A Roma circa 2mila bare attendono ancora una sepoltura da circa tre mesi. L’Associazione Eccellenza Funeraria Italiana ha depositato un esposto in Procura per denunciare Ama di omissione di atti di ufficio e sottrazione di cadavere. È l’ultimo atto di una situazione denunciata ormai da mesi dal deputato Andrea Romano del Pd che non riesce a dare degna sepoltura al figlio Dario, scomparso il 22 febbraio.

La sindaca Virginia Raggi si è scusata pubblicamente in una lettera al deputato del Partito Democratico diffusa dal Campidoglio. “Ciò che è accaduto alla famiglia di Andrea Romano e ad altre famiglie è ingiustificabile, sono vicina a tutti loro – ha dichiarato la prima cittadina – Posso solo immaginare lo strazio e il terribile dolore che stanno vivendo. Ho convocato Ama, che mi ha assicurato di stare lavorando ad una soluzione per dare risposte ai cittadini in questo momento di emergenza coronavirus“. L’Associazione municipale ambiente ha in queste ultime ore annunciato di aver snellito l’iter burocratico delle cremazioni, fortemente complicato a seguito dell’emergenza Covid. Nonostante tutto, però, dal 2017, quando ci sono stati gli stanziamenti per potenziare i cimiteri e i crematori, la situazione è cambiata poco. Il Lazio è infatti l’unica regione che non ha una legge specifica di regolamentazione del settore dei cimiteri, in quanto il servizio è gestito da Ama, un’azienda municipalizzata che consente quindi un gioco di scaricabarile.

L’azienda ha parlato in merito alle difficoltà nell’effettuare la tumulazione in questo periodo, spiegando che per la cremazione i tempi di attesa sono di circa 15 giorni che possono arrivare a 25 nel caso in cui il tasso di mortalità aumenti del 10%. E nella seconda ondata, specifica l’Ama, i decessi sono aumentati di oltre un terzo. Il consigliere del Comitato direttivo Feniof (Federazioni imprese funebri), Alessandro Moresco, ha però smentito quanto detto dall’azienda municipalizzata dei funerali, spiegando che a loro “risulta un aumento del 10% dei decessi con il Covid che si sarebbe potuto gestire se negli ultimi quattro anni fossero stati fatti i lavori necessari”.

Moresco ha inoltre detto che ci sarebbe la necessità di rifare gli impianti per le cremazioni, il cui tasso è aumentato di recente vista la mancanza di loculi. “Mancano loculi e quelli esistenti sono spesso in condizioni vergognose, tanto che il Comune — che li fa pagare 4mila euro (quelli in seconda fila, la migliore) — pretende la firma di una liberatoria in cui il cittadino accetta le condizioni in cui si trovano. Noi facciamo visionare i loculi ai clienti, altri no. Al momento della tumulazione i parenti del defunto si rifiutano e la bara finisce al deposito o in cremazione”. Il consigliere del comitato direttivo racconta inoltre che sotto il nubifragio di pochi giorni fa “alcune bare portate con il carro funebre a Prima Porta, con il seguito dei parenti, sono state respinte perché era pieno e rimandate al Verano. Una vergogna. Gli impiegati, disperati, non sanno più cosa dire ai parenti”.

Il prefetto Matteo Piantedosi ha sollecitato provvedimenti immediati ad Ama e Comune, annunciando un piano di emergenza che prevede l’aumento di 9 mila cremazioni nei prossimi 12 mesi rispetto alle 15 mila pre-Covid, con il trasferimento fuori Comune di circa 170 salme alla settimana, che si aggiungono alle 350-400 cremate ogni sette giorni. Ama, dopo i 16 licenziamenti della precedente gestione, ha annunciato nuove assunzioni. Gianluca Fiori, dell’Associazione imprese funebri, ha però detto che i dipendenti della municipalizzata “non hanno mai mosso un dito, lo fanno ora solo per i giornali. Ma Ama lo fa apposta a rallentare. È una forma di ricatto al Comune per avere più personale. È un gioco di potere, mentre i cadaveri aspettano”.

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