Alle 19:32 Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia, esulta: “La bozza del Recovery Plan proroga il superbonus 110% al 2023, come auspicato da Forza Italia per rilanciare il settore edilizio”. Passa un’ora e mezza e nel partito di Silvio Berlusconi l’umore cambia e partono gli strali: “Il super bonus è una misura importante. Per noi indispensabile con adeguati finanziamenti”. Segue a ruota il Movimento 5 Stelle, che quella misura l’ha voluta: Stefano Buffagni twitta che “Il Superbonus è una misura che sta producendo risultati importantissimi per l’intero settore dell’edilizia e per l’economia in generale. La proroga fino al 2023 è indispensabile per far ripartire l’Italia con la Transizione Ecologica!”. Che cosa è successo nel frattempo?

Nella bozza del Pnrr che circola in queste ore si legge che “per far fronte ai lunghi tempi di ammortamento delle ristrutturazioni degli edifici, per stimolare il settore edilizio e per raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico e riduzione delle emissioni si intende estendere la misura del Superbonus 110%, recentemente introdotta, dal 2021 al 2023″. Ma in serata è emerso che le risorse attualmente a disposizione, invariate rispetto a quelle previste dall’ultima versione del piano scritta dal governo Conte, non sono sufficienti. Ci sono 10,26 miliardi a valere sui fondi del Next generation Eu e altri 8,2 a carico del fondo nazionale complementare, per un totale di 18,4: l’estensione al 2023 ne richiederebbe altri 10.

La proroga, dunque, viene rinviata a valutazioni successive che terranno conto anche dell’effettivo successo della misura. Se ne riparlerà in sede di legge di Bilancio. Per ora, la detrazione al 110% resta valida in generale solo fino al 30 giugno 2022. Per i condomìni spetta per le spese sostenute a fine 2022 a patto che al 30 giugno sia stato effettuato almeno il 60% dell’intervento. Unica eccezione le case popolari, che in base all’ultima legge di Bilancio possono goderne fino al 30 giugno 2023 se al 31 dicembre 2022 risulta concluso il 60% dei lavori.

Ora il M5S, se la misura non sarà nel Recovery, chiede almeno una “formula alternativa”. Il Cdm di domani mattina, sebbene non preveda un voto sul testo, si preannuncia già in salita.

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