Un aumento del 30% di decessi. E un calo di organico che in venti anni ha coinvolto il 31% del personale. A mettere in ginocchio i cimiteri capitolini non è stato solo il Covid 19. Ma un problema strutturale che, con l’epidemia in atto, è esploso completamente. Aumentando le sofferenze per chi ha perso un proprio caro. “Voglio presentare le mie scuse e quelle dell’azienda a tutti coloro che hanno subito un lutto negli ultimi 15 mesi. Anch’io ho perso mio padre, capisco il dolore di una famiglia quando per 60 giorni non puoi accompagnare i tuoi cari”. Nel giorno dell’Assemblea capitolina straordinaria dedicata alla situazione dei cimiteri, Stefano Zaghis, l’amministratore unico Ama, la municipalizzata che gestisce i servizi cimiteriali, ha preso la parola in aula Giulio Cesare chiedendo innanzitutto scusa. L’assessore capitolino al Verde Laura Fiorini, al contrario, ha puntato il dito contro l’informazione: “La polemica apparsa sulla stampa sull’inerzia dimostrata dalla sindaca, dalla giunte e dall’amministrazione sull’aumento della capacità dei cimiteri è destituita di fondamento“.

Eppure i numeri parlano chiaro: “Dal 2015 al 2019 abbiamo avuto circa 30mila decessi – ha spiegato Zaghis – Siamo passati a 33mila morti nel 2020 e arriveremo a 39mila nel 2021. Siamo passati dal gestire circa 50 pratiche al giorno nel 2015-2019 a oltre 75 pratiche in questo momento, con aumenti di richieste fino al 60% tra ottobre e dicembre”. L’incremento delle morti si è ripercorso anche sulla richieste di cremazione. Erano state 14.200 le autorizzazioni concesse nel 2019 in era pre-Covid. Nel 2020 le operazioni autorizzate sono state oltre 15400 (+9% circa). La stima è che entro il 2021 le attività di cremazione raggiungeranno le 17mila operazioni. I sei forni disponibili riescono a garantire circa 300 cremazioni a settimana. Fino a febbraio erano fermi a 200. “Il trend di moderata crescita del ricorso delle cremazioni richiede la creazione di nuovi forni – ha aggiunto l’assessore capitolino al Verde Laura Fiorini – Questo progressivo incremento impone però di verificare se, come e dove e va fatto questo ampliamento“. La pratica normalmente richiede 15 giorni a partire dall’atto della presentazione della domanda. Il contratto di servizio prevede che, per il 10% di crescita del tasso di mortalità, siano previsti 10 giorni di tempo in più. Per i consiglieri di Fratelli d’Italia, però a Roma si sarebbe andati ben oltre. “I tempi per la procedura – si legge nell’ordine del giorno presentato – variano da 30 a 60 giorni”.

Accanto all’aumento dei decessi, sono tante le cause che hanno determinato la situazione di stallo dei scorsi mesi: le misure straordinarie per l’emergenza pandemica a livello nazionale, che avevano interrotto i servizi relativi alle seconde sepolture fino allo scorso tre maggio; ma anche il focolaio Covid che a marzo ha messo al tappeto diversi impiegati delle imprese funebri e addetti agli uffici pratiche. Una sofferenza, però, aggravata dalle carenze strutturali. Manca il personale. “Quando nel 1998 il Comune ha affidato i servizi cimiteriali ad Ama l’azienda poteva contare su 350 persone” ha detto Zaghis. Oggi sono 240 a cui si dovranno aggiungere entro 90 giorni 20 operatori e 5 addetti nel quadro amministrativo. Ma soprattutto sono stati dimezzati i fondi nel corso del tempo: “Negli anni 2007-2014 Ama poteva contare su 4 milioni e 400mila euro l’anno, che dal 1 gennaio 2015 fino al 2019 si sono ridotti a zero“. Solo nel 2020 si è tornati a investire: “3 milioni di euro con una ripartenza della manutenzione ordinaria e straordinaria”.

A denunciare molte delle criticità in aula è stato mercoledì Aldo Mirko Contini, titolare di un’agenzia funebre, che ha parlato a nome degli esercenti del settore. “Il sistema era gravemente ammalato e con la pandemia è solo arrivato il colpo di grazia. L’amministrazione non ha fatto molto o comunque non ha fatto abbastanza”. A partire dal cimitero Laurentino, “dove non si realizzano nuovi loculi dal 2014. Nel progetto originale era previsto l’ampliamento di 9 ettari, mai realizzato. Anche le procedure delle riesumazioni per liberare gli spazi a terra sono interrotte dal 2019, le liste di attesa per la costruzione delle tombe di famiglia sono ferme addirittura dal 2006 – ha aggiunto Contini -. Il risultato è che il cimitero più moderno di Roma è chiuso alle sepolture dall’agosto 2020 e le famiglie dei municipi delle zone Sud e Sud-Est devono andare al cimitero Flaminio o nei comuni limitrofi che lo consentono. Anche al cimitero Flaminio, il secondo d’Europa per estensione, si rischia ogni giorno il collasso: solo le inumazioni sono garantite in giornata, e solamente se ci si presenta entro le 13″.

A far esplodere la questione nazionale sui cimiteri di Roma era stato il deputato Andrea Romano, che lo scorso 22 aprile aveva reso nota la sua drammatica esperienza di padre, che, a distanza di mesi non era riuscito ad avere una degna sepoltura per il figlio. “Oggi sono 2 mesi che mio figlio Dario non è più con la sua mamma, con i suoi fratelli, con me – le sue parole su Twitter – 2 mesi che non riusciamo a seppellirlo: Ama non dà tempi di sepoltura degni di una città civile. Anzi, non dà alcun tempo. La tua vergogna non sarà mai abbastanza grande”. La sindaca Virginia Raggi, immediatamente, si era scusata col deputato. “Ho chiamato Andrea Romano per esprimergli la mia vicinanza; per dirgli che, da madre, posso soltanto lontanamente immaginare cosa stia provando”. Mercoledì, però, nel corso della seduta la prima cittadina non era presente in aula, come sottolineato dal presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito. “Dopo le scuse al parlamentare Romano via social, sarebbe stato opportuno quantomeno un passaggio dellasindaca nel Consiglio tematico“.

Il 26 aprile invece Fabrizio Santori e Monica Picca, dirigenti romani della Lega, e Valeria Campana, portavoce del Comitato per la Tutela dei Cimiteri Flaminio Prima Porta Verano e Laurentino, avevano presentato un esposto alla Procura di Roma per denunciare la situazione dei cimiteri. “Il degrado all’interno dei cimiteri capitolini va avanti ormai da anni. La carenza di personale e manutenzione era già consolidata. Era urgente intervenire prima – afferma Campana – Con l’epidemia la situazione è diventata emergenziale“. In una nota, Ama, però, aveva respinto al mittente le accuse sulla malagestione in relazione ai mesi della pandemia. Annunciando, a sua volta “eventuali azioni nelle sedi opportune per il reato di “procurato allarme”.

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