Un piano nazionale per “rafforzare la lotta al lavoro sommerso nei diversi settori dell’economia”, proseguendo nell’approccio “già utilizzato nel settore agricolo” per il contrasto allo sfruttamento. Nel Recovery Plan inviato a Bruxelles dal governo Draghi c’è spazio anche per il tema del lavoro nero e del caporalato. Fa parte delle riforme e investimenti in materia di politiche per il lavoro e, come si legge nel Pnrr, il piano è stato previsto anche per “rispondere alle raccomandazioni della Commissione europea“, che ha chiesto un maggiore sforzo nel contrasto all’impiego irregolare. Il piano, stando agli obiettivi fissati dall’esecutivo, dovrà essere adottato entro fine 2022 ed entrare pienamente in funzione all’inizio del 2024. Un primo target è fissato nel numero di ispezioni, che “si prevede di incrementare entro la fine del 2024 del 20% rispetto alla media del triennio 2019-21″. Il Piano prevede inoltre alcuni indicatori per consentire di “misurare l’efficacia delle azioni in termini di regolarizzazioni avvenute”.

Il piano inserito nel Recovery prevede quattro linee di azione, partendo appunto dall’esperienza del Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato (2020-2022). Per accrescere la conoscenza del fenomeno del ‘nero’, si prevede un miglioramento delle “tecniche di raccolta e delle modalità di condivisione dei dati sul lavoro sommerso”. Inoltre, è prevista “l’introduzione di misure dirette e indirette per trasformare il lavoro sommerso in lavoro regolare in maniera che i benefici dall’operare nell’economia regolare superino i costi del continuare ad operare nel sommerso”. Tra gli esempi citati ci sono il rafforzamento delle ispezioni e delle sanzioni, così come incentivi finanziari per promuovere i contratti in regola. Come terza azione è indicato “il lancio di una campagna informativa rivolta ai datori di lavoro e ai lavoratori”, in linea con le iniziative lanciate dalla Commissione Ue. Infine, si prevede “una struttura di governance che assicuri una efficace implementazione delle azioni”.

Nel testo viene sottolineato anche un “rafforzamento già programmato dell’Ispettorato nazionale del lavoro, quale agenzia nazionale per la vigilanza sul lavoro (è prevista nei prossimi mesi l’assunzione di circa 2mila nuovi ispettori su un organico corrente di circa 4.500)”. Il governo con il Recovery Plan prevede inoltre il “superamento degli insediamenti abusivi per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento dei lavoratori”. In particolare, “si intende realizzare interventi volti a identificare soluzioni alloggiative dignitose per i lavoratori del settore agricolo. La nascita e lo sviluppo di insediamenti informali, in alcuni casi veri e propri ghetti, creano un terreno fertile per l’infiltrazione di gruppi criminali che hanno reso ancor più vulnerabili le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici che vi dimorano”, si legge nel Pnrr. L’obiettivo è realizzare entro il primo trimestre del 2022 un documento che contenga “la mappatura degli insediamenti abusivi su cui intervenire con interventi di risanamento“.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Recovery plan, il salario minimo sparisce dalla versione finale del testo inviato al Parlamento. Ecco cosa prevedeva la bozza

next
Articolo Successivo

Embraco, senza interventi 400 operai licenziati dal 22 luglio e niente cig. Sindacati e Regione scrivono al ministro Orlando

next