Il filone dell’indagine sui verbali secretati dell’avvocato Piero Amara che vede indagato il pm milanese Paolo Storari per rivelazione del segreto d’ufficio sarà trasferito alla procura di Brescia, competente per i reati contestati ai magistrati del capoluogo lombardo. La decisione, già ventilata nei giorni scorsi, è stata presa al termine di una riunione di coordinamento svolta a piazzale Clodio tra i procuratori di Roma e Brescia, Michele Prestipino e Francesco Prete. Il motivo deriva dal fatto che Storari consegnò proprio a Milano (e non a Roma) una copia dei verbali senza timbro né firma all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo per denunciare la presunta inerzia dei vertici della sua procura nell’aprire formalmente un’inchiesta sulle dichiarazioni dell’ex legale esterno dell’Eni. Nel corso dell’incontro di oggi avvenuto nella Capitale, i due procuratori hanno fatto il punto sull’attività istruttoria svolta fin qui e stabilito le iniziative da adottare e il percorso da seguire nel quadro di un coordinamento investigativo.

Storari è infatti indagato per rivelazione del segreto e sabato 8 maggio, sentito dai magistrati romani che hanno ora consegnato il fascicolo nelle mani del procuratore capo di Brescia Francesco Prete, ha confermato quella consegna in pieno centro e la decisione di affidarli a Davigo per “tatto istituzionale“, tenuto conto della delicatezza e dei nomi di rilievo presenti, tra cui quelli di alcune toghe appartenenti a una presunta “loggia Ungheria“. Non una persona qualunque, ma un componente del Csm ritenuta “autorizzata” – secondo una circolare del 1994 – a riceverli. Sulle procedure di consegna, sulla eventuale azione persuasiva, ma anche sulle modalità con cui le informazioni sono state poi riferite ad altri sarà la procura di Brescia a indagare. Le dichiarazioni rese da Storari così come quelle di Davigo, sentito a Roma come testimone, sono i fatti da cui partirà il procuratore Prete per ricostruire la prima fase dell’inchiesta.

Un nuovo interrogatorio del pm, inoltre, potrebbe essere uno dei primi atti istruttori della Procura bresciana. Dopo il faccia a faccia dell’altro ieri in cui il magistrato ha spiegato ai colleghi romani di aver consegnato quei verbali a Davigo, Storari avrebbe messo in conto un nuovo ‘round’ per spiegare nei dettagli la sua ricostruzione davanti al procuratore di Brescia Prete. Infatti, sarebbe necessaria per procedere con l’inchiesta, a quanto si è saputo, una convocazione del pubblico ministero, che si era rivolto a Davigo come persona “autorizzata” in virtù della sua carica, in quanto il suo capo Francesco Greco e l’aggiunto Laura Pedio, a suo dire, non volevano avviare in tempi rapidi indagini per accertare se Amara avesse detto la verità oppure si fosse trattato di calunnie.

Resta invece a Roma il filone dell’indagine che vede indagata per calunnia Marcella Contrafatto, l’impiegata della Csm ed ex segretaria di Davigo accusata di avere inviato ad alcune redazioni di giornali i verbali, accompagnati da una lettera sul presunto immobilismo della procura di Milano. Nel pomeriggio il tribunale del Riesame di Roma ha respinto il ricorso presentato dalla difesa dell’impiegata di Palazzo dei Marescialli (ora sospesa) sul materiale sequestrato nel corso delle perquisizioni disposte dai pm capitolini. L’istanza chiedeva proprio il dissequestro degli atti trovati nella disponibilità della donna.

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