamenti europei in caso di una violazione (dello stato di diritto) che incida in modo “sufficientemente diretto” sul bilancio dell’Unione, in particolare nei casi di corruzione ed evasione fiscale.

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