Si è trasformato in un caso diplomatico tra Italia ed Emirati Arabi il viaggio della delegazione al seguito del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, a Herat, in Afghanistan, per il saluto finale ai militari italiani che stanno smobilitando, con cerimonia dell’ammaina-bandiera alla base di Camp Arena. Durante il volo, al quale ha preso parte una delegazione di 40 giornalisti, il Boeing 767 dell’Aeronautica Militare è stato bloccato per tre ore nell’aeroporto di Dammam, in Arabia Saudita: nonostante il piano di volo già accordato, al comandante è stato impedito il sorvolo sui cieli degli Emirati Arabi. Una mossa, quella di Abu Dhabi, che ha scatenato la reazione della diplomazia italiana, con il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha convocato l’ambasciatore emiratino alla Farnesina per chiarimenti.

Lo scontro diplomatico: “Divieto di sorvolo degli Emirati”. Di Maio convoca l’ambasciatore
La tensione diplomatica tra Italia ed Emirati torna a crescere. Con i rapporti che si sono raffreddati dopo la decisione del governo Conte di revocare le autorizzazioni all’export di bombe verso Abu Dhabi e Riyad, oggi il governo emiratino ha deciso di impedire all’aereo che trasportava 40 giornalisti di sorvolare lo spazio aereo del Paese, costringendolo a una lunga sosta in Arabia Saudita. Una decisione che potrebbe essere letta proprio come una ritorsione per la revoca decisa a gennaio, ma che ha provocato l’immediata reazione della Farnesina. Su istruzione del ministro Di Maio, il segretario generale del ministero degli Esteri, Ettore Sequi, ha convocato oggi alla Farnesina l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti, Omar Al Shamsi. “Il segretario generale – si legge in una nota – ha manifestato all’ambasciatore la sorpresa e il forte disappunto per un gesto inatteso che si fa fatica a comprendere, in riferimento alla mancata concessione del sorvolo dello spazio aereo emiratino al Boeing 767 dell’Aeronautica che trasportava un gruppo di una quarantina di giornalisti italiani diretti ad Herat, dove è in visita il ministro della Difesa Lorenzo Guerini”.

“Mi dispiace per i disagi che avete subito sul volo per arrivare qua – si è limitato a dichiarare Guerini durate il suo intervento a Herat – La questione è di carattere diplomatico rispetto a decisioni che erano state assunte e garantite”.

Guerini: “Il Paese non sia luogo sicuro per i terroristi. I collaboratori afghani verranno in Italia”
Procedono le operazioni di rimpatrio di tutti i militari che hanno preso parte all’operazione Resolute Support, dopo l’entrata in guerra del 2001 in seguito agli attentati dell’11 settembre. Le operazioni di rimpatrio di uomini (erano 800 a inizio anno) e mezzi avviate a maggio si concluderanno a breve, mentre per le truppe Usa si dovrà attendere la data simbolica dell’11 settembre, a venti anni esatti dall’inizio del conflitto. Sono 54 i militari italiani che in questi anni hanno perso la vita, mentre circa 700 sono rimasti feriti.

“Dopo 20 anni la Nato ha deciso di chiudere questa esperienza, oggi si sta pianificando e realizzando il rientro accompagnato da grande sforzo e impegno di carattere politico, diplomatico, economico per sostenere l’Afghanistan in questo passaggio e mantenere alcune conquiste che in questi anni sono state realizzate – ha dichiarato Guerini – Risultati importanti sotto il profilo della conquista di diritti civili, in particolar modo della popolazione femminile, della possibilità di accedere al diritto all’istruzione sono stati ottenuti. Sono consapevole della complessità con la quale ci dobbiamo confrontare, ma la cessazione dell’impegno militare non deve essere letto dalla società afghana come un disimpegno della comunità internazionale. Dovremo continuare a lavorare sostenendo anche le forze di sicurezza afghane nello sforzo che saranno chiamati ad affrontare nei prossimi anni per mantenere la sicurezza del Paese”. L’addio delle truppe occidentali dall’Afghanistan non coincide, infatti, con una stabilizzazione del Paese, con ampie aree in mano ai Taliban che continuano a sferrare attacchi contro postazioni militari del fragile governo di Kabul e con altri gruppi estremisti, come lo Stato Islamico, che uccidono civili e minoranze in tutto il Paese.

“Non vogliamo che l’Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi. Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese dando anche continuità all’addestramento delle forze di sicurezza afghane per non disperdere i risultati ottenuti in questi 20 anni”, ha aggiunto il ministro. Ma poche ore prima del suo discorso si è registrato l’ennesimo attentato nel Paese, con almeno 11 civili, tra cui quattro donne e tre bambini, uccisi mentre viaggiavano su un bus dall’esplosione di una bomba piazzata sul ciglio di una strada nella provincia di Badghis.

Ennesimo segno che il rischio sicurezza nel Paese rimane altissimo. Lo dimostra anche la decisione del governo italiano, così come di altri impegnati in questi anni nel Paese, di accogliere i collaboratori afghani che hanno prestato servizio ai nostri militari e alle nostre istituzioni, preoccupati dalla prospettiva di vivere nel Paese senza alcuna protezione, soggetti alle ritorsioni dei gruppi estremisti, Taliban compresi. “Non abbandoniamo il personale civile afghano che ha collaborato con il nostro contingente a Herat e le loro famiglie, 270 sono già stati identificati e su altri 400 si stanno svolgendo accertamenti. Verranno trasferiti in Italia a partire da metà giugno”, ha assicurato Guerini. Delle stesse garanzie non potranno godere, invece, uomini e donne che in questi anni si sono opposti alle imposizioni talebane.

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