Un polo energetico in Adriatico, al largo di Ravenna, per riconvertire le piattaforme oil & gas e realizzare un distretto marino integrato con piattaforme offshore di eolico e fotovoltaico galleggiante per produrre energia elettrica e idrogeno ‘verde’. Per costituirlo saranno stanziati 20 milioni di euro per il 2022 e altri 25 l’anno per il 2023 e il 2024, in tutto 70 milioni di euro. Lo prevede il maxi-emendamento approvato dalla Commissione Bilancio che ha modificato prima dell’approvazione in Aula il decreto Fondone, quello che detta le misure per il Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lecito chiedersi in quale (o quali) progetti, nel concreto, finiranno queste risorse ed è impossibile non pensare ad Agnes, l’hub energetico presentato ufficialmente il 18 febbraio scorso e che costerà un miliardo di euro. Anche qui si parla di parchi eolici (due), uno fotovoltaico e un impianto di elettrolizzazione per la produzione di idrogeno, sempre al largo di Ravenna.

Un anno fa è stato firmato un accordo tra Agnes e Qint’x, le due società che operano nel settore delle rinnovabili e che promuovono il progetto e la piattaforma tecnologica e ingegneristica Saipem (di cui Eni detiene il 30%) e che sarà, dunque, partner del progetto. Una conferma la dà il senatore Paolo Arrigoni, responsabile energia della Lega che, insieme ai colleghi firmatari dell’emendamento e ai membri della commissione Bilancio Antonella Faggi, Roberta Ferrero, Elena Testor, Paolo Tosato e Enrica Rivolta, relatrice del provvedimento, si dice molto soddisfatto “dell’approvazione dell’emendamento di maggioranza, in cui è confluito anche il nostro della Lega” che stanzia “70 milioni nel triennio 2022-2024 come prime risorse per il progetto Agnes”.

ARRIGONI (LEGA): “SI EVITANO I COSTI DI DISMISSIONE” – E, parlando, del progetto, Arrigoni tocca un punto centrale, dicendo che il polo è strategico per diversi motivi ed anche “perché risponde agli obiettivi di riconversione delle vecchie piattaforme, evitando così i costi di dismissione” che, in teoria, dovrebbero essere pagati dalle compagnie petrolifere. Mica robetta. Tanto che per anni è capitato frequentemente che le società preferissero accontentarsi anche di una produzione minima che garantisse di tenere in vita il giacimento il più a lungo possibile e a costo zero, perché al di sotto delle franchigie poi sospese per il petrolio e ridotte per il gas. Escamotage che ha fatto risparmiare alle compagnie dell’oil&gas decine di milioni di euro, tutti mancati introiti per lo Stato. Tutto pur di evitare le costosissime dismissioni. Ora, si prospetta la soluzione della riconversione, che sulla carta fa comodo a tutti, alle compagnie pure.

ERRANI: “SOSTENIAMO IL PROGETTO AGNES” – Molto soddisfatti anche i senatori Stefano Collina (Pd), vicepresidente della Commissione Industria e Vasco Errani (Leu), vicepresidente della Commissione Bilancio. “Questo risultato rappresenta un pre accordo per l’utilizzo delle risorse del Fondo di sviluppo e coesione, in linea con gli obiettivi del Pnrr su energie rinnovabili e in particolare sull’eolico”, hanno commentato i senatori, entrambi eletti a Ravenna e che, infatti, sottolineano proprio come la città si confermi “un luogo simbolo della transizione energetica sia per le fonti di transizione energetica che per le rinnovabili”. E proprio a Errani ilfattoquotidiano.it ha chiesto se quei 70 milioni siano tutti già destinati al progetto Agnes. Più prudente, rispetto ai senatori leghisti, la risposta. “Quel fondo e la destinazione di quei 70 milioni sono in linea con i piani di riconversione del Governo Draghi e con il Pnrr ed è coerente a questa visione anche il progetto Agnes”, spiega il vicepresidente della commissione Bilancio. Che aggiunge: “Non sono risorse già destinate a quel progetto, ma auspichiamo che l’hub energetico di Ravenna, che noi comunque sosterremo, possa accedere a quei fondi”. D’altronde non è certo un mistero che le aziende coinvolte avesse un occhio puntato al Pnrr.

IL PROGETTO AGNES – Il progetto, per il quale è prevista la valutazione di impatto ambientale nel 2022, prevede la costruzione di 2 parchi eolici offshore per un totale di 65 turbine da 8 megawatt su fondazioni fisse sul fondo del mare, in due siti differenti. Il primo, Romagna 1 (15 turbine alte 130 metri), è a 17 chilometri dalla costa, tra marina di Ravenna e Punta Marina. Il secondo, Romagna 2 (50 turbine) sarà a 24 chilometri da Porto Corsini. I parchi eolici marini saranno integrati con la realizzazione di un impianto solare fotovoltaico galleggiante di 100 megawatt, a circa 10 miglia nautiche dalla costa, attraverso la tecnologia modulare proprietaria di Moss Maritime, azienda norvegese controllata da Saipem e parte della divisione Xsight di Saipem, dedicata allo sviluppo di soluzione innovative per la decarbonizzazione. Tra solare ed eolico si parla di 620 Mw di capacità produttiva massima. E poi c’è la produzione di idrogeno, 4mila tonnellate annue di idrogeno verde prodotto mediante l’elettrolisi dell’acqua di mare, utilizzando esclusivamente l’energia rinnovabile prodotta dalle turbine eoliche e dall’impianto fotovoltaico galleggiante, grazie a 50Mw di capacità di immagazzinamento con accumulatori al litio.

COSA C’ERA TRA PNRR E FONDO COMPLEMENTARE – Nel fondo complementare, così com’era, non erano previste risorse ad hoc per questo tipo di progetti. Nella seconda missione del Pnrr, invece, è previsto un investimento da 680 milioni per la promozione di impianti innovativi, off-shore incluso. L’obiettivo del progetto, c’è scritto nel Pnrr “è quello di sostenere la realizzazione di sistemi di generazione di energia rinnovabile off-shore, che combinino tecnologie ad alto potenziale di sviluppo con tecnologie più sperimentali (come i sistemi che sfruttano il moto ondoso), in assetti innovativi e integrati da sistemi di accumulo”. Si punta, però, per quei 70 milioni, anche all’idrogeno verde. E, pur investendo 3,19 miliardi nella promozione della produzione, della distribuzione e degli usi finali dell’idrogeno (e altri 450 nello sviluppo di una leadership internazionale industriale e di ricerca e sviluppo nelle principali filiere della transizione), nel Pnrr non c’è nessun investimento specifico che vada in questa direzione. Da qui la necessità di approvare l’emendamento e farlo anche con un certa fretta, dato che Agnes intanto sta andando avanti.

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