L’Associazione nazionale tartufai italiani ha messo a punto un’app che consente di certificare la provenienza italiana del tartufo. Questo perché gran parte del tartufi che si consumano in Italia non sono italiani, ma provengono da altri paesi, come Afghanistan e Iran. Difendere l’eccellenza italiana: questo è dunque lo spirito dell’iniziativa che ha dato vita all’applicazione Truffle-Market, presentata al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali alla presenza del sottosegretario, Marco Centinaio. “Oggi abbiamo uno strumento in più – ha commentato il sottosegretario – per identificare il prodotto 100% Made in Italy e un mezzo per contrastare la contraffazione. Utilizzando la tecnologia blockchain valorizziamo le nostre eccellenze e nello stesso tempo la professionalità dei cavatori”.

L’obiettivo è quello di tutelare infatti il Made in Italy difendendo i produttori dalla concorrenza sleale dei prodotti provenienti dall’estero e da frodi commerciali. L’app infatti fornirà un certificato di provenienza, utilizzando la tecnologia blockchain che consente l’inalterabilità dei dati attraverso la creazione di un registro di informazioni che si modifica in modo univoco e sicuro. Grazie all’assenza di un centro di controllo, tale registro contiene informazioni tracciabili che vengono condivise e distribuite. Secondo il presidente dell’Associazione nazionale tartufai italiani Riccardo Germani, per evitare il deperimento di un prodotto così delicato è necessaria infatti una tracciabilità affidabile.

Una volta scritti sul registro virtuale, i dati non possono essere modificati. In questo modo, si avrà la certezza della provenienza del prodotto e le certificazioni saranno facilmente consultabili e verificabili. “Se volete comprare il tartufo italiano utilizzate questa app, ridiamo forza ai nostri prodotti, che sono eccellenze” ha aggiunto Germani. L’app è già in funzione e offre un servizio di consegna del prodotto entro 48 ore in appositi contenitori che ne proteggono le qualità organolettiche. I ristoratori che comprano attraverso la nuova tecnologia riceveranno una targa di riconoscibilità, anche se il numero dei tartufai ammessi alla vendita certificata dalla blockchain è per ora limitato.

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