Licenziamenti? Tanti. Perdite di ricavi? Tante. Maxi stipendi ai manager? Ancora di più. E’ il paradosso di questo anno e mezzo di pandemia a cui il quotidiano statunitense New York Times dedica oggi un approfondimento riportando la classifica degli amministratori delegati più pagati. A sorprendere non sono tanto e solo le cifre a cui siamo ormai abituati, quanto piuttosto il fatto che le mega buste paga siano state corrisposte anche nei gruppi colpiti da forti perdite e dolorose riduzioni di organico. Una su tutte? Boeing, che nel 2020 ha licenziato 30mila persone e perso 12 miliardi di dollari. Eppure il suo numero uno David Calhun ha portato a casa oltre 21 milioni di dollari (17,4 milioni di euro).

La catena alberghiera Hilton ha tagliato un dipendente ogni quattro e chiuso il bilancio con un rosso di 720 milioni. Ma l’amministratore delegato Chris Nassetta si è intascato 56 milioni. C’è poi il caso di Frank Del Rio, al timone di Norwegian Cruise Line: organico ridotto del 20%, perdite per 4 miliardi di dollari…..assegno da 36 milioni. At&t ha archiviato l’anno con 5,4 miliardi di perdite. Ha licenziato migliaia di dipendenti. Il suo capo, John Stankey, si è visto accreditare 21 milioni. Con una piccola limatura, va detto, rispetto ai 22 milioni ricevuti nel 2019.

La catena ospedaliera Tenet Healthcare ha detto arrivederci a 11mila dei suoi lavoratori. Il numero uno Ronald Rittenmeyer è passato alla cassa per ricevere 16,7 milioni, nel documento di presentazione del bilancio scrive “Gli ultimi 12 mesi sono stati una sfida eccezionale e un’esperienza molto formativa“. La divaricazione tra le retribuzioni dei top manager e il dipendente medio non è una novità. Oggi un alto dirigente guadagna 320 volte lo stipendio del suo dipendente medio. Nel 1980 la proporzione era di 61. Tra il 1978 e il 2019 gli stipendi dei dipendenti sono cresciuti in media del 14%. Quelli dei “top manager” del 1.167%.

Nessuna sorpresa comunque tra i “cacciatori di teste” che selezionano i top manager, così va il mondo, spiegano. “Un manager, fa notare la consulente Jannice Koors, è pagato per come reagisce alla situazione avversa. Chiusure, licenziamenti…i manager sono stati ricompensati proprio per aver fatto queste scelte. In molti casi il boom ai compensi è infatti riconducibile proprio ai massicci licenziamenti che hanno “migliorato” la profittabilità delle aziende, pur in una fase in cui gli incassi sono affossati dalla pandemia. In alcuni casi gli stipendi sono stati leggermente ridotti rispetto all’anno prima, in altri no, in altri ancora addirittura alzati. L’unico a pagare dazio è stato Robert Iger di Walt Disney che si è visto dimezzare la busta paga. Dovrà consolarsi con 21 milioni. La lista dei premiati è lunga. Il recordman delle buste paga è stato Chad Richison, amministratore delegato e fondatore di Paycom che ha guadagnato 211 milioni di euro. Amir Dan Rubin di Life Healtcare si è dovuto accontentare di 199 milioni, John Legere di T – Mobile di 137 milioni di dollari.

Molti manager hanno beneficiato inoltre dell’aumento di valore delle loro partecipazioni in gruppi che invece hanno beneficiato dei cambiamenti indotti dall’emergenza sanitaria. E’ il caso dei vari Jeff Bezos di Amazon o Larry Page di Google. Profitti che, per di più, non sono tassati, almeno finché le partecipazioni non vengono vendute. Ieri il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ufficialmente annunciato l’intenzione di aumentare le tasse sui capital gain, vale a dire i guadagni realizzati con la compravendita di prodotti finanziari come azioni o obbligazioni. Attualmente in media al 20%, il prelievo salirà fino al 43% ma solo per i risparmiatori che hanno redditi superiori al milione di dollari l’anno (820 milioni di euro). Si tratta dello 0,3% di chi investe in borsa. Eppure già si levano al cielo i pianti dei gestori di fondi speculativi e gruppi del risparmio gestito. Al Congresso sarà battaglia.

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