Sono quattro, tutti uomini, i concorrenti alle primarie del centrosinistra di Torino. Il radicale Igor Boni, il civico Francesco Tresso, gli esponenti del Pd Stefano Lo Russo ed Enzo Lavolta: il 12 e il 13 giugno saranno in corsa per conquistare il posto di candidato sindaco della coalizione. Il vincitore sfiderà il centrodestra e il M5S alle amministrative che a ottobre porteranno i torinesi a scegliere il successore di Chiara Appendino. I quattro sfidanti interni al centrosinistra vengono da aree molto diverse: si va dal campo radicale a quello più a sinistra del Pd. Dopo il ritiro della dem Gianna Pentenero, nelle ultime settimane ha fatto discutere il fatto che la coalizione non sia riuscita a proporre neanche una donna: una polemica che ha incrociato quella aperta a livello nazionale dal segretario Enrico Letta.

Igor Boni, il radicale – Volto noto dei Radicali, per le primarie gode del sostegno di +Europa e di alcune voci del mondo Sì Tav. Militante nei radicali dal 1986, torinese, 53 anni di cui 35 spesi nella politica, nonostante tutto Boni si presenta come uno che “non fa il politico”: “Ho investito tempo e denaro nelle mie idee, ma dalla politica non ho mai preso un euro, perché faccio un altro lavoro”, dice. In effetti Boni da 25 anni è ricercatore in campo ambientale dell’Ipla, di cui è stato anche amministratore unico fino al 2019. Per distinguersi dai concorrenti, pone l’accento sull’alleanza Torino-Milano: “Noi torinesi viviamo Milano come una concorrente, ma quando ci mettiamo in competizione perdiamo sempre. Il candidato sindaco deve andare subito da Giuseppe Sala per concordare progetti di sviluppo di medio e lungo termine con Milano. E poi pensare a un’altra alleanza, quella con l’area metropolitana di Torino”.

Enzo Lavolta, il dem per la legalità e pro M5s – È il candidato più giovane, 42 anni, ma anche quello con più esperienza: vicepresidente del consiglio comunale, ha passato una vita nel Pd, una carriera iniziata a poco più di vent’anni come consigliere di circoscrizione per poi diventare consigliere comunale e assessore all’Ambiente in giunta di Piero Fassino. Rappresenta la sinistra del Pd, dal quale non è mai voluto uscire, ma che vuole più aperto. Nella sua corsa, oltre che dai Verdi, è sostenuto dall’area cattolica democratica. La sua battaglia bandiera per le primarie? “La legalità. Non è un caso che la percezione dell’insicurezza sia andata crescendo proprio negli ultimi anni; e ancor meno è un caso che quell’insicurezza sia cresciuta in alcune zone della città più che in altre”. Lavolta è l’unico candidato che si è espresso in maniera chiara a favore dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle.

Stefano Lo Russo, l’uomo forte del Pd – È il favorito di queste primarie, i suoi manifesti – insieme a quelli di Paolo Damilano del centrodestra– tappezzano il centro della città e le sue periferie. Ad appoggiarlo, la maggior parte del Pd torinese, ex sindaci come Sergio Chiamparino o Valentino Castellani e una larga parte della galassia della coalizione. Capogruppo del Pd, 45 anni, è professore ordinario in Geologia al Politecnico di Torino e ha un lungo passato politico, che fa iniziare “a 16 anni, quando faccio un incontro che mi cambia la vita con Don Aldo Rabino e l’operazione Mato Grosso”. Si candida nella lista dell’Ulivo come consigliere comunale nel secondo mandato di Chiamparino. Nel 2007 partecipa alla fondazione del Pd. Sarà funzionario regionale per 5 anni, addetto alla protezione delle acque e assessore all’urbanistica. La cifra che caratterizzerà l’azione del suo centro-sinistra? “Il lavoro e la ripartenza economica di Torino”.

Francesco Tresso, il “signor nessuno” – È il nome civico per eccellenza, il “Signor Nessuno“, lo ha chiamato Max Casacci, il chitarrista dei Subsonica che ne aveva lanciato la candidatura su facebook. “In realtà quella definizione non mi ha danneggiato; anzi, chi è fuori dal Palazzo ha avuto una reazione positiva che ha spinto tanti a spendersi a favore di una candidatura di una persona impegnata in politica ma senza un apparato di partito alle spalle”, ha detto Tresso a La Stampa. Torinese, 59 anni, ingegnere da trent’anni, ha raccolto l’appoggio di Sinistra Italiana, ma anche alcuni nomi del panorama musicale e il manager della cultura Paolo Verri. Ha un passato da attivista: dopo aver frequentato la Lega Obiettori di coscienza (per il servizio militare), nel 1980 ha fondato – insieme ad altri – un’associazione per il diritto al lavoro per le persone disabili. Più recentemente si è occupato di migranti, collaborando con l’Ufficio Stranieri e la Pastorale Migranti. È stato consigliere comunale di minoranza: “Ho praticato un’opposizione dura, ma non pregiudiziale”, dice. Per la sua candidatura punta sull’integrazione delle periferie e sull’innovazione della forma dell’azione politica: “Dobbiamo renderla un campo largo che si apre e non che si restringe. Un oggetto scalabile, che sia alla portata di tutti quelli che vogliono mettere a disposizione idee e impegno civile. Dobbiamo mettere insieme le risorse migliori di questa città”.

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